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Bush live @ Circolo degli Artisti (testo e foto di Matteo Pizzicannella)

A volte ritornano, a volte nella storia della musica band ormai date per morte tutto ad un tratto si ripresentano al pubblico come se nulla fosse cambiato.

Ma nella maggior parte dei casi MOLTO è cambiato, cambiano i musicisti, le canzoni, lo stile e anche il talento, così il risultato è un vergognoso flop.
Ma capita anche che un musicista ritorni perchè magari ha ancora qualcosa dentro, una scintilla, un’ispirazione, o semplicemente ancora qualcosa da dire, e allora…
E’ il caso dei Bush. Questa band inglese è stata tanto amata dai proseliti del grunge, quanto ignorata dal grande pubblico che non gli ha mai riconosciuto i giusti meriti, nata nel 1992, sciolta dopo dieci anni di carriera e di nuovo in sella dopo altri dieci anni.
Praticamente la metà della loro vita artistica l’hanno passata ognuno per i fatti propri.
Ma ci sono frontman, come il buon caro Gavin Rossdale, che sono capaci di trascinare ancora una platea per due ore di concerto con una energia che raramente si può vedere in un musicista.
I Bush sono tornati e sono in grandissima forma, sono rimasti due elementi della band orignale, Rossdale e il batterista Robin Goodridge, e ne sono arrivati due nuovi, Chris Traynor e Corey Britz; hanno pubblicato un nuovo album nel 2011, The Sea of Memories, e sono in formissima.
L’attacco del concerto è micidiale, Machinhead, uno dei loro brani più amati e anche uno dei più energici.
I Bush ripescano a piene mani dai loro vecchi album, intercalando sapientemente estratti dell’ultimo lavoro, Chemicals between us da il via ad altri successi del passato come l’indiscutibile Swallowed o Greedy fly.
Durante la serata si crea una atmosfera fantastica, Rossdale entra in contatto con il pubblico e riesce ad instaurare un rapporto quasi di amicizia come se ci si conoscesse da una vita e stasera facessimo festa tutti insieme.
Con un italiano arrangiato, aiutandosi con spagnolo e inglese, Gavin scherza con il pubblico, lo coinvolge e lo fa sentire parte importante e fondamentale della serata ma anche della carriera intera della band, come è giusto che sia.
Si può giocare con Rossdale, lo si può prendere in giro perchè ha magari più attenzione all’apparenza che alla sostanza, la voce non è certo in grandissima forma, ma certo gli va riconosciuto di avere una riserva di energie inesauribile. Suona, canta, salta, balla, scende dal palco per andarsi a fare una passeggiata sul bancone del Circolo degli Artisti, è una vera forza della natura, e questo fa impazzire chi ha la fortuna di vederlo.

Il concerto va avanti sempre al massimo Alien, Afterlife ed infine Little things chiudono questa prima parte fenomenale di serata.
Giusto il tempo di riprendere fiato e i Bush tornano sul palco, ma stavolta commettono un errore.
Al rientro della band cominciano a volare note di una canzone ben nota a tutti (almeno spero), è lei o non è lei, si è lei, uno dei più grandi brani mai scritti nella storia della musica, Breathe (spero sappiate a chi appartiene!).
Suonare uno dei pezzi più belli di una delle band più importanti (per me la più importante) nella storia di tutta la musica è un azzardo non facilmente perdonabile a qualsiasi musicista, non solo ai Bush.
Tra il pubblico parecchi storcono il naso, altri rimangono inorriditi, qualcuno accanto a me cerca di giustificarli “…no…ma è che questa…non la puoi suonare con una Les Paul….ci vuola una Stratocaster…senti come viene diversa….”, certo che sento come viene diversa, ma non è la chitarra il problema, è che loro non sono i Pink Floyd, e soprattutto sul palco non c’è “sua magnificenza” DAVID GILMOUR!!!

E va bene, un errore può capitare, anche se a mio parere piuttosto grossolano, si può sopravvivere penserete, e sarei daccordo, senonchè finita Breathe, i Bush attaccano con Come Togheter, si lei, quella dei Beatles.
E ma allora ve la cercate, va bene una cover azzardata ma addirittura due mi sembra eccessivo, sembra di essere ad un serata di discoteca rock.
Finalmete finisce anche questa, e si torna ai loro pezzi lasciando in pace i mostri sacri e chiudendo questa non fortunatissima parentesi. Glycerine e Comedownchiudono questa serata, quasi perfetta fino alla fine e poi in parte rovinata da due scelte disgraziate, poi magari si trattava semplicemente di un omaggio, anche se in molti non l’hanno vista così.
Possiamo andare a casa soddisfatti comunque di una performance di altissimo livello, ripescando ricordi di quasi vent’anni fa legati alle canzoni dei Bush, e dopo aver imparato che anche i ricchi, famosi, e amati dalle donne, ogni tanto fanno una cazzata, anche loro sono umani (figuratevi noi peveri disgraziati n.d.r.). 

Un ringraziamento speciale allo staff del Circolo degli Artisti per averci ospitati durante questo evento

Songlist: 

Machinehad
All My Life
The Chemicals between us
The Sound Of Winter
Everything Zen
Swallowed
The Heart Of The Matter
Prizefighter
Stand Up
Greedy Fly
Alien
The Afterlife
Little Things
Breathe (Pink Floyd cover)
Come Together (Beatles cover)
Glycerine
Comedown


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