Home / Live / Kutso + Alberto Bianco live @ Blackout Rock Club (testo e foto di Simone Giuliani)

Kutso + Alberto Bianco live @ Blackout Rock Club (testo e foto di Simone Giuliani)


La serata al Blackout Rock Club si apre con Alberto Bianco: un cantautore moderno e insolito, anche se prima d’ora non l’avevo mai ascoltato, il cantante torinese è già noto nella scena musicale Indie. Vanta infatti già collaborazioni con: Niccolò Fabi, Linea 77, Dente, Le luci della centrale elettrica, Noah And The Whale e White Lies. Inoltre con l’album del suo debutto (Nostalgina, 2011) è stato già notato da MTV e Rolling Stone. Il live è stato particolare, viziato dalla mancanza di due dei quattro elementi che generalmente accompagnano Bianco. Nonostante questo i due superstiti con voce, chitarra e una seconda voce più la tastiera riescono a riempire la sala del Blackout. Ci vuole poco perché il duo riesce a creare la giusta atmosfera, complice anche un sapiente utilizzo delle luci di cui dispone il Blackout, elemento per niente scontato nemmeno nei locali di musica live più gettonati di Roma. Il concerto si divide in due parti corrispondenti esattamente ai due album che fin’ora Alberto Bianco ha pubblicato con l’etichetta INRI Records. La prima parte del concerto è impegnata e malinconica, il cantante esprime il suo disgusto per il mercato discografico che non premia la qualità (siamo con lui ovviamente! N.D.R.). 
È su quest’ultima che punta Bianco, i primi pezzi sono molto sentiti e privi di una cura maniacale del suono. Come dice un suo brano Sarebbe un sogno mantenere un figlio con il rock. Dopo lo sfogo del primo album è lo stesso cantante a presentare il suo nuovo lavoro (Storia del Futuro), portandoci così alla seconda parte del concerto, caratterizzata da canzoni più melodiche ed orecchiabili. Si nota infatti che c’è più lavoro e meno rabbia come nella canzone d’amore La strada tra la terra e il sole.
Poco dopo è la volta dei mitici Kutso. Nonostante il poco tempo passato dall’ultima recensione fatta da Relics i Kutso hanno continuato il loro percorso nei principali locali romani e non solo, vedi trasferta a Milano. Non sono mancate un paio di piacevoli novità/sorprese; anche altre note copertine del settore, hanno pubblicato un articolo sulla band romana, segno che le cose continuano a girare nel verso giusto, e se ci allontaniamo di poco più di un mese il cantante, Matteo Gabbianelli, è stato protagonista di un’intervista inserita all’interno di un servizio televisivo curato dalla redazione di L7
Ma torniamo al concerto con un crescendo di emozioni e adrenalina che travolge e trascina per tutta la durata del live senza mai annoiare. Già perché è difficile annoiarsi davanti a uno spettacolo dove si ha come protagonista un frontman che mentre fa il suo mestiere, se così si può dire, si concede in continue acrobazie che fanno stancare gli occhi, se non si è abbastanza rapidi per seguirlo si possono sempre ammirare gli irresistibili costumi indossati da Donatello Giorgi, chitarrista/trasformista della band. Ad impegnare le orecchie invece ci pensano le note ed i riff di un basso maneggiato con molta classe ed una batteria potente, incalzante, che manda avanti tutta la baracca; i Kutso hanno sono costruito un’impeccabile sessione ritmica. 
Per la cronaca questa volta il chitarrista si è travestito da simpatico uomo dell’età della pietra (ad ogni live un travestimento diverso), restiamo in attesa di scoprire il suo prossimo costume. Il concerto si snoda con le varie: Siamo Tutti Buoni, Via dal mondo, Marzia. Ascoltandoli per la prima volta ci si trova sempre in bilico tra la risata e lo sconforto. Brani come Aiutatemi presentano una buona parte dei trentenni di oggi in cui immedesimarsi: Trovo sempre mille scuse per non muovere un dito e poi lancio le mie accuse da trentenne fallito…Aiutatemi, vi ringrazierò.” questo è un fedele specchio di una generazione statica e immobile che, pur lamentandosi continuamente della situazione che vive, non fa granché per cambiare le cose. Verso il finale si sono esibiti con I wanna be startin’ somethingche, grazie alle già citate luci del locale, ha raggiunto un notevole livello di spettacolarità, quasi a ricordare, nel piccolo, quella dei concerti  “Jacksoniani”. Se poi aggiungiamo il cantante che scende dal palco per ballare e cantare con il pubblico, allora chi ha visto il concerto non si è fatto mancare proprio niente.     

La grinta e l’energia che sprigionano sono alleggeriti da quell’autoironia che li caratterizza, spingendo anche noi a non prenderci troppo sul serio. Mi piace definire i Kutso una rock band vestita di sarcasmo.

Un ringraziamento speciale allo staff del Blackout Rock Club per averci ospitato durante questo evento


Commenti

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

Click here to connect!