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Fonderia live @ Jailbreak live club (di Stefano Capolongo)

I Fonderia arrivano al Jailbreak nell’ambito della rassegna Progressivamente Festival che ha visto (e vedrà) esibirsi artisti del calibro di Murple, Locanda delle Fate, Carl Palmer, Jimmy Spitaleri ed Iron Butterfly. Il pubblico accorso stasera ad assistere a questo concerto si conta sulla punta delle dita, tanto che al pronti-via il locale conta al massimo solo 35 persone, un vero peccato. Emanuele Bultrini (chitarra) da il benvenuto alla platea (con una camicia pazzesca) e apre quella che speriamo sarà una bella serata. Roofus è un’ottimo biglietto da visita per il resto dell’esibizione: ci si ritrova all’interno di una psichedelia ritrovata e appassionata che deve molto ai Pink Floyd (il volo ad Astronomy Domine è rapidissimo) e meravigliosamente aperta al funky, quello dello slapping più classico (Paolo Pecorelli). Le atmosfere soffuse accolgono Moebius onion rings (brano tratto dall’ultimo lavoro) e Il dubbio, eseguiti in chiave più marcatamente progressiva con i cambi di tempo che questo meraviglioso genere ha fatto propri, il tutto accompagnato dal delicato piano elettrico di  Stefano Vicarelli. E’ proprio questo strumento che strizza l’occhio ad un altro grande genere musicale come il jazz, inserito a dovere in questi pezzi che chiosano egregiamente con una rassegna di suoni elettronici di computer.
La compostezza e la maturità che questi ragazzi romani dimostrano sul palco è incredibile. Una totale padronanza della scena e della strumentazione in loro possesso rimanda allo sparuto pubblico una sensazione di assoluta sicurezza e tranquillità. La sperimentazione e la contaminazione di generi che è punto cardine dei Fonderia, prosegue con Gravity Wave, Fili Kudi e la bellissima Gojira (Bultrini spiega che è il vero nome di Godzilla), eseguite con un ospite alla tromba: Giovanni Di Cosimo, trombettista Jazz molto noto nell’ambiente romano. Fili Kudi, viene suonata “con un vestito diverso dal solito “ (parole di Bultrini) e richiama alla mia mente come un flash gli Arti&Mestieri di Furio Chirico (che stasera si chiama Federico Nespola); gli altri brani che formano il terzetto sciolgono le gambe ai musicisti e creano un groove particolarmente gradevole. Il tutto, nonostante provenga da album in studio,  sembra molto vicino all’improvvisazione, in particolare quella free-jazz.
Si prosegue con la malinconica Re-enter, title track del loro lavoro del 2006, una dichiarazione stilistica ben precisa ed eseguita al massimo: i clichè del funk accompagnati da forti distorsioni di chitarra, fusi in un’anima prog-rock sempre presente ma mai troppo palese.
Gli ultimi brani eseguiti sono M2, la famosa Piazza Vittorio e la bellissima Istanbul (forse il pezzo più significativo estratto dal loro ultimo lavoro). L’encore è, neanche a dirlo, un’improvvisazione sui ritmi jazz-fusion forse non eseguita al massimo e perciò nemmeno così divertente.
A fine concerto, resta inspiegabile l’affluenza di pubblico così bassa per un gruppo solido, affermato e così ricco di idee come i Fonderia. Questo stato di cose ha forse in parte influito su una buona performance, ma che di certo non ha esaltato dal punto di vista emozionale e di trasmissione alla platea. Il giudizio resta ampiamente positivo per una band solida, affermata, geniale e innovativa che da più di dieci anni regala esibizioni estremamente professionali e senza sbavature.
Songlist:
– Roofus
– Moebius Onion Rings
– Il Dubbio
– Gravity Wave
– Fili Kudi
– Gojira
– Re-enter
– M2
– Piazza Vittorio
– Istanbul
Fonte immagini: kulone.com e musicclub.it


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