Home / Dropkick Murphis live @ Orion live club (testo di Laura Dainelli, foto di Roberto Panucci)

Dropkick Murphis live @ Orion live club (testo di Laura Dainelli, foto di Roberto Panucci)

Una serata dai contorni forti, fortissimi, che lasciano spazio alla paura, al delirio, alla rabbia, alla solidarietà emotiva, all’indignazione sociale.
Da non sottovalutare anche l’effetto  shock di una rabbia che sale sempre più incontrollabile proprio perché non l’avresti mai potuta immaginare. Un senso di vicinanza tra “contro” rispetto a quanto stava accadendo che  pur nello spavento enorme ha fatto sentire più vicine tante persone tra loro estranee, ma accomunate (non è poco!) da uno stesso modo di intendere la musica e di viversela, di curare la propria realtà e le proprie idee in un modo riservato e personale, senza ostentazione fine a se stessa né tantomeno violenza. Persone (tante!!) che vanno in un locale e pagano per il piacere di essere trascinati dalle emozioni che dà la musica dal vivo, in questo caso dei bravissimi Dropkick Murphis, quindi nello specifico di un genere musicale particolare, che io amo e conosco bene e che proprio per questo ritengo particolarmente trascinante rispetto ad altri tipi di live di artisti comunque altrettanto capaci ed in gamba.
Rispetto a quanto è accaduto, e che mi accingo a raccontare meglio, anche i componenti della band si sono apertamente (e giustamente) schierati a favore di chi voleva solo ascoltarli e divertirsi. E questo non solamente per il fastidio loro di interrompere lo show ma anche di una loro legittima e doverosa reazione di sensibilità a quanto è accaduto. Ed hanno sottolineato loro stessi che anche se fossero stati molto più schierati in tutta la loro storia musicale e personale, nulla avrebbe comunque giustificato o anche solo lasciato presagire un simile risvolto degli eventi.
Verso le 23 i due gruppi spalla, ovvero Parkington Sister e Buster Shuffle, stanno terminando la loro performance, che sembra essere stata parecchio apprezzata dal pubblico, e che meriterebbero venisse riportata più dettagliatamente, ma ahimè quanto accaduto poco dopo non consente di conce
ntrarsi su di loro. Spero comunque ci sia modo di rivederli presto in altre circostanze, e da un lato almeno loro l’hanno scampata bella…
Sono ormai le 23.15 e l’attesa è davvero fremente, il pubblico è molto caldo e acclama a grandissima voce “Let’s go Murphis!!! let’s go Murphissss!!!!!!“… c’è tanto entusiasmo nell’aria, fa caldo ma nessuno sembra accorgersene. Si beve birra fresca e si attende applaudendo, contenti.
Dopo svariati minuti di emozione che sale e che inebria ormai tutti, anche i fans più timidi e stanchi, nei quali il palco continua ad essere prediposto per loro, in un crescendo di sensazioni ed emozioni positive, i Dropkick Murphis finalmente arrivano, decisamente più affascinanti che mai. Come molti sapranno,  nei loro pezzi si trovano facilmente suoni di violini che rendono il loro street punk tendente al Celtic punk e Celtic hardcore, pur essendo loro one-hundred-per-cent-Americans. Non stupisce perciò di ritrovarsi sul palco da subito anche tre violiniste, che insieme al resto del gruppo contribuiscono a rendere grandiosa anche dal vivo la spettacolare State of Massachussets. Se da un lato è vero che la presenza dei violini in quanto tale ce la potevamo aspettare, quello che però sorprende è l’effetto scenico così potente e coinvolgente che la loro presenza crea sul palco: un gioco di luci e colori e balli oltre che di sonorità trascinanti.
E’ quindi la volta della meno famosa ma altrettanto notevole Captain’s Kelly kitchen, ma già qui iniziano i problemi. Mentre (quasi) tutti si lasciano trascinare dalle note ballando e pogando felici inizia a diventare evidente a chiunque  quello che fino a quel momento era evidente solo a pochi: una bandiera enorme, sventolata con fierezza sotto il palco. Squadre di calcio? Seeeeee….. magari !! Si tratta di aperte rivendicazioni politico sociali di frange estremiste, di estrema destra, e decisamente pronte alla rissa che proprio non so dove pensino di essere. Infatti, se già ad una manifestazione (che in quanto tale dovrebbe essere pacifica) la violenza gratuita è inaccettabile beh almeno  sai che purtroppo può accadere, o quantomeno che essendoci in ballo importanti questioni politiche su cui discutere, c’è sempre chi è talmente incivile da non riuscire a farlo a parole. Ma ad un concerto, per quanto si tratti di gruppi più o meno riconducibili a movimenti skinhead, più o meno schierati penso sia ancora più assurdo.

Tornando un attimo agli eventi comunque, è evidente subito che le stesse persone che stanno sventolando la bandiera non sono due-tre bensì decine, non saprei quantificare un numero esatto ma probabilmente sulla quarantina, sicuramente un gruppo nutrito. Queste stesse persone iniziano a fare il saluto al duce, con molta convinzione, ed a molti di noi lì intorno viene spontaneo ribellarsi a questo, ma assolutamente solo a parole. Personalmente no ma semplicemente perché, come tanti altri, mi ritrovo già paralizzata dalla paura, ma posso ben capire chi si sia estremamente innervosito e li abbia invitati ad andarsene fuori o meglio ancora a casa loro ad inneggiare le loro idee estremiste. Tempo pochissimi minuti, forse secondi, da questi fatti, e scoppia una rissa di proporzioni immani. Non sono in grado di identificare la/le persone che per prime hanno alzato le mani, e francamente neanche mi interessa, trovo aberrante e dalla parte assoluta del torto chi anziché ballare e rilassarsi, al massimo pogare visto il genere di musica, sia venuto con altre intenzioni. Anche perché i toni sono stati da subito vigorosi e cattivi, colorati da un’arroganza e da un senso di onnipotenza che lascia poco spazio ad interrogativi.
La security del locale interviene prontamente, ma chiaramente per motivi anche meramente numerici si trova in difficoltà e nonostante siano stati bravissimi e pronti ad agire si trovano in parte vittime anche loro della violenza gratuita dilagante. Sicuramente alcuni di loro non ne sono usciti per niente bene fisicamente, e tutto ciò semplicemente PERCHè FACEVANO IL LORO LAVORO: trovate qualcosa di più agghiacciante che rischiare seriamente di essere massacrati solo per fare il proprio dovere e dare da mangiare alla propria famiglia? Mah, io penso che esistano ben poche cose peggio di questa… Ad ogni modo, il loro intervento unitamente a quello della polizia, che nel frattempo è giunta sul posto, riesce a placare, pur faticosamente ed in modo non indolore, la situazione. Il gruppo chiaramente interrompe la performance non appena si rende conto della gravità della situazione, era assolutamente impossibile continuare a suonare in quelle condizioni, e sarebbe stato anche fuori luogo.
Ovviamente siamo tutti grati a tutte queste persone di essere intervenute, ed anche in modo cospicuo, nel senso che per tutto il resto della serata sono continuate ad arrivare camionette di poliziotti per assicurarsi che fosse tutto tranquillo finalmente, ma nel frattempo c’è anche da dire che diverse persone COMPLETAMENTE INNOCENTI E CHE ERANO Lì SOLO PER VEDERE UN CONCERTO sono rimaste ferite. Badate bene che dico questo non perché io sia faziosa e pensi che il torto sta tutto da una parte, o meglio ho le mie idee al riguardo ma sono mie e non sono la motivazione che mi spinge a scrivere così ora: sto dicendo questo con tanta sicurezza semplicemente perché sono stata io in prima persona a rischiare di brutto. E quindi ho visto bene come la violenza, a prescindere da chi l’abbia iniziata, è degenerata totalmente verso persone che non c’entravano assolutamente nulla e che erano lì con le intenzioni più pacifiche del mondo, come la sottoscritta ma con me tanti altri. C’era una macchia e-n-o-r-m-e di sangue per terra…

Inoltre sono stati gettati in aria spray orticanti che hanno reso estremamente difficile sia la vista sia il respiro a diverse persone che avrebbero solo voluto ballare e divertirsi. Non so dire che tipo di spray fosse con precisione, ma so con certezza che prima di respirare bene di nuovo ho impiegato diversi minuti anche da quando ero uscita fuori nel giardino, e così come me anche i miei amici e tanti tanti altri intorno a noi. E tutto ciò è assolutamente intollerabile, oltre chiaramente ad averci terrorizzati e paralizzati lì sul momento.
Fuori nel giardino tutti si stringono vicini e si guardano disorientati, incazzati, estremamente spaventati.
Non si capisce nulla, che piega possa prendere la serata visto che il gruppo stesso è indeciso su come muoversi, e noi siamo preoccupati ed arrabbiati.


Comunque parliamoci chiaro, il punto fondamentale è solo uno: PERCHE’ OSTENTARE LE PROPRIE IDEE TRAMITE LA VIOLENZA? Perché? Qualsiasi esse siano risulta inacettabile. Punto.  E sono la prima a condannare chi ne dovesse fare uso anche nei casi in cui abbia idee ben più vicine alle mie. Esistono sedi opportune per discutere e confrontarsi PACIFICAMENTE su posizioni diverse, ed è bene che in quei contesti si provi a farlo, ma francamente un concerto non rientra nemmeno in questi contesti, anche se si tratta di gruppi seguiti da skinhead o comunque politicamente schierati.
Chiunque è libero di avvicinarsi  ancora di più ad un gruppo se oltre alla musica apprezzi anche le loro idee, e spesso sono la prima a farlo, ma nel caso dei Dropkick la situazione è un pochino più controversa, perché in passato si sono schierati in modo molto netto e chiaro contro alcune politiche, in particolar modo militari, portate avanti dal governo Bush (loro governo in quanto provenienti dal Massachussets, USA n.d.r.) ed è noto anche la loro forte “simpatia” per alcuni movimenti sindacalisti a sostegno delle cause dei lavoratori, oltre ad essere stati promotori attivi del sostegno al Workers’ Rights Emergency Response Fund, di supporto alle lotte dei lavoratori per maggiori diritti nel Wisconsin. Premesso ciò comunque, nel tempo hanno poi preferito una linea ben più morbida, scegliendo di non pronunciarsi in modo chiaro su moltissimi altri argomenti sociali su cui invece altre band appartenenti allo stesso filone musicale hanno scelto di far valere la propria voce ed utilizzare la propria popolarità per portare avanti cause sociali che stavano loro a cuore. E’ ovvio che nel momento in cui io mi trovi a stimare certe scelte e posizioni mi può poi dispiacere che queste non continuino ad essere portate avanti da una band che amo con lo stesso vigore nel corso del tempo, ma penso anche che OGNUNO, chiunque esso sia, è libero, e DEVE esserlo, di scegliere lui se, come e quando parlare pubblicamente delle proprie idee, anche alla luce del fatto che nel caso di personaggi famosi qualsiasi loro dichiarazione fa il giro del mondo in pochi minuti e rimane lì a marchiarli negli anni, quindi capisco anche che a volte preferiscano scegliere di soppesarle, per quanto in generale io stimi di più chi porta avanti con coerenza , linearità e decisione (e in modo pacifico!!!!!) le sue convinzioni. 

Credo quindi che i membri della band non debbano minimamente sentirsi responsabili di quanto accaduto solo perché nel tempo hanno potuto dare adito ad ambiguità sulle loro posizioni politiche.
La sera del concerto all’Orion comunque non hanno esitato a condannare quanto stava accadendo sotto i loro occhi. Questo sia nel momento in cui interrompono lo show sia quando, del tutto inaspettatamente, decidono di riprendere a suonare. Infatti, mentre tutti noi presenti rimasti cerchiamo di riprenderci fuori nel giardino ed alcune persone sono state portate via, o perché ferite o perché portate via dalla polizia, si inizia a spargere la voce che forse il gruppo entro una decina di minuti riprenderà. Molti gioiscono alla notizia, ma la gran parte di noi rimane sempre più disorientata, non riuscendo a capire, presi dallo spavento, se sia un bene o meno che questo succeda, e soprattutto se la voce che gira sia vera. Beh è tutto vero!
Ad una mezz’oretta dagli scontri, o forse anche di più, (per un attimo la dimensione spazio-tempo ha i contorni un po’ sfumati per tutti) la band riprende a suonare, con metà delle persone ma fedelissime e soprattutto con un’atmosfera, come è ovvio, completamente diversa da prima. Mi riferisco in particolare al senso di solidarietà e di raccoglimento che si respira tra quei pochi rimasti, siamo tutti sconvolti  ma anche con la voglia immensa di rasserenarci a vicenda, ridimensionare l’incazzatura ed il terrore puro di quanto è appena accaduto non si può, ce li abbiamo sulla pelle come un marchio a fuoco, ma abbiamo tutti bisogno di sentirci vicini, e di sentire che anche se non siamo tutti amici c’è un filo che ci unisce, quello della solidarietà e dello sdegno verso certi modi di fare. Le luci sono più soffuse, le bravissime violiniste tornano anche loro sul palco con la band, che ci regala altri pezzi memorabili quali Barroom hero
, Jonny I hardly knew ya e Dirty glass.
Si continua con la splendida Kiss me I’m shiftfaced, che a modo loro è una canzone d’amore, e che contribuisce anche lei all’atmosfera struggente e di raccoglimento che si è creata.
“So come on now honey, I’ll make you feel pretty. These other goals mean nothing to me…..”. Molti si commuovono, non si sa bene se per il pezzo o per le emozioni contrastanti e molto forti che tutti noi abbiamo attraversato nel corso della serata. Sarà un pianto nervoso? Che funge anche come una sorta di sfogo emotivo?

“Probably, perhaps so”… come direbbero gli americani, che su tante espressioni linguistiche sono più incisivi e diretti di noi.
Ristabilita un minimo di tranquillità, per quanto sempre si possa parlare di tranquillità in una serata del genere, il gran finale arriva con la stra-famosa Shipping up to Boston, dove tutti ballano cercando di non pensare e di godersi quei 3 minuti almeno in un vortice di emozioni crescenti.

Ultimissimo pezzo poi la mitica TNT ,cover degli AC/DC ed ormai un classico dei loro concerti. Trascinantissima! Vedo intorno a me tante persone ancora spaventate ma tante altre più tranquille e che colgono al volo l’occasione di farsi autografare cd, biglietto di ingresso e scaletta della serata, e vorrei immaginare che sia stato tutto un brutto sogno ma ahimè non è così. Ci avviamo verso l’uscita tutti stravolti ma contenti del finale del concerto, di quell’atmosfera che si è creata sugli ultimi pezzi che è difficile da spiegare, ma che senza troppe parole ci ha fatto sentire tutti più vicini e compatti nella condanna della violenza. Vorrei dire tante altre cose a questo punto ma non credo sia questa la sede adatta, concludo quindi con un ringraziamento verso chi ci ha aiutato letteralmente a salvarci la pelle, compresi i gestori e la security del locale chiaramente, ma soprattutto con un grande grande abbraccio a chi era lì quella sera con intenzioni del tutto pacifiche ed ha provato non solo lo spavento ma anche la rabbia e l’amarezza che ho provato io. Abbiamo condiviso un’ esperienza terribile, che non è certo la prima del genere purtroppo, e temo non sarà l’ultima per vari motivi,  ma mi ha fatto comunque un grande piacere sentire intorno a me una sensazione di solidarietà forte ed anche di accoglimento e protezione che mi ha salvato  senza dubbio. Mi auguro solo che si chiarisca come siano andati esattamente gli eventi, come si sia arrivati a quel punto e perché. Si sarebbe potuto evitare? Non lo so, ma so che c’è bisogno di una denuncia sociale seria, motivata ed articolata. Non mi stancherò mai di ripetere che chi di dovere deve identificare queste persone e  prendere i provvedimenti opportuni dopo aver chiarito motivazioni e dinamica dei fatti. Io non sono in grado di farlo, ma c’è assolutamente bisogno che questo venga fatto, perché (scusate la ripetitività) è del tutto inammissibile che una situazione del genere si verifichi ancora, e per favore non arrendiamoci all’evidenza del fatto che succederà.

NO!!

Un ringraziamento speciale allo stad di Orion live club e Daniele Mignardi Promopress Agency per averci ospitato durante questo evento


Commenti

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

Click here to connect!