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Relics incontra i Carton (di Laura Dainelli, foto di Matteo Pizzicanella)

Nel panorama Underground Italiano spiccano moltissime band di livello, più o meno dure, più o meno originali. Nella capitale è la stessa storia, e Relics spesso ne incontra qualcuna, cercando di scavare più a fondo e saperne qualcosa di più…
Oggi, la nostra Laura Dainelli, accompagnata da sua sorella Livia e dal nostro fotografo Matteo Pizzicannella, ha incontrato i Carton, band capitolina, energica e possente, spiccatamente thrash!

Relics:  Ciao ragazzi, è un piacere essere qui tutti insieme e poterci fare una bella chiacchierata perché, anche da prima di conoscervi di persona, vi abbiamo ascoltati e vi consideriamo una band estremamente interessante e sicuramente con tanto da dire e da proporre. Prima di parlare di voi e della vostra musica, che è la cosa che più ci interessa, e di certo anche a voi, mi farebbe piacere condividere con voi una riflessione sul degenerare dello scenario di opportunità live nella scena romana per le band emergenti, che a parere mio ma soprattutto di tanti musicisti va un po’ degenerando. Purtroppo quelle poche interessanti band che hanno opportunità di suonare spesso si scontrano poi con la diffusissima assenza di curiosità e di voglia di scoprire cose nuove da parte del potenziale pubblico.

Carton: Ciao e grazie a te e a voi di Relics di essere qui tutti insieme, è un piacere nostro!
Eh sì, a malincuore confermiamo che girando per locali da anni, in qualità di musicisti ma non solo, il panorama di opportunità è sicuramente andato degenerando, non solo dal punto di vista strettamente numerico di chi ti dà delle opportunità concrete di suonare e di farti conoscere, ma anche di come questo viene fatto. Quello che lamentiamo è la dilagante scarsità di interesse, in generale, ad investire in una band seriamente, non solo in base alle consumazioni che potrà far racimolare ma per la qualità ed originalità creativa della musica che propongono. Non è un’accusa specifica verso i gestori dei locali, quanto piuttosto verso un sistema complessivo che non ci sta piacendo molto, nel quale sembra che tutto ciò che si discosta dagli schemi precofenzionati irrigidisca il pubblico anziché stimolarlo.

Relics: Quindi voi ad  esempio che cosa fareste se aveste tanti soldi in mano da gestire liberamente per il circuito musicale underground italiano e l’auotirtà per farlo (mi riferisco in particolare al circuito hard rock e metal ma non solo n.d.r.)?

Carton: Beh sicuramente manderemmo avanti quelli che veramente valgono, che vogliono dare un loro contributo e non solo ricopiare nomi noti nel genere. Si tratta concretamente di creare etichette indipendenti grazie alle quali possa tornare alla ribalta la figura del talent scout che, anziché ascoltare distrattamente demo o peggio ancora mandare avanti chi vuole per motivi non legati al merito, vada invece in giro per locali di persona ad allenare il suo orecchio all’ascolto di nuove sonorità, di nuovi interessanti band con tanto da dire e da trasmettere. Ed un altro discorso legato a questo è la sempre minore accessibilità dei costi della musica, che a nostro parere è molto grave e deleteria, perché si tratta esattamente di privare di nuova cultura i meno abbienti. La musica è arte e quindi uno dei tanti modi per creare cultura, ed a maggior ragione con la crisi economica che c’è, perché privarne nuovi potenziali ascoltatori? Riteniamo sia profondamente ingiusto. E ci riferiamo in particolare ai prezzi dei concerti e dei festival musicali di varie band, senza fare nomi, anche se tutti sappiamo quali sono gli esempi, e quali esempi invece troviamo oltreoceano: eventi molto simili ma organizzati ben più spesso e soprattutto a prezzi moooolto più accessibili.
Infatti, se è verissimo da un lato che viviamo nell’epoca in cui grazie alla tecnologia i dischi per lo più si possono scaricare a bassissimi o nulli costi, è anche vero che se a queste stesse persone neghi poi la possibilità di viversi i momenti live tutto ciò diventa, oltre che incompleto, parecchio frustrante.


Relics: Concordo pienamente, e confermo anche che soprattutto nell’area Arizona- Texas- California- Seattle c’è una concentrazione di live immensamente potenti e ricchi di “tanta roba” a bassissimi prezzi. Detto ciò, concordo anche su “santo Internet” (che ci permette anche di esistere n.d.r.): avete trovato differenze nel modo di proporre la vostra musica con il fiorire dei maggiori mezzi tecnologici degli ultimi anni?
Carton: Eccome!! Pensa che il nostro album è stato oggetto di forte interesse da parte di un network bulgaro e di uno statunitense i quali ci hanno trovato su internet e si sono offerti di promuoverci in tutto il mondo poiché, pur non investendo al momento in nuove produzioni in generale, hanno trovato interessantissimo il nostro lavoro, sottolineando anche che l’inglese con accento europeo/italiano poteva rappresentare assolutamente un punto di forza per il pubblico con cui loro sono abituati a relazionarsi, e non certo qualcosa da camuffare. Ci hanno anche espresso chiaramente tutta la loro stima per la nostra musica e questo chiaramente ci ha fatto immensamente piacere, e siamo davvero fieri del fatto che ora ci stiano promuovendo in giro per tantissimi paesi, ma da un lato anche rammaricati del fatto che questo in Italia difficilmente sarebbe potuto accadere, per svariati motivi tra cui alcuni già accennati insieme poco fa.Relics: La grinta e la passione si percepiscono al primo ascolto e vi ringraziamo per questo, ce ne fossero ancora di più di band cosi convinte di quello che fanno anziché essere un prodotto commerciale. Si sente che tra voi c’è una sintonia tale da raggiungere questo obiettivo, che non è da tutti ripeto. Ci avete lavorato su, magari smussando gli spigoli dei rispettivi caratteri? Oppure avete avuto la fortuna di incontrarvi nel momento in cui singolarmente avevate già elaborato lo stesso percorso e gli stessi obiettivi? Come si conciliano e si amalgamano testi e musiche per dare vita ad un risultato di una carica cosi straordinaria?

Carton: Si chiama ENORME fortuna di esserci trovati come persone, amici e musicisti al tempo stesso. Con quest’ultima formazione dei Carton, ed in particolare dall’arrivo del bassista Alessio, che ha cementato ed avvicinato la band nel suo complesso ancora di più, abbiamo trovato un’armonia incredibile nel comporre. Ognuno porta in sala prove delle idee, ma poi si elaborano insieme, non c’è un capo- dittatore tra noi che fa suonare agli altri pezzi alla cui scrittura loro non abbiano minimamente preso parte. Non riusciremmo proprio a lavorare così! Soprattutto perché per noi alla base di tutto c’è la voglia di divertirsi, di fare quello che più amiamo fare, ossia suonare, con allegria e con tranquillità, e riteniamo che questo non tolga nulla alla serietà con cui affrontiamo la musica e la nostra band.

Relics: Perfettamente d’accordo! Leggerezza e profondità sono due concetti che si sposano molto meglio di quanto la maggioranza della gente riesca a capire…
Voi siete insieme da diversi anni, con alcuni cambi di formazione ma tutto sommato molto contenuti rispetto a tante altre band. In che modo il rapporto tra voi negli anni si è cementato? Ci sono state esperienze particolarmente significative del vostro percorso insieme che vi hanno portato ad orientare la vostra direzione più in un senso che in un altro? Che cosa ad oggi vi tiene ancora cosi uniti?


Carton:
Proprio la condivisione di questi obiettivi appena citati e di questo stesso modo di vivere la nostra più grande passione, oltre chiaramente all’amicizia che ci lega, che è importantissima. E’infatti strettamente collegata non solo ad un aspetto umano ma anche musicale, di lavorare bene insieme, ma oltre a questo l’amicizia è per noi anche fonte di una grande forza nell’affrontare qualsiasi vicissitudine, dalle nostre gioie personali a quelle come band, passando anche per i momenti più difficili dove la forza serve di più.
Relics: Un parere spassionato sulla scena metalcore più moderna.. (ma anche sul trash metal o l’industrial se preferite).. notate differenze rispetto al passato tra i gruppi in circolazione che vi capita di ascoltare oppure di condividere un palco?


Carton: Noi ci sentiamo sicuramente più vicini al trash metal anni Ottanta ed al metalcore che all’industrial,nonostante ad esso ci abbiano più volte accostato in passato, in particolare relativamente ad alcune critiche e commenti del primo album. Infatti non riteniamo di avere alcun riferimento sonoro all’industrial, visti anche i nostri percorsi individuali decisamente più hard-rock e di musica “vera” che per noi vuol dire “prendi uno strumento e suonalo e mettici tutta la carica che hai” e non campionamenti vari rifatti in uno studio, che sicuramente molti invece apprezzano ma che al giorno d’oggi, e con la tecnologia di cui disponiamo, sono anche secondo noi ben più facili da realizzare. Ci piace sempre adottare la filosofia del buon Lemmy Kilmister e compagnia varia Attacchiamo e suoniamo!” E questo perchè viviamo la dimensione live come la vera dimensione del musicista. Non sappiamo se questo sia giusto o sbagliato e neanche ci interessa stabilirlo, ma è questo quello che conta per noi, l’obiettivo finale: suonare bene su un palco e trasmettere qualcosa a chi viene lì ad ascoltarci. Certo, anche a chi ascolta il nostro disco, ma dal vivo ci piacerebbe dare le stesse sensazioni dell’album in maniera ancora più convincente ed intensa. Per quanto riguarda le altre band in circolazione, sicuramente non si può generalizzare ma, rimanendo in termini sommari, i bravi musicisti di certo esistono, anzi ne esistono molti di più di quanti le case discografiche siano disposti a rendersi conto. Di questi, molti sono anche nostri amici, persone che stimiamo oltre a condividere con loro la passione per la musica e per alcune sue influenze in particolare. Detto ciò, ci sono anche band  che si ostinano a fare death metal in maniera assolutamente ripetitiva, e noi preferiamo invece sempre chi sa osare un po’ di più e mettere un po’ più di se stesso in gioco in tutto quello che fa.
A noi comunque in generale piace creare amicizia tra i gruppi e non competizione, soprattutto quando ci troviamo di fronte a persone umanamente oltre che tecnicamente valide. E questo si riallaccia al nostro modo serio ma anche spensierato e ricco di divertimento e voglia di fare casino con cui ci approcciamo alla nostra passione per la musica.

Relics: Personalmente, avendo un background spiccatamente punk hardcore, i pezzi veloci ma carichissimi di due max tre minuti li adoro, ma forse non si può dire lo stesso di tutti i fan del metal vecchio stampo. Nel vostro caso è stata una scelta voluta o casuale?


Carton:
E’ venuta fuori in modo spontaneo nel comporre, frutto probabilmente dei diversi background da cui proveniamo, tra cui hard- rock,trash metal, rockabilly, hardcore spiccatamente anni 90, rock progressive e metal più “tradizionale”, ma anche molto altro. Siamo fieri infatti di avere orecchie aperte a molti suoni diversi, e pensiamo che chi è come noi possa accostarsi alla nostra musica capendo ancora meglio quello che vorremmo trasmettere e come nasce. A nostro avviso un musicista si deve evolvere nel tempo, anche attraverso un melting pot di suoni, che si può ampliare e perfezionare solo grazie ad orecchie attente e curiose. curiosissime! Di recente ci è capitato di leggere un articolo in cui si parlava di suoni che fanno andare a braccetto i Pantera con i Rage against the machine: ci è sembrata una definizione bellissima, ed infatti se pensiamo alla commistione avvenuta negli anni Novanta tra il trash metal ed il crossover,ed aggiungiamo ad essa un tocco spiccatamente personale nostro, riteniamo di avere forse la definizione più verosimile di quello che è il nostro genere.


Relics
:
In prospettiva futura, una delle cose che vi spaventa di più?

Carton:
Sicuramente di fare la fine dei gruppi che una volta fatti i soldi ed un minimo di successo si sono persi, perdendo di vista quelli che finora erano stati i loro obiettivi e gli elementi che li avevano tenuti uniti fino a quel momento.

Relics: Adoro concludere le interviste con un sorriso, quindi vi chiedo se avete il coraggio di raccontare la peggiore gaffe di tutti i tempi fatta ad un live – direttamente sul palco o subito prima e dopo – ma vi avverto che deve essere veramente brutta, d quelle storie su cui sei consapevole quando ti accadono che ne verrai preso per il culo per sempre
Carton: Beh ce ne sarebbero diverse… una tra tutte è esserci presentati al nostro primo live in assoluto con il nome del gruppo che ci aveva preceduto anziché con il nostro… e per fortuna che si trattava di amici !!

Relics: Ho letto sul vostro myspace che avete in mente una nuova direzione stilistica per i prossimi lavori.. qualche anticipazione? Di che si tratta?

Carton: Sì, appena pubblicato il secondo album stiamo già lavorando al terzo. Vi invitiamo a tenervi aggiornati tramite le nostre pagine web su quanto sta accadendo in proposito.
Riprendendo in parte il discorso di prima, l’amicizia che ci lega e che negli anni si è fortificata, è cresciuta parallelamente alla produzione musicale, e non pensiamo sia un caso. Nell’ultimo anno ij particolare, abbiamo finalmente riscontrato quell’armonia nel comporre e nel viverci la relazione tra noi che da sempre sognavamo, e che è venuta poi ad un certo punto in maniera cosi naturale..
(si sente all’improvviso forte la voce di Alessio n.d.r.) “So’ arrivato io!”

Relics
:
Ahahaha ok ora il concetto è più chiaro e su questo direi che si puà chiudere in bellezza! Grazie per la piacevolissima chiacchierata ed interessante scambio di idee, che non capita spesso, ma soprattutto COMPLIMENTI!! Vi preghiamo di tenere aggiornati noi di Relics sui vostri prossimi live assolutamente, per avere modo di seguirvi anche dal vivo quanto prima!

Carton: Grazie a te e a tutti voi di Relics!! Non mancheremo!!
I Carton sono Cristiano Iacovazzo, Dan Pk, Alessio Martucci, Daniele Di Marzio e vale sicuramente la pena di saperne di più su di loro: potete iniziare dalla loro pagina http://soundcloud.com/cartonthrash che vi consiglio caldamente!
Un ringraziamento particolare a Livia Dainelli per il supporto audiovisivo e di registrazione di questa intervista. E’ stata una presenza fondamentale per me come sempre.
I network che si stanno occupando di promuoverli in tantissimi Paesi esteri sono diversi, qui di seguito trovate le ulteriori info al riguardo:
il disco Perfect World, sarà distribuito da AMAdea Music LTd. (Bulgary, EU & Digitally Wordlwide)
about Booking, Promotion & Management:
– for Italy: STIRRED ZONE MANAGEMENT ref. Marco Fatini
– for Northern USA and Eastern Europe: SOUTHERN HIPPIE’Z PROMOTIONS


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