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Midnight (R)evolution – A Toys Orchestra – 2011 (di Stefano D’Offizi)

Dire che si tratta di un disco completo è forse troppo, ma di suoni ce ne sono davvero tanti in questo ultimo lavoro degli A Toys Orchestra, che optano stavolta per delle soluzioni sicuramente singolari, offrendo al Popolo del Rock qualcosa di nuovo da divorare. Si avverte subito una virata stretta dal loro ultimo album Midnight Talks, stile più esasperato e minimalista su molti pezzi, pronto ad esplodere letteralmente fra una canzone e la successiva, cambiando stile ed a volte quasi genere, pur rimanendo nella loro cerchia distinta, solcando una linea immaginaria che dal Pop passa improvvisamente ad un PostRock melodico, tanto che potremmo quasi chiamarlo Postpop. La prima traccia è una strana titletrack, che lascia un pò interdetti, come a sperare che il prossimo pezzo non sia una seconda introduzione malriuscita, Midnight (R)evolution segna forse un cambiamento voluto, ed anche il secondo brano, Pinocchio, non è esattamente quello che ci si aspetta da una band come questa, ottimo ritmo ed ottima chiusura, ma per il resto sembra di essere a metà di uno spettacolo di cabaret. Quando penso che questo album sarà una delusione, sono costretto (con tutta la gioia che posso provare) a ricredermi: in Noir Dance dimostrano di saperci fare anche con un semplice susseguirsi di accordi dolci e tranquilli, e non è certo una novità il fatto che questa band sia in grado di stupire nonostante ci abbia abituato a simili cambi di rotta anche nello stesso disco, ma stavolta si superano addirittura nella stessa canzone, portando una discreta dose di malinconia davvero emozionante, soprattutto in pezzi come Lotus, un delicatissimo giro di voce è abilmente accompagnato da poche note di piano, pronte ad esaltarsi durante il ritornello che mi ricorda una certa impronta inglese collocabile a cavallo fra gli ultimi Porcupine Tree ed i primissimi Radiohead, tanto per nominare qualche sonorità nota. Altro convincente intermezzo di circa tre minuti voce e chitarra: Multineer Blues, lascia un vago sapore psichedelico che precede una sorprendente You can’t stop me now, ed il sapore cambia leggermente; bellissima atmosfera in crescendo, tra ritmo inquietante, dettato da un delizioso pianoforte, ed una vellutata voce femminile che porterà sul finale, ad una spettacolare esplosione di altri sapori sonori (grazie Dio per il palato acustico!). Nightmare City parte subito in quarta, riff decisi e rindondanti fra chitarre decise e pianoforte onnipresente, un’impronta alla Kula Shaker apprezzabile, ed anche qui, complimenti per i suoni, genuini e caldi, segno che non sono solo stati ben registrati, ma anche pensati con grande armonia. Si giunge alla fine, passando per una malinconica Goodnight again, dove voce e pianoforte si miscelano in modo molto sinuoso, ed una più semplice Late September (forse il pezzo più debole del disco), che perde forse qualche punto rispetto al resto del lavoro, chiudendo una perfetta parabola che vede il suo apice più o meno al centro del disco. Chi li attendeva ha comunque qualcosa di nuovo da poter ascoltare e sottoporre ad una solitaria corsa in auto, magari di notte, quando la concentrazione sui suoni è al massimo dell’attenzione.
01. Midnight revolution
02. Pinocchio
03. Noir Dance
04. Lotus
05. Aphelion
06. Welcome to Babylon
07. Mutineer Blues
08. You can’t stop me now
09. Nightmare city
10. Goodnight again
11. Late september


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