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Fast Animals and Slow Kids + Disquieted By + Plutonium Baby live @ Nel Nome Del Rock (testo e foto di Stefano D’Offizi)

Nel Nome Del Rock presenta la terza serata del programma in un sabato dal caldo torrido, salutando immediatamente gli Unkle Frank che per motivi familiari non hanno potuto prendere parte alla manifestazione, ovviamente anche Relics manda i migliori auguri da parte di tutto lo staff e dei suoi lettori con un caldo abbraccio.

Il fine settimana si sà, smuove molta più gente, il giorno successivo pochi dovranno tornare a lavoro e c’è sicuramente tempo per una birra di più accompagnata da buona musica, soprattutto con queste band in cartellone. Il tema della serata è la Follia, nel senso più stretto dettato dal termine, come vedremo più avanti, tutti avranno qualcosa da ricordare dopo un simile show, carico di adrenalina, potenza, pazzia e Rock ‘n Roll.
La prima band ad esibirsi sono i Plutonium Baby, prendono il nome da un epico horror di Ray Hirschman e suonano un Garage elettrico dallo stile Rock ‘n Roll davvero trascinante. Il trio è formato da Daniela Black Guitarra (voce, synth ed ovviamente chitarra), Federico Feith Da Grave (batteria) e Filippo Fil Sharp (voce, synth e chitarra anche lui), la prima proveniente da un precedente progetto chiamato Motorama, mentre i restanti, ex Cactus.

Ritmi sostenuti si intervallano a schitarrate tra il Punk ed il Rock più classico, il tutto perfettamente legato da approcci elettrici di un synth che ha tutta l’aria di un vecchio Moog anni settanta riadattato a sonorità più moderne. Molto interessanti e divertenti gli scambi di strumento che vedranno alternarsi tra synth e chitarra, una Black Guitarra dal look notevole ed un Fil Sharp concentratissimo che chiede ai compagni di suonare qualcosa mentre accorda la chitarra tra un pezzo e l’altro, raccogliendo solo un silenzio e le facce divertite dei suoi compagni, come a dire “Rilassati Fil!”. Il trio ha pubblicato il primo lavoro lo scorso settembre, sotto Ghost Highway Records, un vinile in edizione limitata di soli 340 esemplari (Margaret Doll Rod/Plutonium Baby). Voce dotata e squillante, ritmo ed acido, che altro chiedere? Salutano dal palco dopo essersi divertiti ed averci stupito, difficilmente le band di apertura hanno tanta qualità come a Nel Nome Del Rock, specialmente in questa edizione.

Si prosegue la serata Follia con i Disquieted By, una band dai toni forti ed accesi, insolitamente Hardcore, assolutamente pazzi ed infinitamente divertenti, oltre ovviamente che ottimi Rockettari vecchio stampo. I Disquieted By salgono sul palco quasi completamente al buio, mentre l’unico faro acceso illumina il loro frontman…
…ora, che non si trattasse proprio di gente sana di mente lo si era capito dalla biografia pubblicata sulla loro pagina FB, ma che fossero proprio dei folli senza alcun limite era ancora da scoprire!
Un energumeno tutto pancia, barba e mutande che torreggia di fronte alla folla che nel frattempo si è ammassata sottopalco, tanto per assistere da vicino a quanto sta accadendo. Costui, oltre ad essere pazzo marcio, se ne sta a fissare la folla con la cattiveria che solo il caro Magneto (il cattivo degli X-Men n.d.r.) potrebbe eguagliare,  poi improvvisamente parte la musica, e giù che si esibisce in una sorta di danza thrash tribale che ha vagamente del leggiadro (ma molto vagamente!).

Un accostamento assurdo tra musica (un hardcore macchiato di blues) ballo (peserà almeno cento chili ma non si ferma un attimo) e voce (un growl a squarciagola tipico di un hardcore estremizzato all’ennesima velocità), incantando quanti hanno riempito l’area concerto per gustarsi lo show. Proprio quando l’accordo sta raggiungendo l’apice, la band si blocca improvvisamente, un taglio netto per dare voce al proprio frontman “La pasta era fantastica, mentre sugli Hot Dog avrei aggiunto un pizzico di cipolle” ripartendo nuovamente in quarta con la stessa rapidità, lasciando tutti di stucco e guadagnando la prima vera ovazione della serata. Stacca il microfono dal cavo continuando a cantare ora dal cavo, ora dal microfono, ed ovviamente non esce alcun suono, poi scende dal palco e bagnandosi la mano, ci benedice tutti come farebbe il papa, passando la mano “benedicaendi” sulla fronte di tutto il pubblico in prima fila (me compreso).

Tutto nasce dalla fusione di idee di David (ex Nativist), Boa (già con Mrs.Fletcher) e Giova (May I Refuse) portate quindi in studio con il recente album intitolato Lords of Tagadà (Sons of Vesta & To Lose La Track, 2012) ed eseguite infine su questo palco che ovviamente valorizza al massimo chiunque vi metta piede. La loro esibizione è energica quanto basta da richiamare l’attenzione di parecchia gente sottopalco, lasciare un ottimo ricordo della loro potenza e del loro sound ed ovviamente raccogliere una seconda ovazione al saluto finale.

Gli applausi continuano anche quando si spengono le luci, questa follia è del genere preferito dal Popolo del Rock, ed è proprio per questo che molti rimangono sotto al palco per attendere la prossima band.
Trattandosi di una serata a tema, ovviamente non ci si scosta troppo dal seme della follia che alberga nelle scellerate teste di ogni Rockettaro che si rispetti, ed è per questo che la sfrontatezza dei Fast Animals and Slow Kids si dimostra genuina e tangibile già dai primissimi accordi. Certo è, che esibisrsi subito dopo l’incredibile prestazione dei Disquieted non è facile, e nonostante la loro giovane età (hanno tutti sui vent’anni o poco più) dimostrano di saper tenere il toro per le corna ottenendo l’attenzione del pubblico. Aimone Romizi (voce e chitarra) è buffo, dissacratore e presenta ottimamente la sua band: “SalvesiamoifastanimalsandslowkidsveniamodaPerugiafateciunapplauso…
mannaggialcazzo!” affiancato da una compagine acustica che sa suonare eccome. 

Il loro sound è compattissimo, studiato e potente, probabilmente si prendono sul serio molto più di quanto non diano ad intendere. Completano la formazione Jacopo Gigliotti (basso), Alessandro Guercini (chitarra) e la straordinaria potenza di Alessio Mignoli (batteria). Aimone si sbrodola, scende più volte dal palco per ballare e pogare con il pubblico, s’arrampica alla struttura del palco arrivando in alto, molto in alto, quasi fino alla copertura, poi scende e corre giù tra la folla, sparendo dalla vista del pubblico, per tornare armato di un bambino preso chissà dove (uno dei figli di chi ha organizzato l’evento n.d.r.) che deposita sul palco per farlo ammirare a tutti, infine scoppia in un discorso che convincerà il pubblico a partecipare in modo ancora più attivo “Questo festival si chiama Nel Nome Del Rock, e mannaggialcazzo voglio vedervi saltare!”
Brani come Lei, Copernico o Gusto (di cui impazza sul web un videoclip divertentissimo) attirano il pubblico come api sul miele, e se prima era leggermente restio a partecipare allo show, ora salta a ritmo e c’è ormai dentro con tutte le scarpe.

Infine salutano e spariscono dietro le quinte fra gli applausi e le grida di un pubblico che non vuole saperne di lasciarli andare, iniziando a chiedere il bis e sbraitando sottopalco. Stremati ed affaticati, i F.A.S.K. tornano infine in scena, invitando alcuni esagitati a salire sul palco per concludere con loro la serata. Uno spettacolo davvero divertente, carico di Rock ‘N Roll, energia e come detto fino ad ora, follia incontenibile.
La serata si chiude con il DJ Set improvvisato per coprire i minuti lasciati vuoti dalla mancata esibizione degli Unkle Frank, Dj Turtle Flavour si colloca al centro del palco con la sua console, neanche il tempo di realizzare cosa stia accadendo e già si balla a ritmi trance-dub ottimamente mixati.

Una conclusione insolita per Nel Nome Del Rock, anche se tutti sembrano apprezzare e divertirsi, che sia il primo post live di un certo tipo?




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