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Morgan (con la i) – Predisposizioni per un viaggio già avvenuto – Autoprodotto (di Bernardo Fraioli)

“Morgan con la I”… Un gioco di parole saltato fuori dai dati anagrafici di questo giovane musicista ,al secolo, Morgan Colaianni. “Predisposizioni per un viaggio già avvenuto” è l’esordio, formato ep, che ha tutta la bellezza e tutti i crismi di un lavoro autoprodotto di un nuovo cantautorato italiano. Gli ingredienti di base sono pochi: voce, chitarra acustica e qualche minimo supporto a dare manforte all’espressione musicale di Morgan. Sono cinque i brani riportati che raccolgono storie intime e delicate, legate da uno stesso profilo che torna a spiarci in ogni traccia. Ad aprire gli spaccati metropolitani disegnati in questo ep tocca a “La partenza”, brano che vede l’autore impegnato in tutte le esecuzioni di voce, chitarre e cajon. Si prosegue con “Come ieri”, traccia dove si incomincia a sentire la seconda voce di questo lavoro, ovvero quella della brava Chiara Monaldi. La ritroviamo nuovamente nei due pezzi successivi dove si toccano i momenti più coinvolgenti di quasi sedici minuti di musica. “Di notte un tram” è sicuramente il regalo meglio confezionato che ci fa Morgan in questo suo esordio. Rime facili che recuperano valore nel bel cantato del giovane di Gaeta e anche nei riff leggeri, non invadenti, delle chitarre elettriche che lasciano un corridoio libero anche per Alessandro Siccardi. Un cenno di malinconia lo tocchiamo con “Berlino”, forse il respiro più profondo di “Predisposizioni per un viaggio già avvenuto”. Bella canzone dedicata ad una bellissima città. Finiamo l’ascolto con “Una cosa tra i denti”, brano composto da una manciata di minuti con la collaborazione, al piano, di Sergio di Giangregorio. Tutto questo viene servito con la grafica del booklet a cura di Paola D’urso e l’artwork di papà Andrea Colaianni. E tutto questo lascia un segno positivo, una soddisfazione nell’aver incontrato una buona e nuova proposta musicale. Trova dei momenti di dubbio il disco, invece, in alcuni arrangiamenti, sopratutto negli inserimenti di cajon (forse non così necessari), ma probabilmente si è risposto ad una necessità di donare un po’ di “colore” al tutto. Resta sempre la validità della musica e dei testi di Morgan. Un esordio che ricorda, più per la forma che per lo stile, a quello de Le luci della centrale elettrica. La necessità di trovare, si intende, anche qui una figura alla Giorgio Canali in grado di arricchire, senza snaturare, il lavoro dell’autore, allontando il rischio di pompose elaborazioni che massacrino il bello del minimalismo di cui si gode. Ma rimarcare le imperfezioni in un esordio autoprodotto, che si è giustamente manifestato nella forma ep, è solo vuoto a rendere. C’è solo un bell’ inizio che spetta di darci altre soddisfazioni.


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