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Haggard + Sound Storm + Embrace Of Disharmony live @ Orion club (testo e foto di Mario Cordaro)

A quattro anni di distanza da “Tales Of Ithiria”, nuovo tour per la “metal orchestra” degli Haggard, i quali hanno sempre avuto un occhio di riguardo per il nostro paese (ricordiamo il loro terzo disco, “Eppur Si Muove”, incentrato sulla figura di Galileo Galilei); con loro troviamo a supporto i romani Embrace Of Disharmony e i torinesi Sound Storm. Scelta curiosa, da parte del combo tedesco, quella di fare un nuovo tour, in quanto non hanno un nuovo album da promuovere e non si conosce neanche la data d’uscita di un probabile nuovo lavoro in studio. 


La cornice della serata è quella – ormai familiare da un anno a questa parte – dell’Orion  Club, il cui palco riuscirà a contenere agevolmente i dodici (si, ripeto, dodici) elementi della band teutonica: suonare con una formazione così ampia comporta degli ovvi problemi di spazio e organizzazione ma, per fortuna, non è questo il caso.
L’apertura è affidata ai precedentemente citati Embrace Of Disharmony, i quali propongono un genere musicale abbastanza originale (una rarità di questi tempi, c’è da ammetterlo): a delle ritmiche sincopate e in midtempo si accompagnano una voce maschile in scream/clean e una femminile, decisamente fuori dai canoni di questo genere di proposta. Originariamente pensavo che questa band potesse incanalarsi nel filone del progressive metal ma dopo una decina di minuti mi rendo conto di aver sbagliato la valutazione, in quanto mi trovo ad ascoltare un perfetto crossover di vari elementi e generi; gli assoli di chitarra mi hanno ricordato il primo Marty Friedman solista (davvero valido il chitarrista Matteo Salvarezza), mentre ho trovato quantomeno discutibile l’uso delle basi registrate per tastiere e orchestrazioni. L’unico consiglio che mi sento di dare, in tutta sincerità, a questi preparati ragazzi è di migliorare la “forma” delle loro canzoni: uniscono troppi elementi discostanti tra loro e non si capisce, onestamente, dove tentino di andare a parare. Per quanto siano degli ottimi strumentisti (e già questo non è poco!), c’è ancora da lavorare sulla composizione, secondo me; le qualità ci sono tutte, ora bisogna solo aspettare per vedere se manterranno le promesse.

Come seconda band sul palco troviamo i Sound Storm; il genere proposto è inquadrabile in un classico power gothic metal con tanto di tastiere (vere stavolta) e cori. Anche in questo caso troviamo una voce femminile, ma è solo una sostituzione del vero cantante, fermato da un improvviso calo di voce; la presenza di una soprano, purtroppo, non farà altro che inquadrare il gruppo in alcuni stilemi ormai triti e ritriti, nonchè anche piuttosto anacronistici: questo è un genere che andava per la maggiore dieci – dodici anni fa, e che ormai (almeno per il sottoscritto) non ha davvero più nulla da dire. Ovviamente una voce maschile avrebbe reso il tutto in maniera diversa, quindi li rimandiamo ad una eventuale prossima volta.
Cambio strumentazione, e sul palco arrivano finalmente i tedeschi Haggard: rispetto all’ultima volta che li ho visti – quattro anni fa all’Alpheus – noto la mancanza di una soprano e la presenza di un violoncello in più, mentre la setlist è stata basata sugli ultimi tre album in mancanza di nuovo materiale, come detto precedentemente. Gli Haggard sono una band che dal vivo alterna momenti pieni d’atmosfera ad altri decisamente comici e rilassati: Asis Nasseri si trova decisamente a suo agio nel ruolo di cantante/chitarrista/intrattenitore e non mancherà di elargire battute e cover di altre bands (su tutte You Suffer” dei Napalm Death, ma ricordiamo anche Nirvana e Metallica). Il pubblico partecipa con grande calore allo show, anche se qualche appunto riguardo la prestazione della band headliner bisogna farlo: la mancanza di una soprano drammatico ha costretto la pur brava Susanne Ehlers a interpretare entrambe le voci, non risultando impeccabile in alcuni passaggi (vedere “Upon Fallen Autumn Leaves”, tanto per fare un esempio). Davvero un peccato. Per il resto, il gruppo ha ormai un ottimo affiatamento dal vivo: violino, violoncello, contrabasso, flauto, oboe e tastiere creano un efficace accompagnamento neoclassico su cui si erge una base tipicamente heavy metal. Su Herr Mannelig” Asis e altri due membri della band scendono dal palco e si mescolano al pubblico portandosi dietro gli strumenti: siparietto che ormai non mi è nuovo, ma che trovo sempre molto divertente.

Tra gorgheggi lirici, schitarrate elettriche, growl e melodie classiche scorrono quindi lisce oltre due ore di concerto: il bis è affidato a “Per Aspera Ad Astra”, molto richiesta dal pubblico.
Insomma, un concerto molto divertente che ha mostrato cose buone, e altre meno. Rispetto all’ultima data qui a Roma è mancato anche l’uso delle fiamme, ma sicuramente il soffitto basso del locale non lo permetteva. Per chi non li avesse mai visti, consiglio comunque di provvedere in futuro: non se ne pentirà di certo !

Un ringraziamento particolare all’Orion Club per la preziosa collaborazione.


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