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The Bevis Frond @INIT Club, Roma (testo e foto di Stefano D’Offizi)

Tra decine di band di fama internazionale che hanno calcato il palco dell’INIT Club, questa di sicuro è riuscita a strappare gli applausi più possenti, lunghi e genuini di tutti i tempi, sebbene la quantità di pubblico non sia tale da riempire uno stadio.
La grande varietà di generi musicali offerti dall’INIT Club permette agli avventori abituali, di poter sempre scegliere fra una vasta lista che non scende mai sotto un certo livello di credibilità e qualità, e questa è stata la volta di The Bevis Frond.
Di fronte a circa centocinquanta persone (contate ad occhio ovviamente) Nick Saloman (vero nome del frontman) si è esibito in un live che ha sbalordito, eccitato, divertito e coinvolto per quasi due ore di repertorio, che su circa venti dischi all’attivo, sembrerebbero anche poche per riassumere tutto lo storico di questa band.
Parliamo di un artista ispiratosi in altri tempi, quando l’immagine contava davvero poco e l’originalità di mille e più generi e sottogeneri  erano ancora terreno fertile per le sperimentazioni psichedeliche di band di un certo peso ora, ma di perfetti signori nessuno allora, quando emergeva solo chi aveva davvero qualcosa di nuovo da dire.
Un’impronta blues facilmente collocabile a cavallo tra anni settanta ed il decennio successivo, qualche sfumatura Byrdiana ed una sessione ritmica precisa come un orologio svizzero, capace di tenere lo stesso ritmo sostenuto per più di sei o sette minuti a canzone, generando un tappeto di note fra basso e batteria, mentre le due chitarre si rincorrono a suon di riff ed assoli, tapping e banding, c’è di tutto per tutti.
Quantità e qualità, un’espressione di rock esplosivo ed improvvisazioni psichedeliche, proprio come si faceva una volta, il tutto impreziosito da fantasiose proiezioni di immagini volutamente astratte, tanto per  confondere ulteriormente la debole psiche di un pubblico ciondolante e pronto a decollare.
Decollo che avviene con la stupenda Superseded, pezzo strumentale per la maggior parte dei venti minuti (più o meno) nei quali si propaga un religioso ed assorto silenzio di un pubblico completamente immerso in un’opera tanto imponente. Al termine il primo scrosciante applauso nel quale mi trovo energicamente coinvolto, genuino, spontaneo, senza alcun ragionamento, come se le mani si muovessero da sole.

Leggermente meno impegnativo l’ascolto di Lights are changing, uno dei pezzi maggiormente eseguiti dal vivo, un cavallo di battaglia che non manca mai, dove la melodia sostituisce l’anima lisergica delle sue abituali espressioni sonore, ma è proprio attraverso il suo tocco tipicamente britannico che continua a conquistare le platee di mezza Europa, e sono pronto a scommettere che riscuote la stessa ovazione ovunque metta piede.
Dopo un’interminabile ulteriore improvvisazione, medley di pezzi vecchi e nuovi, reinterpretazioni varie ed altrettante improvvisazioni psychoblues, saluta il suo pubblico sorridendo e stringendo la mano a tutta la prima fila, evitando di inscenare il solito bis senza senso che ormai sembra difficile non vedere.
The Bevis Frond non si sono mai sciolti, nè hanno mai presentato un disco perchè dovevano farlo, ogni tanto tornano a galla, suonano, raccolgono applausi e ricomincia tutto daccapo, la prossima volta non perdeteveli!


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