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Litfiba live @ Palalottomatica (di Bernardo Fraioli)

Si accreditarono tra la top ten delle sorprese del dicembre 2009: Piero Pelù e Ghigo Renzulli di nuovo insieme.
Un regalo di Natale che molti e molte avrebbero scartato immediatamente più che volentieri.
Ma bisognerà aspettare il giugno dell’anno successivo per vedere i primi frutti del feeling resuscitato: Sole nero e Barcollo sono i primi due inediti incastonati in una raccolta live di ventiquattro memorie.
Quel tanto che è bastato per stanare le frange di affezionati dal covo della delusione e giustificare un calendario di concerti.
Il limo straripato ha così fertilizzato la vena creativa: nuovo disco, nuovo video e nuovo tour per il 2012.
Aver puntato sul Palalottomatica per la tappa romana è stata scelta savia. Le presenze registrate hanno dimostrato che le scie di reunion, affiorate copiose dai quattro punti cardinali del globo, si attendevano comprovate anche da questi lidi.
E in fondo non importa se i vari Aiazzi, Maroccolo e altri sto(r)ici del gruppo si sono dati assenti.
Oggi la spina dorsale della formazione è tangibile. E sfoggia anche una certa intelligenza.
La dimostrano in una scaletta che sa mischiare i nuovi brani con quelli passati.
Inutile alzare lo spartiacque tra i due momenti. Troppa consapevolezza che un’ assenza così prolungata dei due dallo stesso palco, richiede una rinfrescata alle memorie assetate.
E così, se fanno brillare le polveri con Squalo, ultimo singolo dei “nuovi” Litfiba, la terza traccia programmata è Prima guardia, il ruggito anti militarista di Terremoto, che nell’anno di uscita 1993, trincerò il gruppo contro il servizio di leva obbligatorio.
L’aria è cambiata dalla platea agli spalti. Loro lo sanno prima ancora che avvenga. E forse rende anche difficile catalizzare a pieno l’attenzione verso i nuovi risultati  come Luna dark, Elettrica o Anarcoide.
Non basta neanche lo show approntato di Grande nazione, con un Pelù auto strozzatosi e auto mascheratosi, suo apparente malgrado, da un tricolore fatto servo di un blando vilipendio alla patria.
Il fuoco viene puntualmente alimentato da brani come Tex, Cane o Dimmi il nome.
Ma fra obblighi discografici e orgogli personali, si devono aggiungere gli altri prodotti del loro ultimo lavoro, tra i quali Brado e La mia valigia.
Si riscuote comunque di continuo il passato: Gioconda, evergreen dei fiorentini, regala un gioco di effusioni passionali tra il cantante e la prima chitarra, segno che l’amore è tornato e che, come nelle migliori tradizioni retrograde, in piazza lo devono sapere tutti.
Si aprono anche i momenti dei dolori, più o meno sentiti: con Lulù e Marlene e un teschio argentato a mo’ di special guest, si lancia il ricordo per la scomparsa di Lucio Dalla. Elogi sentiti dal palco e applausi a non finire dalla platea.
Più tristemente in sordina, quello per Matteo Armelini, il rigger morto durante la preparazione del concerto di Laura Pausini, per il quale viene chiesto un minuto di silenzio al momento dell’inizio di uno dei due bis del gruppo.
L’invito viene raccolto da alcuni, ma di altri, forse i più, le urla di incitamento ad andare avanti con il concerto, fanno anche terminare prima del tempo quel piccolo spazio di rispetto e riflessione.
E allora si rende chiaro il perchè il telo della “Litfiba crew”, con i saluti a Matteo, è stato posto in un angolo buio e lontano dalle luci dello spettacolo e che mai avrebbe trovato uno spazio, sicuramente più giusto, sul palco dell’esibizione e mai una forte accoglienza da parte del pubblico.
E’ stata una macchia della serata, un punto basso raggiunto da tanti dei presenti.
Come sempre, l’imperativo è continuare. E via al mix da dare in pasto ai paganti mai da scontentare: Cangaceiro, Fata morgana, Lacio drom e altri momenti di successo della band che corrono e si rincorrono tra i riff di Renzulli e le stravaganze di Pelù.
Proibito lascia il passo a ritmi percussivi che ricordano il contributo dello scomparso Candelo Cabezas: è l’invocazione della santità luciferesca de El diablo, rombo musicale che restituisce un momento di blasfemia alla buona, con la storpiatura della chiamata del numero della bestia con il cognome sillabato del Pontefice vigente. E se il perdono di Benedetto XVI non arriverà mai per simile turpiloquio, il pubblico sa assolvere i peccati dei Litfiba commessi nei momenti che hanno preceduto lo scioglimento della sacra coppia, come Spirito e Ritmo #2, riflessi del gruppo dei propri momenti peggiori, che vengono riservati per il finale della serata.
Saluti e giù le luci sul palco.
Scena di un ritorno atteso. Scena sopravvissuta della Firenze anni ’80.
La stessa dei Pankow, dei Neon e di un certo Federico Fiumani ed i suoi Diaframma.
Che se negli anni c’è chi li ha preferiti ai Litfiba, li avrebbe potuti seguire in un club della Capitale.
Quando? Più o meno in un arco di tempo che è andato da Squalo a Ritmo #2.


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