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Voxx + Noizu @Spazio Ebbro, Roma (testo e foto di Stefano D’Offizi)

Chi non vorrebbe trascorrere una serata in un angolo intimo e molto ben curato, accogliente e caldo, dove poter gustare una birra alla temperatura giusta e mettercisi comodi per assistere ad una buona performance live? Il primo evento del 2012 seguito da RELICS è stato ospitato in un locale molto originale, Spazio Ebbro, dotato di una sala piccola ma di un’eccellente acustica, oltre che di un arredamento particolarmente dedicato alla comodità dei suoi fruitori e di un’accoglienza davvero molto cortese, che lasciatemelo dire, spesso può fare la differenza.  Stasera si esibiranno due band molto differenti tra loro per stili ed influenze artistiche, due angoli opposti di differenti culture rigorosamente Rock, tra spigoli noise acuminati e taglienti, e morbide curve Pop rese meno melense da una buona dose di tecnica e di ritmo.
Dopo un’attesa in cui ci si può gustare un’interminabile live dei Kasabian proiettato  sul maxischermo, finalmente la prima band a calcare il palco dello Spazio Ebbro. Formata da un trio abbastanza classico, Chitarra, Batteria e Basso in modalità Seattle anni novanta, anche se le scelte leggermente psichedeliche ci portano abbastanza lontano dall’impronta troppo generica dei Nirvana, meno Grunge e più Wave per la formazione romana intitolata Noizu, che propone un repertorio di canzoni originali interamente orientato ad uno stile molto personale. Le varie possibili influenze si possono facilmente indovinare fra Sonic Youth, ed una mistura di noise tra i vari Deerhoof, Liars meno epilettici ed i primissimi Blonde Redhead. Still e She was a Liar sono sicuramente le canzoni che consiglio di prendere in considerazione, e che meglio racchiudono il sound e la direzione di questa band che ha forse qualche angolo da smussare, ma anche tanto da dire, seppur non totalmente originali (nel 2012 chi può esserlo ormai?) sono comunque in grado di ricavare un loro stile e rendersi riconoscibili, soprattutto sotto una coltre tanto asfissiante quanto l’underground della capitale.
Nonostante un piccolo problema tecnico che ne ritarda l’esibizione (accorciando ulteriormente la loro scaletta), vanno dritti come treni senza perdere il mordente necessario, ed anche se il pubblico non è tale da riempire uno stadio, raccolgono comunque una buona dose di consensi, sia dal proprio seguito, sia da chi mai li aveva ascoltati dal vivo. L’esperienza in questi casi, è l’unica in grado di migliorare alcuni aspetti ancora in sordina, che ovviamente emergono solo in esibizioni live… tempo al tempo… e corde alle corde, una cosa è certa, la voglia e le innegabili potenzialità, potrebbero fare il resto.

Breve pausa per una seconda birra ed il palco cambia volto, anche se purtroppo le luci restano le stesse, il solito contagocce, un vero peccato soprattutto quando l’impianto c’è, ma viene utilizzato a soltanto metà.
Headliner della serata sono i Voxx, formazione abbastanza più addentrata in un Pop Rock dal risultato meno incerto. Sicuramente il livello tecnico risulta più elevato, suoni molto puliti e precisi, uno stile forse meno riconoscibile ad impatto diretto, piano elettrico e sintetizzatori al centro della scena, con suoni imputabili alla fine degli anni novanta, come se Jurassic Shift avesse fatto scuola di effetti tenendo per se ogni venatura Prog, testi in Italiano che fa sempre bene ed un’eccellente sessione ritmica, anche se personalmente rimango impressionato soprattutto dalle doti sopraffine della chitarra, un tocco morbido e cristallino di probabile scuole Gilmouriana.
Tra i loro pezzi spiccano soprattutto Arte dei Miscugli e Divora uomini, anche se per ovvie ragioni, l’apice della loro performance arriva con Never let me down e Behind the Wheel, omaggio agli onnipotenti Depeche Mode. Il pubblico apprezza acclamando anche un ulteriore bis, che conclude la serata con Universo, altro cavallo di battaglia di questa formazione, tra il Funky ed il Pop Rock dai suoni spaziali e dalla sessione ritmica incalzante, capaci di riempire là dove la chitarra è impegnata con dei fraseggi atmosferici. Prova soddisfacente, anche grazie a quel pizzico di autoironia senza la quale rischierebbero di prendersi troppo sul serio. Ora rimane da attendere la prossima proposta di Spazio Ebbro, al quale invitiamo tutti a prestare un’occhio di tanto in tanto.


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