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The Queers live @ INIT Club (testo e foto di Stefano D’Offizi)

Quando si parla di Punk, si toccano inevitabilmente decine di sfaccettature assolutamente differenti fra loro, tutte emerse in periodi storici complicati e socialmente avversi, anche se le radici di questa subcultura tanto vasta andrebbero ricercate negli USA nei primi anni settanta, in una cornice assai meno impegnata, prima ancora di approdare nel Regno Unito e subire la trasformazione idealistica degli anni successivi che avrebbe poi convinto l’onnipotente a salvare la regina.
Ebbene, proprio tra le moltitudini di formazioni intitolate come “Pop Punk”, i The Queers iniziano la loro storia nel 1981 capitanati da Joe King (noto ai più come Joe Queer) cambiando qualche elemento nell’arco degli anni e passando per qualche scioglimento temporaneo ed immediate reunion subito dopo.  Con ben sedici dischi all’attivo, di cui quattro live ed un bootleg introvabile, sono forse tra i padri fondatori di quel Punk decisamente più leggero  che a metà degli anni novanta esploderà con i vari Green Day, Offspring e NOFX.
Artisti internazionali di questo genere vengono spesso e volentieri ospitati dall’INIT Club, una struttura romana che come sempre offre quantità e qualità, come in questa serata in cui gli statunitensi The Queers, vengono accompagnati da ben tre formazioni in grado di fare un’ottima figura pur accostati ad un nome tanto ingombrante.
L’apertura della serata tocca ai romani The Grenades, (inutile dire che il genere rimarrà lo stesso per ogni band che solcherà il palco) formazione che nonostante l’età media, dimostra di rispettare il target prefissato, mantenendo un ottimo ritmo ed una personalità in grado di aprire la strada al resto delle band in cartellone.
Seconda band romana ad esibirsi dopo pochissimi minuti di attesa, i Killtime offrono un suono più maturo e deciso, il cui punto di forza sta sicuramente nella perfetta alchimia fra la personalità spiccante di Stevo, loro voce principale, e l’irruente potenza della sessione ritmica formata da Marco e Tommy rispettivamente alla batteria ed al basso.  L’energia risulta praticamente la stessa per tutto l’evento, senza mai calare d’intensità, il clima aggressivo e disteso allo stesso tempo rende piacevole l’ascolto di un rumore tanto semplice e diretto quanto immediato e preciso, del resto si partecipa a simili eventi anche per questo. Dunque è il momento dei Tough, formazione piacentina che affonda le proprie radici in direzione dei Ramones, stile immediatamente più riconoscibile rispetto alle band fin qui ascoltate, anche se stavolta qualche canzone va oltre i due minuti e mezzo di durata media, caratteristica propria del Punk in genere ed ancor più frequente in questa venatura Pop. Con lo stesso stile seguito fino ad ora, se ne va un’altra mezz’oretta scarsa di esibizione (per questo genere non è poco) e finalmente il palco cambia fisionomia (seppur di poco) preparandosi all’arrivo dei The Queers e della loro potenza instancabile.
Nonostante si tratti di una band di vecchia data, nonostante gli ultimi lavori della band non abbiano raccolto grandissimi favori da parte della critica (Back to the Basement – 2010), i fan del genere sembrano assolutamente estasiati da quelle performance che raramente raggiungono la capitale, sebbene le strutture ed il panorama musicale sarebbero in grado di accogliere un simile movimento che sembrerebbe ormai sulla strada della rinascita.
Si fatica a trovare un brano che vada oltre i tre minuti ed inevitabilmente, il concerto termina dopo meno di un’ora, contando anche il solito immancabile (ed insensato a mio avviso) bis a seguito di un abbandono di palco. Sicuramente una serata molto attesa dagli amanti del genere, un punk divertente  e rapido, sonorità di un tempo che fu e che sopravvive nelle band della nuova generazione, che diversamente da altri generi non hanno molto da stravolgere. 


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