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Zun Zun Egui live @ INIT Club (testo e foto di Stefano D’Offizi)

Provengono da Bristol, formano un quartetto incredibile di suoni ed etnie diverse, e presentano il loro primo album intitolato Katang.
Lunga lista di date per un tour che tocca molte città europee, puntando dritto al grande finale nella base di provenienza il prossimo 28 novembre.
La data romana degli Zun Zun Egui è stata ospitata all’inossidabile INIT Club, senza alcuna band di apertura e con l’ennesima partita di calcio a sbarrare la strada al traffico capitolino (e purtroppo anche a buona parte del pubblico.
A causa di questo inconveniente, la sala dell’INIT inizia ad avere palesi difficoltà nel riempirsi, rimanendo vuota per buona parte, ed anche per questo ulteriore ostacolo, lo show inizierà in tarda serata (quando troppo e quando niente! Vedere David J n.d.r.), e nonostante gli Zun Zun compaiano sul palco verso le 23:30, non si arriva che a qualche decina di presenti…

Un vero peccato!
Lo spettacolo che si prospetta non sembra essere stimolante, e spesso facciamo l’errore di volerci mettere nei panni di chi imbraccia gli strumenti, provando un senso di dispiacere per la loro performance che sicuramente risentirà di questa scarsa affluenza.
Ma non è affatto questo il caso, il modo in cui gli Zun Zun Egui approcciano al palco è già sintomo di vittoria, di voglia di suonare, anche davanti ad una sola persona, e quattro file comode di pubblico possono assolutamente bastare. 

Kushal Gaya (voce e chitarra) e Yoshino Shigihara (Keyboards e Synth) si incontrano al famoso DIY cinema The Cube Microplex di Bristol, durante una Jam Session fra musicisti, iniziativa organizzata e ricorrente, sarà proprio la particolare alchimia di suoni generati dai due a dare vita alla band, alla quale si aggiungono Matthew Jones (batterista fenomenale) ed Adam Newton (basso). Il risultato è davvero sorprendente; un mix incredibile di suoni totalmente differenti fra loro, ma che seppur distanti, sembrano percorrere la stessa direzione, incastonando preziosissime perle sonore provenienti da generi che normalmente non avrebbero molta familiarità fra loro. 

Chitarre vagamente reggae con accordi semplici ed arpeggi molto articolati, rigorosamente suonata senza plettro, ma che comunque si sposano perfettamente con il sound new wave avanguardista di un synth sempre presente, un tappeto onnicomprensivo di note, suoni spaziali e pianoforte elettrico con un leggero riverbero alternato ad effetti pesantemente filtrati. Una buona dose di ritmo alle pelli, come già detto prima Matthew Jones è davvero un batterista incredibile, veloce, preciso e potente, mai un tocco fuori posto, mai una rullata ad occultare errori che ci potrebbero anche stare, ma che non ci sono mai, neanche durante uno strabiliante assolo. La presenza scenica di uno scatenato Adam Newton, è seconda soltanto alla sequenza di scale incrociate, discendenti, orientali e velocissime, e nonostante questo anche melodiche. La sua voce e quella di Yoshino Shigihara sono controcanti perfetti per quella principale di Kushal Gaya, fondendosi a loro volta in una spirale di soluzioni sonore senza fine, comprova che il tutto è stato abilmente messo insieme con le dovute accortezze tecniche, padronanza dei mezzi e studio senza soste. Tecnici si, molto anche, ma mai noiosi, tanto che sul finire, i pochi presenti si scatenano in un ballo sfrenato, carico di energie allegre trasmesse dagli Zun Zun Egui ed afferrate saldamente dal pubblico.
“Grazie davvero a tutti, è stato un onore suonare a Roma, è stato un piacere suonare per voi!” umile e diretto Kushal, mentre raccoglie applausi figli di un trasporto che ha trasformato la sala dell’INIT in una vera e propria festa per pochi.
Sul finire salutano inchinandosi uno alla volta, ma la piccola calca, calorosa a dir poco (forse più bollente!), prende ad acclamare a gran voce, costringendo la band a tornare sul palco, e stavolta signori miei, si è trattato di un bis vero, genuino, non le solite porcate fasulle già programmate, tanto che Gaya e Compagnia, sono costretti a risuonare uno dei pezzi già eseguiti, del resto hanno un solo album all’attivo (ed un paio di Ep) ed hanno già suonato tutti i loro brani. Altra festa ed altri inchini da parte di tutti, lasciano infine il palco definitivamente, ed anche stavolta siamo tutti sotto al palco ad applaudire (si, anche il sottoscritto) per farli tornare indietro, ma gli Zun Zun non sanno proprio più che altro suonare, quindi non resta che avventarsi sui CD in vendita all’ingresso.
Se leggete il nome di questa band in un qualsiasi locale dalle vostre parti, andateci! Sicuramente troverete delle sfumature interessanti, una band geniale ed assolutamente originale, e per quanto abbia ascoltato valanghe di band, posso davvero dire di non aver mai sentito niente che possa somigliare agli Zun Zun Egui.

Un ringraziamento speciale allo staff dell’INIT Club per averci ospitato durante questo evento  


 


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