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Butcher Mind Collapse @Le Mura, Roma (testo e foto di Stefano D’Offizi)

Chi spesso si aggira per il quartiere romano di San Lorenzo, o per meglio dire “Bazzica”, conosce sicuramente una delle più suggestive cornici Rock Underground: Le Mura.
La location prende ovviamente il nome dall’imponente muraglione romano che circonda tutta la zona,  ed a quanto si percepisce una volta dentro, vanta anche una buona tradizione musicale, tanto da attirare una buona quantità di pubblico, nonostante la partita di coppa appena finita e la serata che spezza in due una settimana davvero difficile per tutti: il rientro dalle feste.
Un palco di modeste dimensioni, anche se l’acustica si dimostra subito oltre la media, innalzando di fatto la qualità di esibizioni di un certo livello. Stasera RELICS ha deciso di seguire una di quelle band che vale la pena di approfondire già solo per l’originalità del genere proposto, tanto per fare spazio a chi lo merita, tanto per raccontare un altro tassello di quelle nottate romane che spesso passano in sordina.

I Butcher Mind Collapse eseguono il loro nuovo disco, Night Dress, un mix di sonorità esplosive che dal vivo rendono quasi allo stesso modo che in studio, ma andiamo con ordine…
Recentemente si è parlato di questa band su parecchi canali non ufficiali, quelli che preferiamo prendere in considerazione in quanto più attendibili e prossimi alla genuina concezione del Rock Underground, lontano da logiche di mercato che non lascerebbero scampo ad un sound tanto potente quanto insolito, e devo dire che la primissima impressione che si ha, è quella della band né carne e né pesce, un forzato ibrido poco deciso, come ne capitano a decine sotto il naso. Passano meno di trenta secondi dall’inizio del live, e con gli occhi sbarrati (o dovrei dire le orecchie)me ne sto immobile ad impregnarmi di quella bastonata fra capo e collo, ricredendomi e tirando il freno a mano in curva.
Uno stile davvero versatile, in grado di incrociare venature Garage con veri e propri amplessi  Noise, il tutto sapientemente assortito da multieffetti analogici (una vera bellezza) ed un Minikorg d’altri tempi, un genere di accostamento che lascia sempre pensare a quanto sia difficile riuscire a generare qualcosa di non troppo familiare senza l’aiuto di veri e propri computer.
I Butcher Mind Collapse ci sono riusciti, assecondando oltretutto, l’ascolto di fruitori meno abituati ad impennate di stile come Complicity, di cui si può gustare anche un videoclip lowcost davvero ben fatto, direttamente dal grande oceano dei vari riproduttori video online. Si dialoga da palco a platea, sebbene ci sia un dislivello di più o meno trenta centimetri, nonostante i quali, i Collapse cercano di instaurare subito un rapporto diretto con i propri fan, invitandoli un passo alla volta, a colmare quelle distanze che spesso si vengono a creare fra palco e pubblico.
La voce incalzante è una costante per tutto il live, così come i riverberi vari che si rincorrono da uno strumento all’altro, particolarmente apprezzabile sul sassofono, capace di integrare perfettamente un suono tanto morbido ad una performance così dura e decisa.
Attraverso pezzi come Monkeys don’t sucks, o Devil with Tits, si può apprezzare l’energia di questa band che cambia continuamente volto, mischiando i propri elementi ad altrettanti strumenti, variando stile e ritmo ma paradossalmente, mantenendo sempre una precisa identità.
Potenza e fantasia, buona tecnica (che non guasta mai) e padronanza perfetta dei propri mezzi, come la title track dell’ultimo disco, Night Dress, uno dei pezzi maggiormente riconoscibili della band, attraverso i quali si ritaglia un posto lontano da parecchi nomi ingombranti che avevo pensato di accostargli.
Personalmente li reputo una band da approfondire, una formazione davvero completa e divertente da ascoltare, soprattutto se come molti, si ricercano continuamente nuove sonorità che abbiano un qualcosa di personale da dire.
La serata volge al termine con Spiderwebs, un finale davvero coi fiocchi, suggestivo e criptico, non raggiunge mai l’ultima nota, non del tutto, e quando finalmente lo fa “Grazie a tutti per essere venuti e buona notte” semplice e diretto, senza alcuna finta sparizione, senza nessun forzatissimo BIS, una cosa rara ormai all’inverso delle tradizioni di un tempo.
Unica nota sbagliata? Non posso non menzionare le nauseanti luci sul rosso fisso, una scelta davvero opinabile sicuramente non voluta dalla location.
Un ringraziamento speciale a Mainstreaming per aver presentato, curato ed organizzato l’evento in ogni aspetto, speriamo di poter collaborare nuovamente con voi.


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