Home / Bologna Violenta + Distorsonic + Mens Phrenetica live @ Locanda Atlantide (testo di Claudio Santacesaria, foto di Stefano D’Offizi)

Bologna Violenta + Distorsonic + Mens Phrenetica live @ Locanda Atlantide (testo di Claudio Santacesaria, foto di Stefano D’Offizi)

Ore 22,00. 7 marzo 2012.Dopo un’atroce ed auto-inflitto banchetto dal celebre ”Chez Le Kebabarò” all’angolo (consiglio all’avventore futuro il calzone ripieno all’era glaciale n.d.r.) Io e Stefano scendiamo il buio corridoio che ci porta al cuore pulsante della Locanda Atlantide :il black ambient che si apre di fronte a noi ricorda una gigantesca sala prove, pannelli insonorizzanti decorano qui e la’ il soffitto, in fondo un bel palco spazioso con un impianto luci degno di tale nome, sulla destra un’altra sala con uno spazioso bancone alla cui parete si stagliano beveraggi di ogni genere: sete musicale? sete fisica? Questo e’ un posto dove puoi soddisfare entrambe.
Ore 22,45. Il locale prende rapidamente vita e, di fronte ad un pubblico che mi aspettavo in qualche modo piu’ numeroso,sono i Distorsonic di Maurizio Iorio (gia’ bassista di Moltheni) i primi a calcare le strette scalette che portano sul palco. ”Siamo qui per una serata Bervista!” esordisce il frontman di questo duo (Stefano Falcone alla batteria) che sin dall’improvvisato e lungo intro ci propone un sound profondo, psichedelico, cadenzato ed angoscioso, note che si configurano rapidamente come una sotterranea autostrada sonora tendente al centro della propria introspezione e che in alcuni tratti ricorda i CSI dai tratti piu’ cupi. Segue Forma Mentis, traccia al quinto posto dell’album Dose Minima Letale, ultimo lavoro della formazione targato Settembre 2011. L’ermetico feeling tra i due strumentisti emerge poi limpido nell’intreccio generato da Carne Cruda, se il suono emesso e’ una psichedelica tangenziale ripetuta all’infinito allora le ipnotiche parole recitate da Maurizio sono cartelli che indirizzano ad “un vuoto emotivamente statico”, sotto un cielo basso e minaccioso, dal sapore acido e perversamente fascinoso. 
Distorsonic chiude la performance con la coda finale di Detriti, malinconica e disperata, Maurizio abbandona il palco lasciando il basso in loop e il bravo Stefano Falcone si abbandona ad un coinvolgente assolo di batteria. Sembra vuoto cio’ che ti lasciano dentro ma ti accorgi subito come si tratti invece di spazio nuovo. Dopo trenta minuti di tangenziale psichedelica sulla biposto targata Distorsonic usciamo dal casello con uno Screwdriver in mano, giriamo a destra ed arriviamo dritti di fronte al palco su cui nel frattempo sono saliti e pronti i Mens Phrenetica, progetto che nasce ufficialmente con l’ingresso di Salvo alla voce nell’ottobre del 2008. La band, dotata di un nuovo elemento alla batteria, si presenta sul palco con il debut album Flip 4-Sided Coins e dedica il concerto, tra gli applausi generali, al grande Baffo Jorg (non dimenticheremo mai Metal Massacre e tutto il suo panorama n.d.r.) venuto a mancare proprio oggi dopo un estenuante lotta contro un tumore incurabile: ”Show must go on” dicono i superstiti, ed allora si comincia. Sulle note di Do ya feel lucky punk? (omaggio alla celebre battuta de ”Ispettore Callaghan:il caso Scorpio e’ tuo”), Salvo, Raffo(guitar), Domenico(bass) ed Emanuele(drums) si scatenano sull’onda di un pezzo originale e potente, buona sia la modulazione vocale del frontman che alterna due microfoni per la distorsione, sia la presenza scenica dell’intera band. Secondo pezzo e cavallo di battaglia della formazione e’ Munich, dall’intro orecchiabile e dall’esecuzione acida e cattiva.
La band in questa come nelle tracce successive dimostra una certa affinita’ a gruppi cardine del progressive metal mondiale (su tutti i Pain of Salvation) richiamando comunque altri gruppi e stili, vedi System Of A Down e Fred Durst dei Bizkit almeno nell’espressione vocale. Convincente e’ anche l’esecuzione della cattiva Idiothesis, il modo di fare musica della band e’ sicuramente originale e la fusione dei diversi stili a cui si ispira da’ luogo ad un prodotto  sicuramente unico nel suo genere. Dopo un’ora di corrosivo  progressive nu metal gli sfiniti e soddisfatti Mens Phrenetica ci lasciano: e’ la one-man-band Bologna Violenta che adesso occupa un palco sotto il quale si riunisce immediatamente una piccola folla affamata d’avanguardia e convulsioni musicali. Diavoletto nera a tracolla, violino elettrico ai piedi, Nicola Manzan porta sul palco tutta la sua competenza e poliedricita’ musicale proponendo al pubblico ampi brani tratti da Il Nuovissimo Mondo e presentando contestualmente Utopie e piccole soddisfazioni, etichetta Wallace Records/Dischi Bervisti e targato 2012. Assistere ad un concerto di Manzan dal vivo e’ un’esperienza che consiglierei a chiunque almeno una volta nella vita; se il repertorio grindcore estremo ed elegante proposto dal talento trevigiano puo’ non essere di facile ed immediato ascolto vale la pena assistere alla performance di un musicista che interpreta il proprio lavoro sul live set in questo modo. La potenza che emana Bologna Violenta ha qualcosa di affascinante e terribile: Il Trionfo Della Morte, Danze Cecene, Maledetta Del Demonio, Il Declino Della Musica Contemporanea, El Grindo, Un Virus Terrificante, Il Sommo Fallo, tratti da Il Nuovissimo Mondo sono brevissimi ed appuntiti manifesti che ti lacerano la carne, murales su lamiere fragorose denuncianti il declino delle sorti del mondo; Nicola li esegue con convulsa frenesia, non si da’ tregua e li suona consecutivamente, cade la differenza fisica tra il musicista e il musicato, Manzan trasfigura nella sua chitarra e la performance e’ semplicemente totale. Primo quarto d’ora al cardiopalma, Bologna Violenta adagia sul palco la Diavoletto stuprata e contenta con le corde a terra ed imbraccia il violino. Due fasci di luce soffusa ed arancione provenienti  dall’alto si intersecano illuminandolo alle spalle, ad essere eseguita adesso e’ una dolcissima e malinconica Intermezzo, traccia numero undici di Utopie e Piccole Soddisfazioni; l’archetto che passa lieve sulle corde produce della microscopica polvere che si alza dal violino in nuvole piccole e leggere, gocce di sudore cadono dai riccioli di Manzan che suona concentrato, la luce enfatizza le ombre e accende il palco di calore rosso tenue, il suono e’ eccellente, il momento unico: Stefano ruba alla scena uno scatto magico. 
Non e’ piu’ tempo per dolcezze e romanticherie, e’ un intermezzo per l’appunto, si piomba immediatamente nelle angoscianti atmosfere di Blue Song/La Donna Del Mondo a cui seguono brani tratti da Utopie E Piccole Soddisfazioni: Lasciate Che I Potenti Vengano A Me, Lutto Della Testa, Piccole soddisfazioni, Il Bimbo; sono pezzi che hanno perso il rimando diretto alla cinematografia, tipico delle tracce presenti nei precedenti lavori di Nicola ma che conservano saldamente i toni caustici, deliranti e definitivi che il musicista propone sin dal suo esordio solista. La performance si mantiene su toni molto alti, Nicola, divertente e divertito, fa spettacolo e ironizza sulle parti registrate tra un’esplosione sonora e  l’altra, parla con il pubblico ed e’ molto a suo agio, dall’album Bologna Violenta(2006) esegue La Via Della Droga, Paura in citta’ e Bologna Rovente. L’ottima performance si chiude con Transexualismo e Le Armi In Fondo Al Mare, la traccia piu’ lunga del suo ultimo album (escludendo Finale – Con Rassegnazione), ben 2 minuti e 17 secondi.
Bologna Violenta
suona per 40 minuti circa, proponendoci buona parte di quel repertorio che in questi anni lo ha portato di fatto all’elezione alla carica di governatore senza cravatta ne’ poltrona di quella fatale, sotterranea e spaventosa regione confinante con la musica convenzionale. Utopie E Piccole Soddisfazioni e’ un album  serio, da ascoltare senza interruzioni, all’avanguardia nel  significato e nella tecnica, adatto alla piu’ estrema delle speculazioni filosofiche di stampo nichilista come ad una strage in un supermercato.
Fai tu.


01 – Incipit
02 – Vorrei sposare un vecchio
03 – Utopie
04 – Sangue in bocca
05 – E’ sempre la solita storia, ma un giorno muori
06 – Costruirò un castello per lei
07 – Morte
08 – Il trionfo della morte
09 – Bologna, difendersi o morire
10 – Danze cecene
11 – Maledetta del demonio
12 – Il declino della musica contemporanea
13 – El Grindo
14 – Un virus terrificante
15 – Le regine delle riviste porno
16 – Il sommo fallo
17 – Metri cubi di sterco
18 – You’re enough
19 – Lasciate che i potenti vengano a me

20 – Remerda
21 – Il convento sodomita
22 – Intermezzo
23 – La donna nel mondo
24 – Piccole soddisfazioni
25 – Lutto della testa
26 – Il Bimbo
27 – Tira la boccia
28 – La via della droga
29 – Bologna rovente
30 – I violenti di Bologna bene
31 – Paura in città
32 – Pistola e dare ordini
33 – Mondo militia
34 – Sono diventati tutti mostri
35 – Mi fai schifo
36 – Trapianti giapponesi
37 – Transexualismo
38 – Le armi in fondo al mare

CLICK per le foto di Bologna Violenta live di Stefano D’Offizi


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