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Monte Meccano + Megattera @INIT Club, Roma (testo e foto di Stefano D’Offizi)

Tra follia psichedelica ed una sorta di elettrodoom, si possono apprezzare delle fantastiche sfumature a cavallo fra industrial e noisebeat, una miscela esplosiva di differenti sonorità che legate assieme riescono a forgiare dei risultati davvero interessanti.
La consueta cornice romana offerta dall’INIT Club, ha ospitato uno dei nuovi fenomeni in continua crescita, si tratta di un progetto parallelo formato da Christian Ceccarelli ed Emiliano Di Lodovico, già membri dei Deflore, a cui si aggiunge la batteria (stavolta non solo campionata) di Gianluca Catalani.
La serata apre con un altro progetto molto interessante, Megattera, un duo interamente elettronico noise-ambient, un enorme tavolo cosparso di KaossPad, Sintetizzatori analogici e digitali, minimoog e chi più ne ha più ne metta. Il risultato è davvero affascinante, convince soprattutto l’ottima gestione simultanea di tutti quei suoni che rendono sature tutte le frequenze ascoltabili, in un susseguirsi di sussurri, ritmi tecnotribali, urla filtrate e suoni psichedelici rindondanti, e pensare che la band era partita da una normale formazione acustica di ben quattro elementi.
La cosiddetta band spalla supera le aspettative, stupisce e raccoglie applausi, ma che non ce ne vogliano (avremo modo di approfondire la loro conoscenza più avanti), questa è la serata dei Monte Meccano, orrendamente rimasti a bocca asciutta per la chiusura improvvisa dello stesso INIT, risolta di recente in un vissero e suonarono felici e contenti.
Smontato il technoset dei Megattera, il palco cambia decisamente fisionomia, assumendo un colore ed un clima assolutamente più cupo, degno dei migliori film horror degli anni novanta, ed è forse per questo motivo che inizia la proiezione su maxischermo del visionario film di Shinya Tsukamoto, Le avventure del ragazzo del palo elettrico, che contribuirà a rendere il tutto più claustrofobico ed assolutamente sinistro.
Come se non bastasse, la “loggia” (così amano chiamare se stessi) indossa delle tanto inquietanti quanto splendide maschere massoniche, a metà fra l’ultima pellicola attribuibile a Stanley Kubrick e le ceneri di un carnevale che poco di simpatico avrebbe da raccontare.
La qualità acustica risulta molto buona, di facile ascolto, nonostante qualche piccolo problema tecnico sul palco che comunque non è trapelato in platea, auspicabile vista la grande quantità di strumentazione elettrica, elettronica, sintetica, digitale e quant’altro, senza considerare che l’errore umano ci può sempre stare, e lo spettacolo va comunque avanti, centrando ottimi consensi ed una buona dose di massicci applausi.
Chi conosce i Deflore, può apprezzare la differenza con i Monte Meccano, un suono leggermente modificato, riempito dalla batteria controllata da un terzo elemento che completa alla perfezione la scena, riempiendo là dove mancava qualcosa, restituendo un ottimo impatto anche live all’ascoltatore finale.
L’impegno paga, la ricerca di un sound in continua evoluzione anche, soprattutto se ci si avvicina un passo dopo l’altro al target preposto, ed è questo che i Monte Meccano hanno dimostrato stasera, con l’esecuzione di Mac Morto, brano suddiviso in due atti da brividi, perfettamente strutturati anche live.
Che i Deflore siano in qualche modo diventati i Monte Meccano, se le due band coesisteranno comunque o verranno fagocitate l’una dall’altra, al momento non è dato sapere, e per quanto possa sembrare lo stesso binario, mi auguro personalmente che siano giunti allo scambio, una coincidenza fra una linea morta ed una nuova connessione con l’arteria sonora del technodromo, tra sfumature cyber-sperimentali e classiche soluzioni collaudate, e come lo stesso Tsukamoto insegna in Tetsuo, l’evoluzione non ha mai fine, a partire dalle nostre teste.

http://www.reverbnation.com/montemeccano


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