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Alex Britti interpreta Hendrix live @ Orion live club (testo e foto di Stefano D’Offizi)

Di tutti gli estrosi della chitarra annoverati nella storia del Rock da quando questa divenne inseparabile amica di infernali overdrive, spiccano con evidente peso i nomi di Jimmy Page, Brian May, David Gilmour, Marc Bolan e Ritchie Blackmore, fino ad arrivare ai giorni nostri ed all’infinita sfilza di nomi più o meno tecnici/rumoristici dell’ultimo ventennio, in cui velocità, stili più o meno personali e tecnologia, hanno permesso nuove chiavi di ascolto e maggiori possibilità di espressione, attraverso suoni che un tempo erano quasi inimmaginabili. Ma cosa sarebbe stato di tutto questo se non avessimo avuto il vero capostipite di un’intera generazione che ha successivamente cercato di emulare/seguire le sue orme?
Jimi Hendrix ha riscritto e reinterpretato la storia di uno strumento che fino a quel momento era stato si fondamentale, ma raramente riconosciuto come comprimario in un qualsiasi complesso Rock mai registrato prima della sua prima apparizione, donando alla chitarra un ruolo anche più importante di quello della voce stessa.

L’immagine di Hendrix viene per forza di cose associata alla sua storica Stratocaster bianca, le corde invertite, spesso in fiamme e con un lungo ed interminabile stridio proveniente dal suo buon e vecchio Vox. Probabilmente ci sarà chi la pensa diversamente, o chi dirà che senza il Blues, lo stesso Hendrix non avrebbe avuto un punto di partenza, ma quello che resta in fondo a questa lista di congetture, è che prima di lui, nessuno (nessuno che sia rimasto tanto nelle nostre memorie) aveva mai approcciato alla sei corde in quel modo, stuprando letteralmente lo strumento, maltrattandolo ed amandolo in ogni forma e dimensione. Questo doveroso preambolo serve a rendere omaggio all’artista ed all’icona che ne è conseguita negli anni, alle sue canzoni ed alle persone che ancora oggi sentono un brivido lungo la schiena quando lo scoppiettìo tipico del vinile, sfoga in Foxy Lady (Are You Experienced, 1967) e la sensazione ancora oggi, resta la stessa, immutabile nel tempo. In Italia non abbiamo certo avuto nomi di questo tipo, nè chitarristi di questo rilievo, se poi aggiungi il tipo di pubblico che abbiamo nello stivale, il territorio risulta ancor meno fertile.
Questa sera abbiamo avuto la possibilità di assistere ad un evento raro, uno tra i migliori chitarristi Blues di casa nostra ha reso omaggio a suo modo al fenomeno Hendrix, ricalcando alcuni tra i suoi successi più acclamati e registrando un’affluenza davvero impressionante. 

L’Orion live club ci ha regalato un salto nella leggenda, offrendo una band in grado di farci sognare per un paio d’ore o poco meno. Alex Britti, che molti in Italia conoscono per alcuni scampoli di musica originale destinata ad un pubblico diverso da quello delle nostre pagine, è altresì un bluesman coi fiocchi, e tutto il suo bagaglio musicale è stato finalmente messo in bella mostra davanti alla platea che merita, perfettamente accompagnato da Mel Gaynor (batteria) e Ged Grimes (basso) dei Simple Minds, una sessione ritmica d’eccezione. Attraversando i migliori brani del compianto genio, Alex si scatena affrontando la folla a viso aperto, assolutamente inghiottito da quel gorgo di possente blues passato ormai alla storia, confrontandosi con un ruolo pressante ed impegnativo. Naturalmente non c’è alcuna pretesa nell’aria, solo la volontà di consacrare un mito e rendergli omaggio nel modo migliore. Purple Haze, Hey Joe e Voodoo Chile sono solo alcuni dei brani reinterpetati da un’ottima tecnica chitarristica ed una presenza scenica che si lascia andare alle note senza strafare
Le voci del trio si alternano fra una canzone e l’altra, scaldando e coinvolgendo l’affollata platea di un orgoglioso Orion live club, stracciando alcune critiche che si erano lette dagli scettici che avrebbero preferito associare il nome di Alex Britti ai suoi brani originali piuttosto che a pezzi sacri come Little Wing (eseguita invece con cuore, coraggio e passione palpabile). In definitiva, la commemorazione è riuscita, offrendo una performance sicuramente apprezzabile, resta solo un pensiero comune che accarezza speranzoso il prossimo lavoro (se già previsto) di Alex Britti.

Un ringraziamento speciale a Daniele Mignardi Promopress Agency e Orion live club per averci ospitato durante questo evento


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