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David J live @ INIT Club (testo e foto di Stefano D’Offizi)

Un pezzo di vecchio dark new wave, una delle pietre miliari di fine anni 70, un punto fermo dei Bauhaus; una band che ha segnato insieme a Joy Division, Siouxsie and the Banshees, The Cure e Clan of Xymox l’inizio di un vero e proprio genere che verrà reinterpretato negli anni a venire da centinaia di altri gruppi più o meno famosi. Per l’anagrafe, David John Haskins, meglio conosciuto dal popolo del rock come David J, bassista dalle doti forse non tecnicissime ma assolutamente fantasiose, capace di dare corpo ed anima ai maggiori successi dei Bauhaus. Pezzi immortali come Bela Lugosi’s dead, Slice of Life e The Sanity Assassin portano anche la sua firma, ed ancora oggi sono in grado di far impazzire dozzine di rock club revival quando trasmesse in aere.
Stasera, Peter Murphy, Daniel Ash ed il suo stesso fratello Kevin (batterista dei Bauhaus) sono rimasti a casa, così come la maggior parte del loro storico repertorio, mentre David J raggiunge l’INIT Club per allietarci con qualcosa di inedito e non.
Onore di apertura lasciato a Paolo Taballione, cantautore che interpreta brani originali con il solo ausilio della sua chitarra acustica e di qualche base pre-registrata. Performance drammatica e particolarmente sentita sia dallo stesso Taballione, sia da un pubblico più che ricettivo, dimostrazione di stima ed affetto per l’ex componente dei Carillion del Dolore (primi anni 80 n.d.r.).

Seguono gli Illogico, perfettamente in linea con il loro nome, presentano un set elettro-acustico fatto di batteria, chitarra, basso e percussioni, perfettamente immersi in un new wave assolutamente al limite con massicce varianti prog, dove fraseggi molto complessi si intersecano alla perfezione in ogni angolo di silenzio, spinto lontano dalle incessanti percussioni. Sul finire vengono raggiunti sul palco dalla loro voce, sterzando l’esibizione in una sorta di sfida fra vocalizzi Stratossiani” ed ulteriori scale e controscale dai toni impegnativi e dalle venature fusion.
Terzo step prima del piatto forte, ma anche questo non è da meno in effetti:
Style Sindrome. Si tratta di un’altra band new wave romana, forse la più classica della serata, anche loro in attività dai primi anni 80. Esperienza, presenza scenica all’altezza della situazione e sound molto compatto, una voce femminile che ricorda molto la prima Siouxsie ed un Sax a rifinire il tutto. Impossibile non accontentare un pubblico tanto affamato da richiedere a gran voce il bis con Waving in the Dark, brano estratto dal loro ultimo lavoro (Mysterious Design – 2012) che Relics cercherà di reperire per le prossime pagine… stay tuned!


Interminabile attesa mentre viene preparato il palco per l’arrivo di David J, il palco cambia faccia, lasciando solo pianoforte, e tastiere, quindi un prolisso line check non servirà a molto su una chitarra acustica priva di amplificazione diretta, e che si rivelerà perticolarmente problematica. 

David J calca (finalmente) il palco, raccogliendo un buon numero di pubblico, anche se molti lasceranno la sala prima della fine, vista l’ora tarda ormai raggiunta. La voce di David ha una pesante venatura di malinconia, probabilmente trasmessa anche dall’atmosfera. Tutta un’attesa per assistere ad un suono totalmente acustico, fatta eccezione per il basso (che comunque resta marginale) e le tastiere che si limitano ad accompagnare la voce di David.
Personalmente ho avuto i brividi all’intonazione di una splendida Who Killed Mr.Moonlight, punto forse più alto dell’esibizione, in cui il silenzio in sala (solo pochi minuti purtroppo) ha permesso
a David e la sua band, di riproporre al meglio un pezzo storico dei Bauhaus, difendendosi a dovere anche contro le problematiche tecniche che imperversano senza pietà. Il punto aimè più basso viene invece raggiunto con una cover malamente storpiata di Alabama Song dei Doors (in verità era una cover anche per loro n.d.r.), unica vera pessima scelta. Serata che si conclude con poche decine di presenti, ma sono anche le due della notte.

Un ringraziamento speciale allo staff dell’INIT Club per averci ospitato durante questo evento


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