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Sick Travis + Ashtray + Storm of Rays live @ Closer (di Bernardo Fraioli)

Si possono vedere buoni live anche con formazioni giovanissime.
E’ quanto ha offerto il Closer nella serata che ha ospitato le performance di Sick Travis, Ashtray e Storm of Rays; tre gruppi che hanno diviso il palco del club romano.
Difficile immaginarli nei panni di oggi tra qualche anno.
Le band hanno infatti optato per uno stile molto legato ad un pubblico della propri fascia di età, in linea, per lo più, con quelli che sono i riferimenti del rock degli ultimi anni.
Via dunque con giri di accordi che fanno venire in mente i vari volti della scena power rock, post grunge, pop punk e così seguendo.
Lo start è stato concesso agli Storm of Rays.
I quattro romani sono attivi dal 2009 e contano già una raccolta di sette pezzi registrati in studio.
Brani frizzanti, cantati in inglese, godono di un tocco di originalità donato dai riff di tastiera di Andrea Rosi.
Il genere spazia tra quelli già citati e non fa fatica ad accostarsi a nomi già noti della scena.
Terminata la loro esibizione, conquistano la scena gli Ashtray.
Si cambiano decisamente coordinate: il gruppo viene da Reggio Calabria e fa tappa nella Capitale per un recente giro di concerti.
Si alza l’età dei membri del gruppo e se ne apprezza anche l’esperienza conseguentemente maturata.
Il sound è prevalentemente power rock, forte della presenza di tre chitarre e di una decisa sezione ritmica.
Li troviamo per presentare il loro primo lavoro intitolato Wake up, concept album centrato in un viaggio interiore atto a descrivere le varie emozioni dei percorsi di vita.
Feel so close, Jack theClown e Puppet sono alcuni dei titoli contenuti nella loro prima fatica in studio e che sono stati proposti in sede con sicurezza e disinvoltura.
Spazio viene trovato anche per l’esecuzione di Inch of a blind nightmare, singolo di punta del loro album,
accompagnato in rete (e in futuro, forse, visibile anche altrove) da un divertente video.
Ad arricchire il repertorio live ,ci hanno pensato le cover di Monkey wrench dei Foo Fighters e Were all to blame dei Sum 41.
Sicuramente a loro va la palma della serata.

Chiudono la data i Sick Travis.
Probabilmente è la formazione più giovane per età dei componenti delle tre di questa sera.
Il trio di base romana, tende ad accostarsi a melodie certamente più cupe e intimiste rispetto a quelle proposte dai gruppi precedenti.
Influenze che sicuramente guardano ai Nirvana tanto quanto ai nostrani Verdena, segnano il passo con liriche cantate in italiano.
E’ sicuramente dato da apprezzare, sopratutto per la difficoltà oggettiva per una band alle prime armi, di cimentarsi con una lingua spesso di difficile gestione nel campo musicale rock.
Danno prova del loro repertorio per più di mezz’ora, dimostrando che in fondo, gli anni novanta, hanno avuto un peso difficile da scansare anche per le generazioni future.
Con buona speranza di molti e molte.


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