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Chris Cornell live @ Cavea del nuovo Teatro dell’opera di Firenze (testo di Stefano Capolongo, foto di Valentina Cipriani)

Salvatosi dalla distruzione fisica e psicologica che coinvolse moltissimi personaggi di spicco della scena Grunge anni ’90, Chris Cornell si affaccia ai giorni nostri in forma smagliante, con un carisma eccezionale e una voglia di fare musica mai sopita. Il tour che lo vede impegnato (in attesa del nuovo album dei Soundgarden) prende il nome dal suo ultimo lavoro, Songbook: letteralmente un canzoniere, un punto fermo nella carriera di molti artisti, utile per tirare le somme in un momento preciso della carriera e, perchè no, per ripartire con qualcosa di nuovo. Il progetto è ambizioso: una serie di date acustiche, in singolo, senza nessun accompagnamento se non in rari casi. Come unico supporto un set infinito di chitarre.
La cornice scelta per l’esibizione di stasera è la cavea del Nuovo Teatro dell’opera di Firenze, un’ambientazione moderna e minimale che permette (salvo eccezioni) una discreta visibilità e una buona acustica.
In apertura il giovane Paul Freeman, che senza entusiasmare troppo il pubblico riesce comunque a intrattenere con una buona carica e un repertorio interessante (i rimandi ad un primo Springsteen sono a tratti irritanti, ma si cerca il pelo nell’uovo).
Sono quasi le 22 e il sole si è finalmente coricato, donando un po’ di refrigerio agli astanti (i gradoni della cavea erano roventi) accorsi in una delle giornate più calde dell’anno, ora è IL momentoChris Cornellfa il suo ingresso in jeans e maglietta prendendo posizione nell’accogliente rettangolo allestito sul palco composto da un grande tappeto, uno sgabello, un telefono, un giradischi e il famoso set di chitarre. Significative le prime frasi, condite da un sorriso sincero ‘Fate quello che
volete, alzatevi, applaudite, cantate!’ : il pericolo che l’americano potesse avere atteggiamenti da prima donna viene subito fugato. E, anzi, il suo approccio è talmente positivo e carismatico al tempo stesso, da far ben sperare per le ore a seguire.
L’apertura è da brividi con Scar in the sky (dal suo secondo album da solista) che manda il pubblico immediatamente in visibilio, consapevole di avere di fronte il frontman di gruppi che hanno fatto storia: Soundgarden, Temple of the dog, Audioslave. Proprio su questa linea storica si snoda il concerto, brani storici dei Temple of the dog (come la fascinosa tripletta Wooden Jesus,Call me a dog e Hunger Strike) eseguiti con una carica e una passione mostruose, con reazioni forti soprattutto dai fan più

appassionati, che ricordano con molto affetto il progetto che oltre allo stesso Cornell, vedeva esibirsi gli attuali membri dei Pearl Jam.
Altrettanto apprezzati ovviamente i pezzi dei Soundgarden (Blow up the outside world, una particolarissima Outshined,Fell on black days) e degli Audioslave (Wide Awake,Like a Stone, Be yourself,I am the Highway).

Quasi 40 anni di musica rock, proposti con scioltezza e classe, in particolare su When I’m down e Scream, quest’ultima eseguita alla perfezione in barba a dei piccoli singhiozzi del giradischi che il divo di Seattle aveva utilizzato per accompagnarsi. Pochi cenni invece sulla vera incognita delle ultime uscite di Chris, la voce, quella stessa che molti credevano persa o distrutta e che invece è stavolta esplosiva e trascinante anche quando prestata a classici incastonati ormai nell’olimpo del rock come Comfortably Numb e A day in the life.

E’ un Cornell in grande spolvero anche per quanto riguarda la partecipazione col pubblico: esclamazioni, aneddoti (come quando spiega il suo amore per l’Italia, consacratosi con il tour per l’album dei Soundgarden, Ultramega OK, di cui custodisce ricordi belli ma offuscati”, fatto che scatena le risate del pubblico) e addirittura una passerella di strette di mano ai fan più calorosi accorsi in pellegrinaggio sotto il palco.
Dopo la classica e breve uscita di scena, altri quattro pezzi di encore che porteranno l’esibizione a un totale complessivo di quasi 2 ore e mezza (lui stesso affermava durante l’esibizione che per farlo smettere di suonare sarebbe dovuta intervenire la polizia!) tra cui la celeberrima e stupenda Black hole sun. Prima che si accendano le luci e che tutti riemergano dal loro sogno in cui hanno assistito ad uno show praticamente perfetto i miei occhi cadono su un particolare favoloso: la piccola e bionda Cornell Jr. che imita il papà suonando una immaginaria chitarra con indosso un t-shirt recante tre parole indimenticabili: BLACK HOLE SUN.
SONGLIST:
1.Scar on the Sky 

2.House Where Nobody Lives (Tom Waits) 

3.Ground Zero 

4.Wide Awake (Audioslave) 

5.Be Yourself (Audioslave) 

6.Can’t Change Me 

7.Man Of Golden Words/Confortably Numb 

8.Wooden Jesus (Temple of the Dog) 

9.Call Me a Dog (Temple of the Dog) 

10.Hunger Strike (Temple of the Dog) 

11.Sunshower 

12.Fell on Black Days (Soundgarden) 

13.Outshined (Soundgarden) 

14.When I’m Down 

15.Scream 

16.Blow Up the Outside World (Soundgarden) 

17.Seasons 

18.Thank You (Led Zeppelin) 

19.Like a Stone (Audioslave) 

20.Doesn’t Remind Me (Audioslave) 
Encore: 

21.Burden in My Hand (Soundgarden) 

22.I Am the Highway (Audioslave) 

23.Black Hole Sun (Soundgarden) 

24.A Day in the Life (The Beatles)

Un ringraziamento speciale a Daniele Dominici per l’aiuto




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