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Café Noir – Il coltello del Vile – Autoproduzione 2012 (di Stefano Capolongo)

Avevamo già parlato dei Café Noir in passato, proprio in occasione della presentazione della loro ultima fatica…E tu pregavi davanti a me mentre mio figlio urlava dal limbo della tua boccaè la traccia che apre Il coltello del vile (Marzo 2012) il nuovo lavoro di questa band romana nata nel 2007. Con un titolo del genere ci si potrebbe aspettare una estenuante suite progressive degna dei migliori esponenti Italiani di tale genere. Cominciando la riproduzione ci si accorge di avere a che fare con ben altre sonorità: la prima traccia è un rock frutto di chitarre violente e di un basso inquieto che sorreggono un testo quasi recitato. L’atmosfera è tesa e cupa e le tinte fosche che colorano l’atmosfera si accentuano in Baby, dove alcuni passaggi nel testo “guardo il tuo corpo steso e deforme come una svastica” e il malinconico giro di basso non fanno che accentuare l’oscurità dell’ambiente.
Sulla disperata Molliche d’eroina che ho amato parecchio per la bellezza del testo, arrivano alle orecchie gli echi di coloro che a mio avviso hanno dato un’impronta  ben precisa a questo gruppo, come Massimo Volume (in particolare Emidio Clementi), Marlene Kuntz (la voce spesso sussurrata ricorda vagamente Godano), Afterhours: la risultante è che la lezione è stata appresa ma non viene recitata a memoria, anzi il tutto è stato elaborato, reso nuovo e instradato verso soluzioni molto personali, come si può notare in Opera, dove la voce è quella di Dardo (chitarra) e B52. Quest’ultimo brano possiede una metrica decisamente riflessiva ma che lascia spazio, soprattutto nell’ultima parte, all’esplodere dell’angoscia e dalla caducità fin ora narrata con un tripudio di sonorità che creano un groove dalla chiara ambientazione post-rock. Le ultime due tracce aprono la porta all’elettronica: quella più orecchiabile come nel caso di Jhonny Darko, brano che non sfigurerebbe in un disco degli Offlaga Disco Pax(tanto per citare un contemporaneo) e quella più d’atmosfera e Kraut come in Industria che chiude l’album e ci regala 3 minuti di quello che sembra un omaggio ai primi Depeche Mode (queli di Construction Time Again, per esempio).

Il coltello del vile è un album che trasmette un forte pathos: ci lascia prede di una paranoia esistenziale e di un marasma di ossessioni a causa delle quali non riusciamo a trovare pace.

Nonostante le sole 7 tracce lascino il sapore in bocca di qualcosa che non è stato gustato a pieno, ma che meriterebbe un seguito o un’appendice conclusiva, la prova dei Café Noir deve dirsi superata: buone le linee melodiche, ottimi e profondi i testi il tutto presentatoci da musicisti all’altezza del compito assuntosi. 

I Café Noir sono:

Troy: Basso
Alessandro C: Voce, chitarra
Dardo: Voce, chitarra, sequencer
Davide Rinaldi: batteria
Pier Luigi Mari: chitarra
Track List:
1- E tu pregavi davanti a me mentre mio figlio urlava dal limbo della tua bocca
2- Baby
3- Molliche d’eroina
4- Opera
5- B52
6- Jhonny Darko
7-Industria


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