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Exodus live @ Blackout Rock Club (testo di Laura Dainelli, foto di Andrea Rossi)

Arrivati al Blackout, nel momento in cui i primi gruppi spalla (in questo caso i primi sono i grandiosi Methedras) stanno per iniziare, la primissima scena che ci si palesa davanti è il batterista degli Exodus, Tom Hunting che gioca con una bambina lì nel parcheggio con la faccia più contenta e divertita di quella della bimba stessa. Ed io subito penso “no forse lo sto confondendo con qualcuno che gli somiglia, non può essere lui sul serio, è la star della serata, ergo starà provando, oppure già ubriacandosi oppure facendo il figo con qualche fan. E poi cosa ci fa una bimba minuscola che a malapena cammina da sola qui??”Ed invece… tempo pochi secondi capiamo che era proprio lui! La bambina è la figlioletta nello specifico, partecipe anche lei del tour europeo, ma si tratta solo di un esempio ben calzante nel rendere l’idea di che persone alla mano siano gli Exodus, nonostante l’apparenza così “da duri” e soprattutto nonostante la decennale e meritatissima fama. Detto ciò, visto che le doti come musicisti non sono assolutamente secondarie rispetto a quelle umane, ed anzi sono ben più note a tutti noi, passiamo subito a quelle! E con gran piacere! 

I gruppi spalla sono stati ben tre in questa serata, nell’ordine Methedras, Suicidal Angels e Heathen. Di questi ultimi il chitarrista è stato lo stesso degli Heathen per questa serata, ovvero Lee Altus (data l’assenza dello storico e solitamente irriducibile Gary Holt n.d.r.) decisamente tetro al primo impatto visivo ma come chitarrista un genio, e non è un caso che tutti questi gruppi se lo contendano, anche solo metaforicamente. Non è un caso neanche che si tratti di quattro band (gli Exodus ed i tre gruppi spalla appena citati) che hanno un approccio musicale simile, nel quale si ritrovano numerosi punti di contatto nel modo di concepire, suonare e comporre il metal, genere che sappiamo tutti essere estremamente soggetto a diversi approcci e stili interpretativi (tra l’altro non sempre all’altezza del genere come invece è assolutamente nel loro caso!).
Anche per questa sintonia che è alla base del loro relazionarsi,infatti, una larga parte dei membri delle quattro band sono anche molto amici, o comunque portano avanti da anni un rapporto improntato sul cameratismo e sulla stima reciproca. E’ per queste ragioni, oltre che per un’ulteriore vicinanza sulle proprie origini (infatti sono band tutte provenienti dalla Bay area, El Cerrito, di San Francisco, tranne i Suicidal angels che sono greci n.d.r.) che scelgono spesso di andare in tour insieme e fare da headliner gli uni agli altri con una certa regolarità.
Questa serata romana non ha fatto eccezione, ed ascoltandoli ma soprattutto “vivendosi” l’atmsofera che riescono a creare ben se ne capiscono i motivi!

Il pogo senza freni scatta dalle primissime note dei primissimi gruppi, che oltre a dar vita a performance dal punto di vista tecnico a dir poco notevoli,non mancano di regalare al pubblico anche momenti di pura ilarità, e trattasi -of course-di ilarità anch’essa in stile 100% metal. Ad esempio, i Suicidal Angelsesordiscono varie volte con espressioni quali “This is dedicated to you all, but especially to every single drop of sweat you’re having” con quella voce roca e rabbiosa che solo i veri cantanti metal al mondo riescono ad avere … sì sì avete capito, proprio quella lì che fa tremare anche i muri solo a sentirla da lontano.
Gli Heathendal canto loro si rivelano ancora più espliciti e senza filtri nell’approccio con il pubblico, tirando fuori dal nulla poco nobili dediche quali “This song is for all ladies…”  per poi correggersi dopo pochi secondi di inaspettati violini romantici immaginari nell’aria con un caldo e sentito “…yes, because I wrote it for a terrible bitch.. ahahaha” Tutti scoppiano a ridere nonostante la scarsa eleganza e brutalità della dedica, ma dopo quei diecimila Motherfucker al minuto l’atmosfera è talmente rilassata che chiunque prende tutto con la leggerezza e la goliardia che il contesto ci sta regalando.
Dopo un’attesa spasmodica, nella quale comunque il pubblico ha già pogato e cantato parecchio, arrivano sul palco finalmente anche gli Exodus, poco dopo la mezzanotte. Si inizia con The last act of defiance e Iconoclasm e subito appare chiaro a tutti che le sonorità delle origini, così violente e possenti, non sono state affatto accantonate e nemmeno troppo ammorbidite, come invece diversi critici musicali hanno sostenuto negli ultimi anni, anzi sono state semmai affinate e rese ancora più di impatto. Probabilmente riprese e riarrangiate con una maggiore consapevolezza delle proprie capacità e della straordinaria genilaità compositiva.

Si continua con Piranha e Shourd of urine, titoli ai quali vi sembra necessario aggiungere qualcosa?? Scherzo ovviamente, ma quello che arriva forte e chiaro anche a prescindere dal testo è un suono pieno di rabbia ma anche melodia, enorme potenza interpretativa di batteria basso e chitarre dalla quale scaturisce un suono solo in apparenza grezzo ma in realtà in cui nulla è lasciato al caso. I fans di vecchia data soprattutto, ma non solo, sono già totalmente entusiasti e in preda al delirio, un pogo così raramente l’avevo visto.
L’assenza di Gary Holth, dovuta ad impegni con gli Slayer, ha favorito il proporre una scaletta fortemente incentrata sui pezzi storici più che sull’ultimo album, con enorme giubilo dei fan!
Ad ogni modo, fan storici o meno, più si avanti con i pezzi suonati, più sale il coinvolgimento generale e tutti ci rendiamo conto che uno dei motivi principali per i quali la band è così meritatamente famosa da TRENTA anni è che riesce a personalizzare un genere solitamente piuttosto chiuso e serrato come il trash metal rendendolo qualitativamente sublime. E a chi in questi trent’anni ha provato ad emularli con scarsi risultati beh gli fanno una pippa!! Perdonate il francesismo ma era doveroso, e non penso proprio che gli Exodus se ne scandalizzerebbero soprattutto… 
Il culmine della serata si ha probabilmente su pezzi come Lesson in violence e Bonded by blood: in entrambe troviamo riff micidiali, unici, a dir poco strepitosi, che forse ricordano un po’ gli altrettanto storici Pantera, ma lo stile Exodus rimane assolutamente unico, un marchio di fabbrica che dopo trent’anni di carriera e tour, un po’ di panza e qualche capello bianco, non mostra assolutamente nessun segno di cedimento. Anzi, sono pronta a scommettere che possono tranquillamente continuare cosi altri trent’anni!

Il finale di Toxic Waltz e Strike of the beast si conferma decisamente all’altezza del resto della performance, intrise entrambe di una “sana”cattiveria ed incisività che spaccano le orecchie nel senso più piacevole del termine fino a restarti nel cervello per ore, forse giorni. Molti le hanno definite, soprattutto la prima, un vero “inno all’ammucchiata”… beh definizione un po’ grossolana ma che sicuramente rende l’idea, infatti anche chi è più stanco, dopo tante ore di pogo, subito torna attivo e carico per concludere in bellezza.
Oltre alla potenza dei riff e degli assoli (incredibili!) uno dei tratti principali degli Exodus che veramente cattura è la capacità di rendere in ogni pezzo un crescendo di intensità dei suoni, rallentamenti ed accelerazioni improvvise ed inaspettate che bruciano la folla e spingono chiunque ami il metal quasi a venerarli…

…e tra l’altro, sono tra i pochissimi, forse gli unici, che riescono a portare alto il trash metal anni 80 delle origini e a riproporlo con la stessa grinta e convinzione.
Bella serata davvero, decisamente una scarica di adrenalina che spesso ci sta benissimo. Grazie a tutti i musicisti che si sono alternati sul palco ed un ringraziamento speciale ai gestori e dipendenti del Blackout Rock Club, sempre così gentili e disponibili, oltre che organizzatori di serate di tale livello!


 Songlist:

1. The last act of defiance
2. Iconoclasm

3. Pirahna
4. Shroud of Urine
5. Brain Dead
6. Metal Command
7. And then there were none

8. Pleasures of the flash

9. A lesson in violence

10.Scar spangled banner

  11. Blacklist

  12. Impaler

  13. Bonded by blood

  14. War is my shepherd

  15. The toxic waltz

  16.Strike of the beast

Un ringraziamento speciale ad AL-Produzioni e Blackout rock club per averci ospistato durante questo evento


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