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Vinicio Capossela live @Forte prenestino (testo e foto di Simone Giuliani)


“Rebetiko” è un genere di musica greca, nato a cavallo tra il XIX e XX secolo, nei bassifondi della società greca. “Rebetiko Gymnastas” è il nome dell’ultimo album di Vinicio Capossela, registrato negli studi Sierra di Atene, con lo stesso mixer dove, secondo la leggenda, i Pink Floyd registrarono The Dark side Of The Moon”. Il concerto di questa sera conclude il tour che ha portato Vinicio e la sua banda italo-greca in giro per l’Italia visitando: club, locali, teatri e in generale tutti quei luoghi d’impegno e ritrovi popolari che esprimono una cultura del territorio. Non è un caso che l’ultima data del tour si sia svolta all’aperto proprio qui, al Forte Prenestino, nella suggestiva piazza d’Armi. Vinicio è accompagnato dai grandi musicisti della tradizione rebete che l’hanno accompagnato nella produzione del disco e dal vivo: Vassilis Massalas alla chitarra e baglamas, “Ntino Chatziiordanou” alla fisarmonica e all’organo “Farfisa”, “Dimitri Emmanouil” alle percussioni e soprattutto l’insigne solista del Bouzouki “Manolis Pappos”. Completano l’organico due pilastri della band di Capossela quali “Alessandro Asso Stefana” alla chitarra e “Glauco Zuppiroli” al contrabbasso.
Il live propone i brani classici caposseliani reinterpretati in chiave rebetika come: “Contrada Chiavicone”, “Con una rosa”, “Non è l’amore che va via”. C’è anche una splendida “Scivola e vai via”, uno dei primi successi che lascia il malinconico blues per adattarsi a ritmi e strofe di taverna. Il palco è arredato come una palestra comunale di una scuola media di paese. Si perchè Vinicio e la sua banda praticano una performance che ha lo scopo di mantenere in esercizio la parte anticonvenzionale di noi stessi, in luoghi adatti ad avere le mani, la mente e il cuore libero. “Contratto Per Karelias, nonostante provenga dall’album “Canzoni A Manovella”, già attingeva all’immaginario rebetico rimodellando una canzone del greco “Markos Vamvakarias”, in questo contesto si esalta nella cornice strumentale, anche se perde un po di ritmo. Di nuovo si tratta di un esercizio, ma questa volta è individuale e di filosofia rebetika, dove le noti indolenti caratteristiche del Sirtaki, la più famosa danza popolare greca, si aggrovigliano in una suggestiva sequenza di corde pizzicate. Tutto questo accade di fronte a una piazza d’Armi gremita di gente, numeri che ruotano intorno ai 5000, spettatore più spettatore meno. Lo spettacolo si conclude con “Che Coss’è L’Amor” e una delirante “Il Ballo Di San Vito”. Vinicio è un amante del racconto meraviglioso, è in grado di catturare la poesia un po ovunque, insegue le canzoni nella geografia e nella storia, si bagna di sacro e profano immergendosi in una vasca di parole e note. Il “rebetiko” è una delle più straordinarie musiche urbane, suonata dalle persone emarginate che vogliono raccontare i loro disagi o le loro peripezie. I temi trattati: povertà, problemi sociali, droghe, sono messe in musica in modo passionale, a volte triste, a volte ironico o scherzoso. In questo contesto si inserisce meravigliosamente il brano ribelle “Dimmi Bel Giovine”. Insomma, dopo l’omerico “Marinai Profeti e Balene”, Capossela abbandona mozzi, sirene ed esseri mitologici per tornare a terra mischiandosi ancora una volta con gli “ultimi”. Anche se troppo spesso i suoi live non hanno prezzi accessibili agli “ultimi”.
Finalmente un concerto tra il suo popolo, per il popolo!
Un ringraziamento allo staff del Forte Prenestino e a Valentina Pettinelli per la collaborazione, in particolare relativamente alla parte fotografica dell’evento. Siete stati preziosi!


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