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The Death of Anna Karina live @ Traffic club (di Flavio Centofante)

E’ stata una bella serata, anzi nottata, all’insegna dell’hardcore più energetico e diretto. Ottime le prove di Heisenberg e Centro Bipolare, con potenze nette di strumenti e voce a coprire qualunque possibile attimo morto del concerto. Entrambi i gruppi, chitarra, batteria, basso, voce, mostrano quanto sentito sia l’approccio emotivo al genere musicale che presentano: la voce, che si muove fra l’urlato e il recitato, colpisce ad ogni nota, in qualunque passaggio di ogni canzone proposta. C’è della stoffa in ognuno dei due gruppi, che vale davvero la pena vedere dal vivo, se vi capita. Poi è il turno dei The death of Anna Karina. Anna Karina è stata la storica e affascinante musa nonché moglie di Godard durante i suoi primi film all’inizio dei sessanta. Effettivamente, vista l’energia e la dose di rumore sprigionata durante il loro live, i ragazzi ce la dovrebbero aver fatta ad ammazzarla. Il gruppo nasce nel 2002 durante la sessione di registrazione di un disco dell’hardcore band Inedia. Il titolo del disco era proprio il futuro nome del gruppo in questione. Il loro sound è potente e diretto, con influenze harcore e rock ‘n’ roll, e di gruppi quali Orchid e Refused. Fra il 2009 e il 2010 registrano il loro discoLacrima/Pantera. L’attuale formazione, dopo alcuni cambi o aggiunte nel corso del tempo, resta stabile con Andrea Ghiacci alla voce, Adriano Pratissoli alla batteria, Luca Gabrielli al basso, Alessandro Zanotti alla chitarra, Davide Gherardi alle tastiere/chitarre. Il loro live lascia piacevolmente stupiti, grazie all’ottima dose di personalità e precisione musicale che sfoggiano. 

Nei microfoni si alternano le voci del cantante (potente e rugginosa) e quella della chitarra solista. Vengono presentati alcuni pezzi nuovi e alcuni, come spiegano loro, vecchissimi. Eloquente è la copertina dell’album Lacrima/Panteraanche in vendita durante il concerto: una faccia di donna che lacrima gocce di sangue: la melodia si mischia al rumore, la potenza del suono lascia comunque spazio ai pensieri confusi e magnetici espressi dalle parole che compongono i loro testi. Le tastiere accompagnano tramite accordi sghembi, effetti caldi e tappeti sonori rabbiosi la sezione ritmica del gruppo: il basso è perfetto, robusto e veloce; la batteria è piena di tutto, di potenza, di rapidità, di creatività, di tamburi pestati a ritmo incalzante. La chitarra solista apre e accompagna ognuno dei pezzi con grande personalità ed energia, e ricamando, quando serve, linee sonore inaspettate che completino lo spleen obliquo che a tratti il gruppo vuole creare. Il cantante urla nel microfono, perché le parole sono la vera terminazione nervosa oltreché emozionale di un gruppo come questo. Le parole come punte degli strumenti, insomma. La musica che propongono è stata definita chaos e roll, e si capisce perché: i ragazzi sono giovani e sfoderano tutta la loro adrenalina e passione per la musica in brani che non sono mai lunghissimi, e che presentano sempre variazioni inaspettate senza mai eliminare però una classica base standard tipica del rock, dell’hardcore, del punk. Il rumore non è mai gratuito, anzi le frequenze e i toni sono ben bilanciati: il risultato è un muro sonoro duro e emozionale che avvolge l’esibizione tutta. Si vede che il gruppo ha alle spalle una lunga serie di esperienze live (anche in giro per l’Europa) nonché un ottimo affiatamento di tutti i componenti. Sono gruppi come questi che risollevano i cuori di noi piccoli e timidi appassionati di musica non banale, e di quei concerti dorati che si svolgono più spesso di quanto immaginiate nei locali underground della capitale, o della vecchia Italia.
 


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