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Management del Dolore Post Operatorio + Rivolta + Mia Wallace + Jack the Hustler live @ Nel Nome Del Rock (testo e foto di Stefano D’Offizi)

Seconda serata del festival Nel Nome Del Rock a Palestrina, quattro band a dividersi il palco ed un pubblico davvero numeroso che va pian piano aumentando. Anche stavolta artisti di ottimo livello, forse meno singolari della giornata precedente, fatta eccezione per i Management del Dolore Post Operatorio che chiuderanno la serata… ma andiamo con ordine:
Jack the Hustler, la prima formazione a solcare il palco in questa seconda data, si tratta di una band  molto interessante che propone una sorta di Funk-Indie con testi in Italiano, ottima sessione ritmica formata da Dario Fiorentini (basso) e Timoteo Rondina (batteria) a far da cornice alla voce ed alla chitarra di Giacomo Mattogno.
Suoni semplici e di facile ascolto, con varie venature Funk che riportano spesso alle fasi più melodiche dei migliori Red Hot Chili Peppers, miscelate sporadicamente ad inclinazioni elettriche quasi acide. Come spesso accade, il pubblico non è immediatamente numerosissimo e ricettivo, ma è anche ora di cena e molti stanno mangiando e bevendo nell’area di ristoro offerta dal festival. Nonostante tutto, sottopalco le voci si fanno sentire… pochi ma buoni insomma.
Chitarra graffiante e spigolosa, puramente Funky, sapientemente legata ad una voce che convince gli amanti del genere, ottimamente affiancata alle ritmiche sostenute della band. Verso la fine dell’esibizione, ospitano sul palco nientepopòdimeno che Dart Vader, armatosi per l’occasione di sintetizzatore invece che di spada laser, una trovata d’effetto che diverte e strappa parecchi sorrisi.
I ragazzi ci credono il giusto, senza strafare e senza perdersi in inutili voli pindarici, il giusto bilanciamento tra serietà, fantasia ed umiltà.
Tocca quindi alle Mia Wallace
Vorrei spendere qualche parola di supporto per queste ragazze che “si sono fatte da sole” come si dice in certi casi, esistono ormai dal lontano 2004 ed hanno affrontato tutte le difficoltà che si possono incontrare in un iter tanto lungo quanto difficile: suonare il Rock in Italia e cercare di essere prese sul serio in quanto donne, che inutile dirlo, è sempre una parentesi abbastanza dura.
La costanza e la coerenza di questa band, risultano sicuramente come il loro punto di forza, leggitimando gli sforzi fatti fino ad ora, senza ovviamente tralasciare la qualità di una voce che dimostra forza e personalità. Alessandra Annibali (voce e chitarra) dirige questa carovana Rock, seguita a ruota da Valentina Carta (chitarra) e Micol Del Pozzo (basso), con l’aggiunta del nuovo batterista Pasquale Montesano, unico elemento testosteronico. Energia e rabbia in riff puramente Rock senza troppi fronzoli, testi in Italiano che rimandano spesso ad un amore crudo e verace, storie di vita vissuta in chiave realistica e disincantata, non senza un tocco di velata poesia che non guasta mai. Si agitano su questo splendido palco, cercando molto spesso l’intesa tra di loro e con il pubblico che nel frattempo è aumentato di numero, lasciandolo interagire in modo genuino, fra headbanging improvvisato e cori da stadio. La sempre sorridente Alessandra risponde divertita al famoso coro “oh le lle… olla lààà” con tranquillità ed autoironia “Grazie, era dal 1988 che non lo sentivo…”.
In definitiva un’ottima prova per le romane Mia Wallace, nonostante la tensione nel dover affrontare un simile palco, segno di maturità e personalità.
Qualche minuto di attesa ed è il momento dei Rivolta, band proveniente da Civitavecchia capitanata da Gabriel Maurelli (voce e basso) e completata da Giordano Tricamo (batteria) e Luca Laudi (chitarra). Perfettamente in linea con lo stile puramente Rock della serata, leggermente più adrenalinici e rabbiosi, come suggerisce il loro nome, hanno voglia di stupire e di stupirsi, senza mai abbassare il tiro. Potenti e decisi, dimostrano immediatamente di saperci fare, grazie ad un groove davvero imponente che raccoglie subito il consenso del pubblico. Il loro messaggio, neanche a dirlo, è di ribellione verso la conclamata inclinazione di un certo “Rockucolo Italiano” particolarmente incline al pressapochismo ed al compromesso, ben decisi a proseguire per la propria strada senza mai abbassare la testa. I Rivolta sono un gruppo di qualità oltre che quantità, potenza tribale e particolarmente forte, un sound che si sposa perfettamente col Rock ‘n Roll ma a sprazzi anche duro e rilassato al tempo stesso, senza disdegnare la melodia o sottomettersi alla distorsione.
Anche qui ci sarebbe da approfondire, quindi sappiate bene che Relics attende l’uscita di un vostro disco, non fateci aspettare troppo.
Segue una lunga attesa prima che i Management del dolore Post Operatorio possano finalmente comparire sul palco, intanto il Popolo del Rock s’è riunito nella platea come accade nelle grandi occasioni, certi di vedere qualcosa di speciale, un’attesa che vale la pena di affrontare senza giri di parole. La loro filosofia è stramba ma comprensibile, si tratta principalmente di lottare contro tutti i finti buonisti, con ironia verbale e non, condannando il puro opportunismo, o come dicono semplicemente loro “L’unica alternativa al dolore è il piacere, in ogni sua forma più personale ed astratta”, si autodefiniscono “Poeti Provinciali”, sfoggiando uno show davvero degno di nota. 
Il loro Rock è di livello, e la loro esibizione molto divertente, simulano scene di sesso e di guerra, investendo con una buona dose di follia più o meno recitata, quanti si trovano sotto al loro palco, senza vergogna e senza badare alle proforme dettate dal caso che vuole il rocker bello e dannato o semplicemente violento. Indossano vestiti di scena particolarmente bizzarri, a cavallo tra il palio di Siena (scusate il gioco di parole) ed una vacanza Hawaiiana alla Magnum P.I.
Luca Romagnoli (voce e follia) corre da un lato all’altro, si arrampica alla struttura del palco rischiando anche di cadere addosso a Marco Di Nardo (chitarra) in più di un’occasione,  in Pornobisogno simula (neanche troppo) atti osceni in un luogo che più pubblico di così non si può e scimmiotta scherzosamente le forze dell’ordine in Signor Poliziotto, fino a sputtanare pubblicamente Baudelaire o Buckowski, senza farsi alcun problema. Andrea Paone(basso) e Nicola Ceroli (batteria) completano la formazione con ritmiche spesso articolate ed un sound avvolgente, integrando perfettamente lo spettacolo offerto dal quartetto. 
Il nuovo singolo di recente uscita, Palazzi (di cui uno splendido videoclip che già impazza sul web) spopola e fa cantare il pubblico all’unisono, costringendo infine la band a ripetere due canzoni della scaletta come Bis, tanto acclamati che ala fine, la platea ne vuole ancora, e Luca Romagnoli si caccia via da solo “Eh, non pensavate mica che le risuonavamo tutte!”.
La band funziona e cattura occhi ed orecchie, ma anche le idee e le emozioni, che altro chiedere? Da entrambe i lati intendo?


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