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Elio e le Storie Tese live @ Postepay Rock in Roma (testo di Flavio Centofante, foto di Federico De Dominicis)

Ogni concerto di Elio e le Storie Tese è un evento unico, perché come nella migliore tradizione zappiana e più in generale degli spettacoli di rock colto-demenziale, in ogni occasione ci sono variazioni sui brani, monologhi e battute ispirate direttamente dal pubblico della serata, e imprevisti o fortune uniche che determinano la direzione umorale dello spettacolo. Al concerto a Postepay Rock in Romal’hanno fatta da padrone due cose: la partecipazione del pubblico, a tratti insistente, a tratti volgare, a tratti comico; ma soprattutto il pollo. Cioè il pupazzo di plastica che Elio teneva tra le mani e che faceva un suono stridulo se premuto sul petto: accompagnando quasi ogni brano con la sua vocetta ridicola e divertente, è stato il vero eroe della serata, tanto che alla fine del concerto il pubblico incitava l’animale con dei potenti cori. Ma andiamo con ordine. Verso le dieci sale sul palco il secondo tastierista del gruppo, Santoman/Uomo, vestito con completo chiaro e papillon: preme un tasto al sintetizzatore e parte l’intro storico di Baba O’Riley degli Who. Lentamente entrano anche altri componenti del gruppo, tutti vestiti con completi eleganti e farfallino: Rocco Tanica, Mayer, Cesareo, Paola Folli. Rocco Tanica canta con grinta come se fosse Roger Daltrey e il gruppo lo accompagna alla perfezione. L’assolo che fu di violino lo fa Cesareo con la chitarra, e poi Rocco Tanica con le tastiere. Entrano anche Faso e, infine, Elio, che indossa un completo arancione chiaro molto originale. Ovazione del pubblico. 
E’ un’apertura col botto. 
Il pubblico alza le manie e urla mentre alle sue spalle si vedono i paesini dei castelli illuminati di tanti puntini gialli. Subito dopo si prosegue con Burattino Senza Fichi, la spassosa Pilipino Rock e Omosessualità. I pezzi vengono pescati un po’ da tutta la loro discografia. Elio, come è solito fare ai concerti, spiega attraverso lunghi monologhi demenziali quello che stanno per eseguire. Dice che vogliono toccare molti argomenti salienti, stasera, e che alcuni temi molto sentiti attualmente loro li avevano già analizzati attraverso una canzone tanti anni fa. Pilipino Rock tratta del lavoro nero e dell’immigrazione, Omosessualità del modo di rapportarsi al diverso, anche se Elio spiega che Povia ha spianato ulteriormente la strada, fra le risate della platea. 
Il pubblico urla il nome di Mangoni che ancora non si è visto, ma Elio ribadisce che non fa ancora parte del gruppo, e quindi non può stare sempre sul palco. Paola Folli infine, che collabora con gli Elii fin da Cicciput e che ha preso parte a svariati tour come seconda voce (stupenda), è un po’ l’eroina della serata: alla fine di ogni singolo brano, Elio ricorda il suo nome, spiegando quanto sia brava e irraggiungibile; proseguirà a fare così per tutto il concerto, quasi fino allo sfinimento. E visto che due giorni fa è stato il compleanno di Paola, il pubblico intona ogni cinque minuti “Tanti auguri a te”, accompagnato dalle mani di Elio che dirige. Nel frattempo ha fatto la sua comparsa il pollo, che ogni cinque minuti viene strizzato emettendo nel microfono un verso stridulo, fra le risate del pubblico ma anche del gruppo che, accortosi del potenziale comico del pennuto di plastica, prosegue ad usarlo. 
Oltre il velo demenziale della musica degli Elii, si sa, in molte canzoni vengono trattate delle tematiche importanti, e anche stasera non vengono abbandonate: una fra tutti Parco Sempione, che critica lo sfacelo urbanistico che ha investito Milano eliminando quasi completamente le aree verdi, complici anche le decisioni prese dalla giunta Moratti e dalla Regione Lombardia di Formigoni (citato da Elio). Quando invece eseguono Enlarge your penis Rocca Tanica spiega cos’è internet, principalmente citando parole chiave di siti pornografici. Mangoni nel frattempo ha fatto la sua comparsa sul palco, usando costumi al limite della decenza: piume di struzzo, tacchi a spillo, cappelli enormi. Personaggio storico del gruppo, come nella migliore tradizione zappiana, aggiunge quel tocco di demenzialità e cabaret nei live dal vivo, oltre ad alcuni inframezzi vocali. Poi è il turno di Rock ‘n’ roll, e Mangoni si presenta sul palco vestito da Freddie Mercury con tanto di lungo mantello rosso, baffi finti  e corona in mano, evidente metafora del rock ‘n’ roll. 
Elio lo insegue e per qualche strana ragione finge di picchiarlo ripetutamente lasciandolo a terra privo di sensi. Viene dunque eseguita una versione eighties di La bella canzone di una volta, usando come base una variazione della splendida New Frontier di Donal Fagen, alla quale viene poi attaccata Discomusic. Il pubblico balla e ride. Elio e soci mostrano ancora una volta che grandi musicisti siano, muovendosi fra citazioni, variazioni musicali e sonorità pazzesche. La sezione ritmica è grandiosa come sempre, in particolare il batterista svizzero Mayer è in stato di grazia. “D’altronde” – spiega Elio – “tutti sanno che la Svizzera è la patria mondiale del batterismo.”Fra le lunghe cavalcate strumentali del gruppo e i versi del pollo, si arriva alla fine del concerto con Evviva e La Visione, dove c’è un grande duetto rap fra Elio e Mangoni vestito da Mc con tanto di canottiera dei Lakers. Poi il gruppo esce per qualche minuto mentre il pubblico urla in attesa del bis. Che arriva, con la storica Tapparella, uno dei pilastri del gruppo. Ancora una volta la serata si chiude col pubblico che batte le mani a mò di curva di stadio mentre intona “Forza Panino!” Poi il gruppo si prende per mano, e come se avesse appena finito di recitare un’opera teatrale (in effetti non è proprio sbagliato) si inchina verso il pubblico sotto le note della Turandot di Puccini. Che gran gruppo, uno dei più grandi e originali di sempre in Italia. Quando gli Elii hanno lasciato il palco e i roadie iniziano a mettere a posto, il pubblico sta ancora urlando: “Pollo! Pollo! Pollo!”

Un ringraziamento speciale a Daniele Mignardi Promopress Agency e Postepay Rock in Roma per averci ospitato durante questo evento


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