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Piano Magic live @ Lanificio 159 (testo di Simone Giuliani, foto di Simona Rovelli)


La musica ha tante funzioni tra cui: divertire, passare il tempo, far ballare, commuovere, nel caso dei Piano Magic essa gioca con le pulsioni più nascoste, ci inquieta, penetrando nei lati più remoti e inquietanti del nostro sub-conscio, eppure ci cattura per la purezza delle melodie, per la fantasia e varietà degli arrangiamenti che spaziano dal minimalismo elettronico alle atmosfere dark-wave. Ghost-Rock”, è questo il termine coniato appositamente per il genere musicale dei Piano Magic, ma è riduttivo limitare a un solo genere la musica di Glen Johnson: compositore, voce e chitarra del gruppo. La sua musica ha radici nel wawe inglese anni 80, ma per la moltitudine dei lunghi suoni liquidi, di chiatarre e tastiere che spesso si traducono in veri passaggi ambient, possiamo considerare i Piano Magic parte della grande famiglia del “Post-Rock”
Entrando nel live, (stasera si esibiscono al Lanificio 159, per la cronaca)la band crea subito un’atmosfera calda e rilassante con The Blue Hour grazie alla voce calma e monocorde di Johnson. Seguono brani come Judasdalle percussioni e chitarre in levare. In questo brano il tema trattato, come suggerisce il titolo, è il tradimento. Tutto il loro live è caratterizzato da un suono scuro che li apparenta a gruppi come Dead Can Dancee This Mortal Coil. Soffici melodie e ritmi cadenzati reinterpretano in chiave romantica gli ambienti vagamente gotici dei brani come Saint Marie e Help Me Warm This Frozen Heart, quest’ultima caratterizzata da un’atmosfera statica e claustrofobica. Glensforna sonorità in apparenza datate, rendendole molto attuali, cogliendo sempre di sorpresa il pubblico con un espressione calda e vibrante, come le chitarre ritmiche e aggressive di Speed The Road, Rush The Lights e Luxembourg Gardens. Vortici chitarristici continuano con la strumentale Great Escapes. Si passa alla delicata voce femminile della pianista e cantante francese Angèle David-Guillou (conosciuta con il nome di Klimanella sua carriera da solista) che contribuisce ad arricchire di grazia il pathos di composizioni come The Fun Of The Century, caratterizzata da suoni suadenti e da un moderato utilizzo dell’elettronica.  
Il live si avvia alla conclusione con i cavalli di battaglia dei Piano Magic; Incurable scorre via desolata e fragile, con sonorità tecno-pop e una passione senza tempo, lanciando gli anni 80 nel futuro, oltre le mode. Segue l’ennesimo brano vario e multiforme, Disaffected, dotato di una struttura pop fluida e immediata. Ilconcerto si chiude con il beat ripetitivo delle percussioni sintetiche, sempre molto anni 80, di Deleted Scene.
I Piano Magic, ma soprattutto Glen Johnson, sono riusciti a concretizzare una personale impronta sonora, seppur espressa in brani dalle strutture e dalle fattezze piuttosto diverse e riconducibili a tanti artisti degli ultimi vent’anni. Tuttavia non si tratta di un’innovatività fredda e artificiosa. 
La finalità compositiva del grupporisiede soprattutto nella capacità di emozionare l’ascoltatore, trasportandolo in una dimensione creata dalla varietà musicale delle loro composizioni. In qualche modo riescono sempre a evitare di cadere in nostalgie anacronistiche! Hanno saputo essere emozionanti, dai tratti sempre riconoscibili grazie al consueto registro liquido e spettrale, un loro marchio di fabbrica. Allo stesso tempo mostrano un’apertura alle contaminazioni musicali diverse e spesso imprevedibili. I Piano Magic in un certo qual modo sono come le stagioni: ciclici ma sempre attuali!
Un ringraziamento speciale a Bigtime Web, Locusta e Lanificio 159 per averci ospitato durante questo evento


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