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Café Noir, accoltellando le palle del Vile (di Stefano D’Offizi)

Incontrare i Café Noir prima di una loro esibizione, ascoltare i loro intenti e fargli qualche domanda per capire meglio i loro punti di vista. Abbiamo parlato altre volte delle loro performance live e del loro EP Il Coltello del Vile.
Sono personaggi reali, persone “normali” per quanto il termine possa avere un significato, disponibili al confronto ed al racconto.
Ecco cosa è uscito fuori dal loro incontro… 
Relics: Il Coltello del Vile è un E.P. autoprodotto, si tratta di una scelta, di una necessità oppure entrambi?
Alessandro: Principalmente si tratta di una vera e propria scelta, non ci interessano le grandi produzioni, ci interessa invece di poter autoprodurre quello che siamo, quello che vogliamo suonare. Aver lavorato in passato con determinati tipi di produzioni, dove si cerca di avere un “punto d’incontro” fra l’artista ed il “resto”, dove si cerca di mettere determinate condizioni… è bastato tutto questo per decidere e fare di testa nostra, ci siamo detti “Autoproduzione” e facciamo quello che ci pare, con la coscienza e la certezza di farlo bene. (Tutti annuiscono)
Relics: Bene, i vostri testi sono crudi e drammatici, spesso anche taglienti, c’è dell’autobiografia in quello che scrivete?
Maurizio: Anche, ma anche no… (sghignazza divertito) per quanto mi riguarda spesso, abbiamo scritto di alcune situazioni che ci appartengono in prima persona, ma la verità è che non c’era la cruda volontà di scrivere in modo drammatico o tagliente, la verità è che la bassezza dell’uomo è venuta a galla da se… e poi mi sono rotto il cazzo di sentir parlare d’amore.
Dario: In effetti è inevitabile finire per raccontare storie della propria vita, episodi che in qualche modo hai voglia di romanzare, magari proprio in tinta “Noir”, passione che rasenta il delitto, che rasenta il peccato…
Relics: siete originali e forti, questo è fuori da ogni dubbio, avete parecchie venature New Wave, nonostante questo non sembrate portare con voi il marchio degli anni’80, motivo?
Alessandro: perchè siamo noi e basta! Veniamo tutti dagli anni’80, tranne il nostro nuovo batterista (Davide Diana), ed era inevitabile che l’ispirazione madre provenisse dalla Wave’80.
Maurizio: c’è da dire che ascoltiamo tutti generi molto differenti fra loro, ad esempio per quanto mi riguarda, il rock italiano degli anni 90 ha giocato un ruolo fondamentale, anche se in generale credo sia stata molto sottovalutata. Marlene Kuntz, Massimo Volume, tutto il movimento creato da I Dischi del Mulo e Mescal, un panorama incredibile per gli anni’90.
Dario: ovviamente si rimane affezionati agli ascolti adolescenziali, però si cresce e si impara ad apprezzare ed ascoltare tutta la musica.
Pier Luigi: Gli anni 80 hanno avuto genialità: il Minimalismo è la musica, e questo si rispecchia anche in quello che proponiamo noi, forse in una chiave ancora più minimale, evitando venature barocche e costruendo la nostra strada.
Relics: che cosa vorreste fosse recepito più di tutto da chi vi ascolta per la prima volta?
Pier Luigi: io vorrei che intanto fosse recepito…
Maurizio: (dopo aver scrollato la testa) non mi pongo il problema, quello che viene fuori è un “vomito” e spero che a qualcuno facciamo anche schifo, questo proprio perchè… non mi pongo il problema…
Relics: rispetto alla dilagante ondata “Indie” che invade tutto il panorama underground non solo romano, se doveste autodefinirvi, come collochereste i Café Noir?

In Coro: Sessualmente scorretto! (risate generali)

Relics: Ottima risposta… ora vorrei sapere quali sono le vostre band preferite, cosa vi ha stregato maggiormente e se ne sentite un pizzico nei Café Noir.
Alessandro: abbiamo iniziato proponendo musica molto “Filmica” come anche scritto nel nostro sito, suonavamo senza uno straccio di schema, attaccando da una nota a caso sulla quale costruivamo il pezzo. Personalmente ho sempre cercato di non essere troppo riconducibile a quanto si ascolta già in giro.
Dario: facciamo Jazz! (altre risate) come il trombettista di Novecento, nel libro di Baricco… Il vero fattore scatenante è la voglia di salire sul palco, scatenarci a vicenda, e se non suoniamo siamo tutte persone peggiori, potremmo diventare assassini, stupratori…
Maurizio: o magari tutto il giorno su siti porno… almeno suonando abbiamo mezza giornata occupata! (risate scroscianti)
Relics: tutte le band hanno un cavallo di battaglia, qual’è il vostro?
Alessandro: Il nostro cavallo di battaglia è Johnny Darko, e non lo suoniamo mai, non riusciamo a riproporcelo in sala prove, viene ascoltato e scaricato tantissimo dal Web e ne abbiamo arrangiato anche un video, ma non riusciamo proprio a suonarlo, è una cosa molto strana, ma quello per me è il pezzo Noir per eccellenza.
Maurizio: qualcosa di personale, il brano che preferisco, sintetizza perfettamente quel tipo di atmosfera, ma non lo abbiamo ancora registrato da nessuna parte. Spero di farlo presto ovviamente, si tratta di un pezzo molto atmosferico che lascia molto spazio al testo, minimalista.
Dario: la stessa Johnny Darko è così, infatti inizialmente si chiamava “Il pezzo Aereo”, un brano sospeso con il testo in primo piano.
Relics: a quando il prossimo passo? Quando avremo un album intero?
Dario: presto, molto presto. Già questa estate andremo a registrare altri tre pezzi che usciranno per conto loro, è ancora presto per un disco intero.
Alessandro: anche perchè abbiamo da poco un nuovo batterista, che dovrà prima di tutto integrarsi anche a livello compositivo. Uscirà un disco completo prima o poi, magari anche in modo libero ed indipendente, questo perchè non chiediamo un ausilio puramente economico, vogliamo solo degli spazi in cui poterci esprimere liberamente, senza snaturare il nostro lavoro. Il Coltello del Vile rappresenta proprio questo, passiamo giornate intere a proporci in modo autonomo. Questo anche perchè la musica, soprattutto in questo momento, non è difficile da suonare o registrare, piuttosto farla ascoltare e proporla.
Davide: un disco ha un’esigenza espressiva che deve essere netta, chiara, e se manca questa chiarezza d’intenti, vuoi per motivi pratici, al di là dei feeling musicali. Il mio ingresso nella band è piuttosto recente, ed ovviamente anche questo avrà una proiezione a livello artistico, un effetto ancora da scoprire. Fare un disco vuol dire incanalare in dieci pezzi un’idea precisa, una proposta musicale che per il momento è ancora in via di sviluppo… basta aspettare e vedere come si evolve il tutto.
Relics: se i Café Noir non fossero una band rock, ammesso che lo siate, cosa sareste?
Alessandro: se non fossi in una band rock? Sarei un “Rockman”… senza band.
Dario: sarei un pizzettaro porc**** (risate generali prolungate).

Maurizio: sarei una persona che sta comunque tutto il giorno ad ascoltare musica… comunque.

Pier Luigi: sarei esattamente quello che sono adesso.
Davide: non potrei farne a meno, non è una scelta insomma.
Relics: come e quanto vorreste evolvervi?
Alessandro: l’evoluzione dei Café Noir è un processo che avviene ogni giorno, tutto sta nel proporsi il più possibile. Il nostro intento è quello di suonare e lasciare il nostro messaggio.
Dario: siamo come l’universo, in continua espansione. L’evoluzione è un’opportunità e di base siamo un progetto aperto. Ci sono degli intenti ovviamente, un senso da seguire come base, parte tutto da quello.
Maurizio: anche il non escludere qualcosa… Si lavora su quanto colpisce tutti e cinque ovviamente.
Pier Luigi: in effetti non è facile da etichettare, quando siamo in sala lavoriamo contemporaneamente, è un po’ come dire che due persone insieme fanno una terza persona.
Relics: avete mai avuto orientamenti politici nella vostra musica?
Alessandro: politici no ma, una certa inclinazione nervosa sul sociale, incazzati con quello che rappresenta la società… quello si. Di schieramenti politici non ne abbiamo, anche perchè non ci sembra neanche più il caso.
Dario: nel senso greco del termine si, nel senso del partito ovviamente no.
Relics: cose vorreste tagliare con la lama del Coltello del Vile?
Dario: le palle del vile (risponde di getto ed aggiunge), il Vile da la coltellata e nasconde la mano, dovrebbe tagliarsi da solo proprio un quel momento per quanto mi riguarda.
Alessandro: l’ipocrisia che c’è nel mondo della musica; andiamo a vedere il gruppo figo, il gruppo sponsorizzato dalle radio perchè dietro spesso ci sono dei soldi, non è certo un segreto. Si dovrebbero pagare biglietti di cinque euro per vedere in posti semplici gente che suona ad un livello fenomenale, come ci è capitato qualche tempo fa con No Hay Banda Trio, o gli stessi EIlDentroEIlFuori, un genere che normalmente non mi viene da ascoltare, nonostante questo sono rimasto comunque sconvolto. Vorrei che Il Coltello del Vile tagliasse fuori la gente che segue le mode piuttosto che quanto sta accadendo veramente sul palco. Questo perchè il Vile è il vigliacco, come diceva Dario prima, quello che ora non ha le palle. 

Ci salutiamo a continuiamo a bere e chiacchierare allgeramente, prima di poterli vedere dal vivo per l’ennesima volta. Continueremo a seguire questa band con ammirazione e dedizione, siamo sui loro passi già da un po’ ormai, attendiamo solo il loro prossimo passo che mi pare già di aver visto in giro per il web col titolo di “Delirio”.
Siamo stracuriosi!
 


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