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Sleep + A Storm Of Light live @ Circolo degli Artisti (testo e foto di Mario Cordaro)

Dopo gli Om di venti giorni fa, Al Cisneros torna al Circolo degli Artisti con il suo progetto principale, gli Sleep. Ad aprire per loro troviamo gli A Storm Of Light, band proveniente dalla Grande Mela, New York, ed autori fino ad ora di tre album. Il loro doom metal è infarcito d’influenze psichedeliche, oltre ad arrivare ai limiti del noise: il notevole muro di suono viene accompagnato sullo sfondo da immagini apocalittiche, mentre la batteria di B.J. Graves agisce da contraltare all’incedere pachidermico di chitarra e basso (maltrattato come raramente ho visto fare), tramite frequenti cambi di tempo. Il cantato acido completa il tutto, facendomi decisamente apprezzare questi tre quarti d’ora. Peccato per la poca gente presente a vederli, in quanto la maggioranza del pubblico entrerà nel locale (come spesso accade n.d.r.) solo per la band principale.

Tracklist:

Silver
Missing
Wasteland
Wretched Valley
Collapse
Black Wolves

Tempo del cambio strumentazione, e gli Sleep sono sul palco. La band stoner/doom, dopo uno scioglimento, si è riunita da tre anni e incentra lo show sui vecchi brani (compreso uno mai uscito in cd, Antarcticans Thawed), non avendo ancora un nuovo lavoro da promuovere. Dopo Jason Roeder (batterista anche dei Neurosis) e Matt Pike, Al Cisneros esce dal retropalco imbracciando il suo Rickenbacker, e fumandosi spensieratamente un joint per poi passarlo al pubblico delle prime file (gli effetti dello stesso, sulla sua lucidità, si noteranno per tutto il tempo). Come per la band precendente, anche il loro impatto è devastante per le orecchie: il suono del combo è pieno, saturo, esattamente da manuale dello stoner doom. Assistiamo, anche in questo caso, alla proiezione di immagini e filmati sullo sfondo ad accompagnare la band: da ricordare il video in b/n di un astronauta sovietico (con tanto di logo CCCP) che atterra su un campo di piante di marijuana, e l’immagine di Tony Iommi da giovane durante la quale Cisneros si sposta per farla vedere alla platea in fibrillazione. L’attacco di Dragonaut scatena un vero delirio in sala, come avverrà anche successivamente; specifico “in sala” in quanto il sottoscritto ha trovato nell’estrema monoliticità della proposta, anche il suo punto debole: per quanto il genere proposto debba sicuramente piacere (sembra scontato, ma non lo è), starlo a sentire per quasi due ore mi ha dato l’impressione che la band continuasse a suonare ripetutamente la stessa canzone. Non so se la mia idea è stata dettata dalla stanchezza, ma arrivare alla fine con un’attenzione ancora costante non è stato semplicissimo. Forse la mancanza di momenti di pausa o più soft, forse il martellare costante e ridondante di basso e batteria, non saprei esattamente cosa mi ha fatto preferire, tra gli Om e gli Sleep, decisamente i primi dal vivo. Chiaramente questi sono gusti e opinioni personali, i quali non cancellano una prestazione solida, d’impatto e molto gradita tra chi è accorso a sentire la storica band californiana.


Tracklist:

Dopesmoker
Holy Mountain
Dragonaut
Sonic Titan
Magnetar
Antarcticans Thawed
Aquarian
From Beyond
Cultivator/Improved Morris


Commenti

2 commenti

  1. Anyone got a recording of the sleep show??

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