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Paradise Lost + Soen live @ Orion live club (testo e foto di Stefano D’Offizi)

I Paradise Lost sbarcano a Roma, più precisamente a Ciampino, sul palco dell’Orion live club, una delle cornici più pittoresche e preparate della zona. Dopo essere stati a Milano (Alcatraz n.d.r.) hanno radunato un pubblico non esattamente numeroso, ma come accade spesso con eventi di questo genere, si tratta dei soliti “pochi ma buoni”.
A fare qualche calcolo (con la struttura circolare di questa location è davvero difficile essere precisi) si tratta probabilmente di circa quattrocento persone, testa più testa meno, ma a parte la sala che nonostante un numero simile appare mezza vuota, la nuova stagione di Relics riparte proprio da questa data, proprio oggi che compie il suo primo anno di esistenza…
Auguri Relics!
A festeggiare con noi (ovviamente a loro insaputa) i Paradise Lost che presentano il loro nuovo lavoro dal titolo Tragic Idol, forti del loro tour che toccherà tutta l’Europa e che a dicembre giungerà negli States. Ma la vera scoperta della serata sono il cosiddetto “gruppo spalla”, quelli che solitamente accompagnano la band principale e che spesso vengono messi ai margini della serata in attesa degli headliner.
Questa volta non è stato così, affatto direi, ed a quanto pare non sono stato il solo a pensarlo…

I Soen dimostrano un carattere invidiabile, una tecnica sopraffina ed una fantasia  melodica incredibile. Conoscevo già il loro disco d’esordio (Cognitive) ed ero rimasto davvero colpito dalla qualità del loro sound e della loro potenza, quando ho letto che venivano all’Orion sono andato su di giri, sperando che le aspettative non fossero tradite come accadde con i Tool nel lontano 2006 (band che gli viene spesso affiancata per analogie melodiche). Questa super-band spazia tra metal ed un progressive dai suoni moderni e dinamici, vantando una batteria d’eccezione abilmente interpretata da Martin Lopez (Opeth), la voce sinuosa di Joel Ekelöf (Willowtree) e la chitarra di Kim Platbarzdis, ai quali si aggiunge il basso di Steve Di Giorgio (Death e Testament) che purtroppo non ha seguito la band in tour. Brani come Fraccions, o Oscillation, sono in grado di avvolgere anche un pubblico accorso per scatenarsi al metal più classico dei Paradise Lost, e che improvvisamente si scopre costretto a sedersi per terra e restare in silenzio per ascoltare ogni singola nota, spezzando quel silenzio quasi religioso solo tra un brano ed il successivo. Da segnalare anche Canvas, che strappa un applauso di quelli così genuini da lasciare i brividi, cosa che si ripete quando la band torna sul palco per smontare gli strumenti alla fine dell’esibizione. Chi non li conosceva andrà sicuramente a documentarsi, mentre chi come me aveva già assaggiato, può dirsi soddisfatto per la serata.


Solita pausa mentre il palco riprende forma e vengono issati i fondali dei Paradise Lost, mentre il palco diviene inspiegabilmente rosso.
Nonostante la provenienza britannica, i Paradise Lost raccolgono molto più pubblico nel sud dell’Europa che non a casa propria, dove spesso la loro paternità sul genere “Gothic Metal” non viene spesso riconosciuto. Nel tempo hanno cambiato spesso inclinazione nel proprio stile, forse per sperimentare, o magari solo semplicemente per evitare di rimanere in una delle classiche “etichette” appioppate da fan e critici musicali, venendo spesso confusi ma anche conosciuti da amanti di altri generi.

La voce di Nick Holmes sembra leggermente sottotono, provata forse dalle date precedenti del tour, o forse c’è qualche problema tecnico col mixer e con il loro fonico, per quanto il resto della band dimostra di non aver perso il mordente. Suoni potenti e chiome convinte in altrettanto convinti headbanging, mentre il pubblico si risveglia dal trance dei Soen e torna a saltare ed urlare a squarciagola, Widow ed Erased catturano l’attenzione della platea e la sua energia, eppure la voce di Holmes continua a sembrare un po’ fiacca rispetto al resto della band, più avanti si udirà urlare una voce dalle retrovie “Canta! Ce stai a pià perculo!” ma ovviamente si tratta solo di una opinione, anche se sembra raccogliere parecchi consensi. 

Un piccolo neo sull’esibizione della band che prosegue lo stesso attraverso Tragic Idol (title track dell’ultimo album) e The Enemy, che strapperà comunque cori ed applausi. Un’oretta e poco più di esibizione, mentre ascolto i pareri di molti che al termine del concerto continuano a parlare dei Soen.
Se è vero che i Paradise Lost sono stati così così, e che forse le aspettative erano abbastanza difficili da reinterpretare, è altrettanto vero che in molti se ne sono andati a casa contenti per avere scoperto una band di un livello straordinario come i Soen, ora resta solo da vedere dove arriveranno. 

Un ringraziamento speciale allo staff dell’Orion live club e Daniele Mignardi Promopress Agency per averci ospitato durante questo eventoper averci ospitato



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