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White Hills + Black Land + Moster Dead live @ INIT Club (testo e foto di Stefano D’Offizi)

Una band di gran livello, sia per interpretazione che per energie spese, grande presenza scenica e sound pieno e travolgente, questa è la primissima impressione che si può avere dopo aver assistito ad una performance live dei White Hills. La location, che si guadagna il merito di aver ospitato questo gruppo favoloso, è l’INIT Club, di certo non nuovo a simili proposte, sempre in bilico fra l’Underground di livello internazionale e l’assodata qualità delle loro proposte (basta vedere nell’archivio artisti sul loro sito per rendersene conto).
All’appello rispondono anche altre due formazioni, entrambe provenienti dall’Underground rockeggiante della capitale: i Black Land (che sembrano rispondere ai White Hills anche solo con il nome) ed i Moster Dead.
Tocca proprio a questi ultimi di aprire la serata, mentre lentamente l’INIT Club si riempie del suo solito affamatissimo pubblico, un appetito sonoro che verrà soddisfatto in tre gustosissime portate.

I Moster Dead sono un duo, batteria/voce, basso/cori e tanta cattiveria genuina. Loro amano definirsi “Drugrock”, anche se il loro stile potrebbe riassumersi in uno Stoner molto duro, vagamente minimal, voce urlata a squarciagola ed arricchita da una massiccia dose di delay, abilmente accompagnata dagli sporadici cori del bassista. Ritmi sostenuti e basso perennemente distorto, tanta energia e sfrontatezza, questi gli ingredienti base che spiccano dalla ricetta dei Moster Dead, impressionanti nonostante la carenza di certe frequenze che sarebbero toccate ad un terzo elemento, magari una chitarra o perchè no, un minimoog vecchia maniera, che a mio avviso completerebbe il set di questa band. Space Walk e Scrming to the Moon sono probabilmente i brani più caratteristici e che mi sento di consigliare a chi volesse saperne di più su questo progetto.
Solita attesa di pochi minuti mentre il palco fagocita le varie strumentazioni del caso e si prepara a spararci in faccia la band successiva. Mi sento di voler spezzare una lancia in favore dei Black Land, una formazione che conta diversi elementi in comune con altri progetti Romani abbastanza noti tra cui i Doomraiser, ma che differisce da tutti per aver dimostrato più volte un’attitudine sonora maggiormente rivolta alla melodia ed alla psichedelia. Una formazione più classica rispetto ai precedenti Moster Dead, un’impronta più psichedelica ad uno Stoner Psichedelico che non ha molto da invidiare ai Dead Meadow ed agli stessi White Hills

Soluzioni spaziali e ritmi impetuosi a far da cornice ad una voce che sa di deserto, tutto perfettamente studiato ed ottimamente realizzato. Il loro punto di forza è sicuramente rappresentato dalle vibrazioni live, assorbite e restituite da un pubblico che li apprezza e li sostiene da sempre. La stratosferica Black Wizard e Victims of the Past, con i suoi nove minuti e passa, sono sicuramente i cavalli di battaglia di questa formazione che si è saputa ritagliare una propria fetta di pubblico, e che a parere personale, sembra ormai pronta per un salto di qualità e di continuità.

Il palco viene smantellato ulteriormente per fare posto alle strumentazioni sbrilluccicanti dei White Hills. La sala dell’INIT si è ormai riempita del tutto, e si inizia a fare fatica a trovare spazio per scattare qualche fotografia, comprova ulteriore che la band è più che apprezzata e seguita. Provengono da New York, e come tutte le band provenienti dalla East coast degli U.S.A., hanno quel non so che di insolito e difficilmente etichettabile. Potenza e Psichedelia in un mix esplosivo dai colori ora accesi ed incalzanti, ora tenui e vibrati, attraverso i quali è davvero difficile percepire l’inizio e la fine di ogni singolo brano. Dopo aver affiancato Julian Cope durante il tour Britannico (pare siano stati scelti proprio da lui), sono stati in grado di attirare l’attenzione dei media (sempre parlando di Rock ovviamente) sulle proprie performance e sul loro ultimo lavoro (Frying On This RockThrill Jockey 2012). La sala viene investita da una potenza impressionante, lo stesso impianto acustico ne risente (chi come me usava i tappi se n’è sicuramente accorto), messo a dura prova soprattutto quando si va incontro a certi picchi. A parte questo, sul palco regnano i White Hills e la loro tenacia, sudore e grinta da vendere, Dave W. (voce e chitarra) ed Ego Sensation (basso, cori ed una fantastica chioma bionda esagitata) stregano l’intera platea con la loro inesauribile energia, che li porterà a suonare fin quasi alle due della notte.

Un ultimo appunto va speso alla qualità ed all’organizzazione a cui l’INIT Club ci ha ormai abituato, band sempre di livello anche se spesso non immerse nelle correnti più gettonate, senza mai scadere nelle inutilità delle mode (vedi il fantomatico Indie…), un punto fermo per quelli che come me, sanno dove riconoscere le proprie radici.

Un ringraziamento speciale allo staff dell’INIT Club per averci ospitato durante questo evento



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