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Morkobot live @ Dal Verme (di Bernardo Fraioli)

L’ anno che si conclude, pone sempre in discussione il tema dei bilanci.
Buttando un orecchio nell’ambito discografico, ci si impegna a stilare una lista di nomi e produzioni soddisfacenti.
Il plauso viene donato volentieri quando i canoni presentati sono in linea a quelli sperati.
Ma quando gli stessi crismi vengono stravolti e superati con inattesa genialità, il consenso è di ben altra portata.
E’ quanto riguarda l’uscita dell’ultimo lavoro dei Morkobot che avevamo già ospitato nelle NOSTRE PAGINE.
Morbo ha saputo guadagnarsi un posto di tutto riguardo tra le uscite del 2011.
Ha sconfitto il tedio appannato, di una proposta musicale generale, lontana da una nuova primavera.
Lavoro dall’effetto sorprendente, che alimenta immediatamente la curiosità di vedere i tre lombardi esprimersi in sede live.
In merito, l’opportunità nella Capitale viene data dalla programmazione targata Dal Verme, locale attivo da qualche anno e con un calendario sempre degno di nota.
Non c’è nessuna spalla ad aprire il concerto.
Effettivamente il concept sonoro dei Morkobot è di difficile accostamenti con altri partner.
L’approccio con il pubblico avviene sulle note di Ultramorth, traccia di apertura del loro ultimo lavoro.
E’ l’inizio di un’ora abbondante di assalti sonori, che richiamano alla mente i più disparati estremismi musicali che si possano trovare lungo meridiani e paralleli: Zu, Fantomas, Liars, Appaloosa e, naturalmente, i compagni di etichetta della Supernatural Cat, Ufomammut e Lento.
Lin, Lan e Len suonano il repertorio rispettando il calibro del proprio tiro.
E’ un concerto all’insegna di un caos ragionato, avido di esprimere le proprie potenzialità che non si arrestano al solo sfogo di distorsori e ad una pioggia di feedback continui.
C’è il richiamo alla psichedelia dello space rock, agli spazi più lisergici dello stoner e un ricorso a ferraglia varia che ricorda l’industrial degli Einsturzende Neubauten.
Assolutamente si parla di una performance tirata da un sound letale come un flagello, che ha messo al bando qualsiasi supporto di voci e vocalizzi.

Ma il ricorso a misure accondiscendenti non è di casa Morkobot.
Una scelta ben delineata e rispettata anche in questa esibizione, già messa in chiaro nel loro percorso passato, quando il terzetto “asciugò” il proprio bagaglio strumentale da chitarre e sintetizzatori.
Hanno supplito a tali mancanze con un sound granitico ed irruente.
E sicuramente esperienza.
La stessa che ha saputo gestire la sperimentazione della loro musica e tenere le redini di un live difficile, estremo ed unico nel suo genere.
Un genere che ancora non ha trovato un nome se non quello del suo creatore: Morkobot.


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