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La piramide e la Megattera (a cura di Claudio Santacesaria)

Navigatori dell’etere,appassionati di musica,semplici curiosi, oggi Relics vi propone e si propone una sfida appellandosi all’amore senza condizioni per il ritmo,con voi vogliamo condurre il nostro galeone immaginario alla scoperta di nuovi porti musicali attraverso la conoscenza diretta ed approfondita dei gruppi in fase di emersione. E’ con questa idea che vi proponiamo questo primo pezzo realizzato grazie alla disponibilita’ di GianniMatteo,duo fondante del Progetto Megattera,nella speranza di portare luce su di un settore,quello underground,il sotterraneo, che non merita in alcun modo di essere trascurato e rimanere tale,attraverso il confronto con le idee,le emozioni e i progetti dei gruppi che seguiamo e recensiamo con fatica e passione.Navigar m’e’ dolce in questo mare dice il poeta,con questa passione accompagnateci mentre solchiamo le onde di questo profondo oceano sonoro.
Appuntamento alla stazione Tiburtina, ore 19,30.Ho con me tutta l’attrezzatura,macchina fotografica,registratore vocale,taccuino con le mie domande ed appunti,quattro penne,una matita..sembra ci sia tutto. L’attesa in questo gelido ed irriconoscente 14 Febbraio per quanto breve sembra infinita.Chiamo Gianni,mio unico contatto fino a quel momento,che mi assicura essere ormai nei pressi della stazione: ”stiamo arrivando” dice,deduco avro’ il piacere di conoscere anche Matteo,il Progetto Megattera si presenta al completo..o quasi..
I ragazzi arrivano su una Skoda carica dei piu’ disparati  materiali,grande assente(ed i ragazzi ci tengono immediatamente a sottolinearlo) e’ Cristiano Correddu aka “Koreman visual” ,VJ creativo del progetto ed ideatore dell’accompagnamento visuale alle
performances musicali dei Megattera. Dopo un breve tragitto in macchina arriviamo in un ampio piazzale ed in una vicina birreria ordiniamo tre medie chiare a portar via. L’intervista avviene in un garage dove i ragazzi hanno tutta la loro attrezzatura,scendiamo una scaletta di ferro e mi colpisce la profondita’ dello spazio..almeno 50 boxes disposti consecutivamente sulle due ali di un lunghissimo passaggio sotterraneo. Da un paio di grigie porte basculanti abbassate provengono suoni di chitarra e batteria,almeno altri due gruppi sono qui a provare i loro pezzi in una sorta di scenario postnucleare sonoro che si presenta quantomeno affascinante.I ragazzi mi fanno accomodare nella loro area creativa e dopo aver messo su il loro primo lavoro completamente autoprodotto,sulle note di Fine del perdono pt.1 l’intervista puo’ cominciare.

Inizio con la piu’ ovvia delle domande:
Relics:” Progetto Megattera:perche’ avete scelto questo nome?”

Risponde Matteo:”Con il termine “progetto” volevamo sottolineare la natura mutevole del nostro modo di fare e concepire la musica.E’ un evoluzione resa concreta sia dalla collaborazione continuativa con altri musicisti sia dall’utilizzo che facciamo della strumentazione abbinando l’elemento elettronico agli strumenti a corde o a  percussione,montando o smontando le varie componenti,voce compresa .”Megattera” e’ invece il nome del primo pezzo a due chitarre scritto da noi ,realizzato durante la visione di un documentario sui cetacei e le megattere in particolare,e’ un termine che ci e’ piaciuto e abbiamo voluto mantenere.”
Relics:”Quali sono i generi musicali che hanno accompagnato la vostra crescita personale?”

Risponde Gianni:”Direi di varia natura,veniamo entrambi da realta’ e gusti piuttosto diversi, io principalmente dal metal, Sepultura e Slayer per citarne un paio,Matteo fondamentalmente dal punk..gli ascolti di entrambi si sono fusi in seguito verso il post rock,con particolare attenzione a Mogway,God is an astronaut,This will destroy you.”

Relics:”Ci sono invece gruppi di musica elettronica da cui il vostro progetto prende le mosse,fonti d’ispirazione?”

Gianni:”Sinceramente non ascoltiamo molti gruppi di genere propriamente elettronico e non ne siamo profondi conoscitori,quindi non vi e’ tendenza almeno voluta verso nessuna formazione gia’ esistente sulla scena.Si potrebbe parlare invece di differenza di approccio:il concetto di fare musica elettronica nel Progetto Megattera a nostro avviso diverge dalle realta’ presenti per  l’utilizzo che facciamo della strumentazione, approccio che amiamo definire molto piu’ “analogico” che “digitale”. Utilizziamo gli strumenti in tempo reale, campioniamo e ci lavoriamo sopra al momento, non vi sono preset ne’ basi preparate. Impieghiamo la strumentazione analogica(synth,pedali,effetti) sul palco come una classica formazione rock utilizza basso,chitarra e batteria.”

Aggiunge Matteo:”La strumentazione elettronica e’ una modalita’,un canale che ci permette di essere solo in due ma di lavorare come un’orchestra,con tutto cio’ che ne consegue:sotto molti aspetti lavorare solamente in due facilita’ la scelta artistica,il progresso e la direzione del progetto.Il rapporto che ci lega fa il resto e da il timbro finale al prodotto sonoro.”

Relics:”Concetti molto interessanti..Venite da soli alla mia prossima domanda e mi facilitate il lavoro:qual’e’ il vostro rapporto d’amicizia e professionale?”

Matteo(ridendo):”Ci conosciamo da piu’ di quindici anni,compagni di banco al liceo e grandi amici adesso, abbiamo suonato insieme fin da adolescenti.Il nostro primo gruppo si chiamava Catartica, suonavamo covers dei Deftones e dei Korn.Il Progetto Megattera come duo invece comincia ufficialmente l’inverno scorso con una session a due chitarre nella quale abbiamo utilizzato una loop station.Dopo due ore ininterrotte di sperimentazione il progetto era nato.Da Febbraio 2011 abbiamo fatto una quindicina di concerti,ci siamo confrontati in locali importanti nell’ambiente underground come Init e Closer(appuntamento reso possibile dal VJTraffic, siamo stati a Frammenti a settembre dell’anno scorso e il 16 saremo al Traffic.”

Relics:Non senza orgoglio chiedo(e con grande apprezzamento dei Megattera per l’arguzia):”Se il vostro progetto fosse una  costruzione,un edificio,a cosa somiglierebbe?”

Risponde Matteo:”Sicuramente una piramide,composta da mattoni che uno dopo l’altro portano ad un culmine,ed e’ una piramide che poggia su basi solide ,sui nostri bassi,sulla nostra strumentazione.La nostra musica e’comunque in perenne evoluzione,i mattoni della  nostra piramide sono intercambiabili,e cosi’ cambiera’ ancora il nostro modo di fare musica,in perenne stato di sperimentazione:su queste basi vorrei realizzare a breve performances completamente improvvisate,stile “jazz”.”

E qui interviene Gianni:”Mi accosto senza dubbio anch’io all’idea della piramide,dalle basi forti e che si spinga verso confini invisibili,ma piu’ che nella strumentazione vedo la base del progetto nella collaborazione con Matteo,la nostra amicizia e’ il fondante e la malta dei nostri mattoni;sicuramente fare buona musica o perseguire un progetto come il nostro richiede sacrificio ed ha un costo,misurabile in termini di tempo e dedizione.(detto cio’ mi invita a dare un occhiata al contatore fuori dal garage,che testimonia indelicatamente come il sacrificio sia spesso misurabile anche in termini economici)”

Relics:”Ritenete di aver aggiunto qualcosa di nuovo nell’ambito musicale elettronico?”

Progetto Megattera:”Rispondere ad una domanda del genere non e’ facile,lo scenario e’ ampio e la nostra conoscenza forzatamente limitata.Quello che ti possiamo dire con certezza e’ che riteniamo di aver introdotto un metodo di fare musica elettronica che e’ diverso per l’utilizzo in tempo reale di quasi tutta la  strumentazione a disposizione,dando possibilita’ di ascolto ed  interpretazione libera di ogni onda sonora provocata.In questo senso anche la voce(quella di Matteo n.d.r.) e’ utilizzata come semplice strumento sonoro,non e’ attraverso le parole o il cantato che diamo ad un pezzo il suo significato,ma e’ attraverso 

l’interpretazione di ogni strumento,voce compresa,che l’ascoltatore trova il suo significato personale al pezzo,questo e’ il nostro concetto e la nostra idea di musica.”

Resto colpito dal concetto di produzione e fruizione della musica che i Megattera trasmettono,onde sonore che dovrebbero fluttuare ed essere interpretate liberamente dall’orecchio di chi ascolta, senza l’appello matematico alle condizioni poste ed invocate da qualsiasi genere musicale in senso stretto.La lezione e’che qualsiasi suono puo’ diventare musica e qualsiasi musica e’ tale proprio perche’ nasce come semplice onda sonora.

Il tempo a disposizione si esaurisce e contestualmente termina anche il il sottofondo musicale che ci ha accompagnato durante tutta l’intervista,otto tracce che vale la pena di ascoltare,musica che facilita l’introspezione ed a tratti incita all’urlo verso il plumbeo cielo di Roma gelata.Da sentire.Con tutti i sensi.

Claudio Santacesaria


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