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Periferico – Artefici – 2011 (di Stefano D’Offizi)

Nel panorama Underground Garage Romano, c’è un’infinità di colori e situazioni assolutamente Rock, capace di intrecciarsi fra loro e generare una miriade di diverse sfaccettature indipendenti l’una dall’altra, ed è forse questa la migliore interpretazione del termine Indie quando si parla di Rock. Molti dei gruppi che oggi sono diventati un faro per giovani rocckettari in cerca di una diversa identità che non si distacchi troppo dall’ultima ondata Garage/Post Punk o Alternative Rock che dir si voglia. In questo scenario, spiccano recentemente fra i vari prodotti della capitale, gli Artefici, che con il loro primo EP autoprodotto hanno smosso le acque attirando l’attenzione sul proprio nome. Periferico, così si intitola il loro primo lavoro targato 2011, è diviso in quattro tracce che all’ascolto risultano forse un pò acerbe, almeno per quanto riguarda la produzione, ma sicuramente cariche di energia e di voglia di fare. Il Delirio di Arianna è la prima traccia del disco, e la primissima sensazione che si avverte, è lo stupore. Dopo i primi secondi introduttivi, mi aspettavo quasi di sentire la voce di Pier PaoloCapovilla, la maturità del suono forse manca ed è un azzardo nominare Il Teatro degli Orrori avvicinandoli così pericolosamente agli Artefici, e forse è anche un bene, quando i preconcetti vengono spazzati via dalla voce di Alessio Facco, da quel timbro vocale abbastanza diverso, sia per tonalità che per melodia, ed anche una differente provenienza geografica. La canzone più sorprendente delle quattro, è sicuramente Sintomi Post, ottima scelta di tempi sincopati ed energici, forse non legati in modo perfetto ai suoni di chitarra un tantino sfuggenti e freddi, e nella parte centrale si perde per lasciare spazio ad un testo forse leggermente forzato, ma quando è il momento di tornare a quel ritornello, esplode come si deve e rimane in testa in modo molto facile. Da segnalare un grande lavoro sulle ritmiche, soprattutto nel finale. A prescindere, terza canzone dell’EP, inizia subito cn toni più soft, anche se lo stile resta lo stesso, cosa che dona una certa riconoscibilità alla band. Stavolta la voce rende meglio, come se l’intera canzone gli fosse stata arrangiata intorno, più versi recitati che accordi suonati in realtà, e subito si viene proiettati alla canzone conclusiva del disco, Vento Regnante. Il brano conclusivo parte subito con un discreto motivo introduttivo che ovviamente diverrà il tema principale rindondante, uno di quei segnalibri acustici che dà piacere ritrovare ogni tanto, anche se in realtà, la grande forza della canzone è donata dall’ottima interpretazione di tutti gli strumenti, voce compresa, che sembrano aver trovato la giusta dimensione fra loro. La qualità della registrazione è sopra la media, sempre parlando di autoproduzione ovviamente, con una particolare attenzione al livello dei volumi. Ascolto e riascolto questo disco e ci trovo parecchie assonanze con sonorità che ricordano dalla parabola ascendente dei Tre Allegri Ragazz Morti, ai lavori più recenti de Il Santo Niente, e perfino i primissimi Scisma, quando nel 1993 registrarono Pezzetti di Carta. Che altro dire? Questi ragazzi hanno qualcosa da dire e sinceramente sarei davvero curioso di vederli in una performance live, il materiale c’è e le potenzialità anche, uno dei pochi esempi ri Indie Rock originale a Roma, soprattutto se consideriamo la giovane età dei loro membri. Ottimo primo gradino, adesso attendiamo il prossimo!
Tracklist:
Il Delirio di Arianna
Sintomi-Post
A prescindere
Vento Regnante
Artefici:
Alessio Facco: Voce
Davide Palmeri: Chitarra
Pierpaolo Pettrone: Basso
Daniele Saulle: Batteria
 


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