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Yann Tiersen live @ Orion Club Ciampino (testo e foto di Stefano D’Offizi)

Siamo solo alla seconda serata per L’Orion Club e già spunta un nome di tutto rispetto, tanto per attirare l’attenzione della scena Indie Radical Chic, o come la definiscono in molti Neo Nouvelle Vague. Il mese scorso è stato presentato il suo ultimo disco intitolato Skyline, settimo lavoro del musicista Francese, nonché produttore ed in alcuni casi compositore Techno House della scena transalpina, famoso soprattutto per le molte colonne sonore in cui ha lavorato, come Il Favoloso mondo di Amelie. Purtroppo è una serata gelida, un’uggiosa domenica sera in cui non moltissimo pubblico ha deciso di aggiungersi alla festa, una sorta di pochi ma buoni tra i soliti rumorosi appassionati che movimentano le serate Rock della capitale, ed i più educati sostenitori di un Indie fin troppo silente, tanto che anche lo stesso Tiersen fatica ad accettare. Ma procediamo con ordine.
L’ambiente acustico e scenico è sicuramente di un livello molto elevato, e le scalinate circolari che corrono attorno al palco generano una sorta di anfiteatro, scaldato a dovere da un’illuminazione rossa molto intensa. La band parte appena in sordina, crescendo man mano che le note scorrono, e pezzi come Till the End e Palestine, sembrano essere stati appositamente composti per iniziare un concerto e fermarsi un istante per offrire una cassa di birre al pubblico che dapprima appare sorpreso, ma subito dopo accetta di buon grado assecondando l’insolita iniziativa. Tiersen non sembra pago di un simile intrattenimento, ed insiste nel voler smuovere assolutamente quella parte di pubblico che se ne sta seduto a distanza ad osservare il concerto in un’apparente stato di timida incoscienza. Tiersen minaccia di non riprendere il live, e molti lo credono davvero, visto che nessuno suona una sola nota per più di due minuti, ma alla fine tutto si risolve in un semplice scherzo, o almeno così sembra, e le note di Fuck Me investono la platea con un convincente post rock anni novanta. La performance del polistrumentista Francese prosegue, ma qualcosa ancora non funziona, qualcosa che ad un certo punto sembra seccare davvero l’artista, che deciso a far sentire la propria voce (non solo in senso figurato s’intende) scende dal palco per raggiungere la platea e dirigersi in fondo alla sala, dove incontra gli stessi avventori che qualche canzone prima, avevano deciso di rimanere comunque seduti ad una certa distanza. Stavolta non c’è molto l’aria dello scherzo e finalmente riesce a convincere con le buone, quella parte di pubblico che non sembrava convincersi. Applausi scroscianti mentre sorridendo torna al suo posto, anche lui falice di essere riuscito nel suo intento, imbracciando infine il violino ed intonando il brano successivo. The Gutter è probabilmente uno dei pezzi più esaltanti, almeno per quanto riguarda la presenza del suo strumento principe, o almeno, quello che l’ha reso più celebre, l’acustia sembra reggere molto bene, riuscendo ad incorniciare abilmente la conformazione sonora di quella band, tanto articolata quanto completa, e qui forse uno dei punti di forza di questo concerto. Seguono Wire, Train e Chapter 19, in cui ancora una volta, la voce ed il violino sono al centro del quadro, almeno quanto la sessione ritmica che accompagna Tiersen. Atmosfere Rock e suoni orchestrali riempiono l’ambiente circostante, innalzando il livello della serata, anche se scenicamente il tutto è abbastanza lasciato in secondo piano. La serata volge al termine, brano dopo brano, eseguiti i cavalli di battaglia come la malinconica Monuments, che reputo personalmente il brano migliore della serata, e Vanishing Point, che funge da apripista per il bis finale con Forgive Me e Le Quartier, in cui il violino di Tiersen sembra quasi prendere fuoco da un momento all’altro.
La Scaletta:
Till the End
Palestine
Amy
Fuck Me
Monochrome
Another Shore
Ashes
Esther
The Gutter
Wire
Train
Chapter 19
I’m Gonna live
Monuments
Vanishing point
Exit 25
Forgive Me
Le Quartier
Grazie a Daniele Mignardi Promoagency & The Base
 


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