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Zechs Marquise live @ INIT Club (testo di Stefano Capolongo, foto di Matteo Pizzicannella)

A cavallo tra New Mexico, Texas e Messico sorge la città di El Paso. Questo incipit documentaristico serve solamente a inquadrare, a livello geografico, la genesi dei Zechs Marquise: una linea gotica tra Stati Uniti e America Latina pregna di culture e sonorità diverse in cui sono germogliati dei talenti ormai affermati come i Calexico, i Beirut ed i Mars Volta. Proprio da una costola di questi ultimi nasce nel 2003 il progetto chiamato Zechs Marquise: Marcel Rodriguez-Lopez (batteria), talentuoso polistrumentista portoricano e già fondatore dei Mars Volta e suo fratello Marfred (basso) danno vita alla band insieme a Marcos Smith (chitarra), Matthew Wilkinson (chitarra) e Michael Farraro (batteria, ora uscito dal gruppo). Dopo aver suonato al Circolo Magnolia di Milano, sbarcano a Roma all’INIT Club, uno tra i pochi locali a Roma che riesce ancora ad offrire una programmazione di qualità, seppur spesso di nicchia, senza sfociare mai nel becero-commerciale.
Ad aprire la serata troviamo stasera i Black Rainbows, formazione dall’aspetto maturo e neanche troppo “dirty” rispetto al pubblico scalmanato e in preda all’ebbrezza che è accorso per loro. Il loro è un rock classico sorretto da una tipica formazione chitarra-basso-batteria che pesca a piene mai nel repertorio degli anni 70, prestando il fianco però spesso a sonorità più Heavy e azzardando a volte addirittura virtuosismi chitarristici al limite del metal scolastico.
Il quadro che esce dalla lunga (per una spalla mi è sembrato abbastanza) performance dei Black Rainbows è quello di un rock sgarbato, di un trio dove nessun membro spicca particolarmente per doti tecniche o espressive e canzoni che sembrano ognuna la cover della precedente (forse troppo ermetici nella loro immersione del genere)
Detto questo, è l’ora della portata principale: sono le 23.30 circa e arrivano i Zechs Marquise. Ancora prima che venga suonata la prima nota non si può non gustare della bellezza scenica dei cinque ragazzi: la chioma caparezziana di Marfred, i pantaloni ascellari e a zampa di Rikardo e la clamorosa somiglianza di Matthew Wilkinson con Richard Dreyfuss ne “Lo Squalo” colpiscono forte e deciso. Il passo successivo è affidato all’udito, per mezzo del quale si può subito constatare la qualità principale dei Zechs Marquise ovvero la pulizia del suono e la perfezione dell’esecuzione. Vengono suonati pezzi dal precedente lavoro (Our Delicate Stranded Nightmare) e per la maggiore dall’ultimo album Getting Paid: Everlasting Beacon of light, la stessa Getting Paid o la superba Crushin It si susseguono in uno stupendo marasma controllato di tastiere, (dove c’è Rikardo Rodriguez-Lopez, l’ultimo della genìa), assoli mai banali di chitarra e addirittura di basso che convogliano idealmente e perfettamente nella batteria di Marcel, posta sapientemente al centro della scena.
E’ questo il valore aggiunto della band, una batteria furiosa che sembra quasi scoppiare ma matematica e pulita allo stesso tempo che riesce a sorreggere le trame non semplici dei cinque Texani che impreziosiscono la loro performance regalando tracce d’ispirazione latina e tribale come Guajira o Lock Jaw Night Vision, dimostrando una favolosa apertura mentale verso più generi. Quest’amalgama perfetta non risente degli echi inevitabili dei brani dei Mars Volta perchè grazie a Marcel li fa propri e li sviluppa in forme differenti e poliedriche dando vita ad esibizioni live stratosferiche come quella di stasera a Roma. Finito lo spettacolo, spente le luci e rimbracciati i pastrani si ha come l’impressione di aver assistito a qualcosa di nuovo, di progressista e di qualità, una band iper-tecnica ma mai ripetitiva, potente ma di classe, intelligente ma mai spocchiosa: una summa della buona musica ai giorni nostri. Cos’altro chiedere ad un gruppo del genere? Ah si, il prossimo album, lo aspettiamo con ansia.

            Un ringraziamento speciale allo staff dell’INIT Club per averci ospitato durante questo evento


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