Home / Fine before you came – Ormai – La Tempesta dischi 2012 (di Elisa Seri)

Fine before you came – Ormai – La Tempesta dischi 2012 (di Elisa Seri)

Settate bene gli equalizzatori per poter assaporare ogni sfumatura della roca e ostentata voce e degustare ogni balzo ritmico, il tutto è stato volutamente registrato con un alone di foschia che contiene, (o almeno ci prova) morbidamente la rabbia che esce dalla gola, che nasce dalla “panza” dando così risalto a ogni melanconia.
Testi dalle parole non ricercate ma dai profondi contenuti e drammaticamente reali, tanto reali da poterli afferrare per farli propri (ed è così che ti ritrovi a cantare a squarcia gola…) per poi rendersi conto che sembrino originare dalla nostra stessa insoddisfazione.
Dannato spaccato della condizione di una troppo giovane generazione di ragzzi nati con addosso il peso della vecchiaia dei propri padri, arrabbiati e smarriti in una realtà che non gli appartiene perchè non l’hanno mai scelta, in una realtà che non li accetta, troppo velocemente mutevole per i desideri umani ma al contemo inesorabilmente immobile.
E’ un album che va sentito più volte per apprezzarne ogni sfaccettatura che risplende anche a seconda della condizione personale, va ascoltato nella sua forma grezza, così come la band ha voluto farlo arrivare a noi fruitori e lì se ne apprezza la ruvidità e si intuisce un racconto, uno svogliato racconto del sé; ci si rende conto che è tutto un movimento di forzosa crescita verso poi la lieve discesa che comincia prorio dall’incalzante e lacrimante fine di Paese da lì in poi è tutto un correre contro l’ineluttabile, e lacera l’anima svuotando le viscere da le troppe cose ancora da impacchettare.
Ormai ti si racconta da sè, dall’inizio, dal titolo colmo di disgustata rassegnazione e dalla copertina essenziale, complessa ed a tratti incerta come lo stato d’animo che accompagna la sua prima voce: Dublino, ti racconta paure e ricordi non comuni ma familiari e così ti senti meno solo, meno abbandonato o, forse, solo meno condannato, un pochino meno schiacciato per cercare di imparare alascarsi galleggiare, con un sasso sulla pancia e un pensiero nella testa per allentare la tensione che pesante incombe nella testa.


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