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Management del Dolore Post Operatorio live @ Circolo degli Artisti (testo di Flavio Centofante, foto di Simone Giuliani)

Non c’è altro modo di fare questa recensione se non al modo in cui la farebbe la testa del cantante del gruppo, Luca Romagnoli. Come ha detto giustamente lui durante il concerto, i componenti di un gruppo rock sono le terminazioni genitali dei fan. Bene, lui detiene il ruolo di “Glande Maximus”. L’intero concerto è stato una piccola allucinazione lancinante: non a caso sbirciando la sala gremita, pareva che tutti gli occhi dei fans fossero impietriti sulla figura di Luca, mentre si contorceva, imitava amplessi d’ogni tipo, cambiava la tonalità di voce a seconda del personaggio da presentare, beveva birra, sorrideva a chi lo faceva sorridere, rimaneva immobile per un minuto mentre dietro di lui il gruppo schitarrava impazzito. La musica, la musica… Dire a cosa serve la musica è difficile. Probabilmente un modo per declamare i proprio sogni, sozzi o siderali che siano. Luca, in uno dei suoi lunghi monologhi recitati, fra citazioni ed invenzioni, ha parlato del nostro universo come di una grande bolla di sapone, e non essendo l’unico universo possibile, ha parlato di questa serie di bolle di sapone attaccate l’una all’altra all’infinito. 

Tutte queste bolle sono un po’ come i nostri sogni, che attraverso una poesia, un racconto, una canzone, un gesto estremo possono esplodere di lucente bellezza. Bisogna vivere col cuore, dice lui, non con le tasche piene d’ornamenti capitalistici. Nessuna retorica da professori, per carità. Loro li odiano, i professori. Guardando un loro concerto non è difficile capire quanto i Management del Dolore Post Operatorio siano al di sopra di tutto questo, così selvaggi e così bambini, così sessualmente affamati e inondati di follia positiva.Seguite il consiglio, e se non lo fate, non me ne frega una minchia”, dice Luca. Le frequenze che bazzicano sono al di sopra tutto questo, sopra gli strani affanni masochistici che noi umani abbiamo organizzato nelle attività di tutti i giorni. L’esistenza, la vita, è altro. Tutta questa bellissima lunga serie di bolle di sapone. Questa sì è una bella immagine. Non come quella di un Dio impersonale con la barba, la cui infallibilità altro non è che un lungo, mastodontico atto masturbatorio. Anche Luca ha masturbato per qualche minuto l’asta del microfono, senza peraltro disdegnare un ditalino con tre dita all’incastro in plastica dello stesso microfono e un’imitazione di sesso orale al suo chitarrista, che poi l’ha calciato via. 

Non c’è nulla di estremo in tutto questo, è solo lasciarsi trasportare dal vento della notte, dalle trame “altre” del cervello, alcol sì, ma soprattutto cuore e corpo “fate così”, dice lui rivolto al pubblico, “lì in mezzo è tutto buio, apritevi i pantaloni, dove prendete prendete, fate così” è questa la rivincita della notte. Di notte ci si può concentrare su due cose: il proprio sesso e i propri sogni. Di giorno tutti vi corrono dietro sventolando lauree e bollette e assegni e una sfilza di “mi piace” su facebook, ma la notte, la notte è tutta vostra, non ve la dovete far fregare. E Luca, che è un noto egocentrico e fallocentrico (come ci ha rivelato nell’intervista che a breve pubblicheremo), lo sa bene. Tanti i pezzi presentati tratti dall’ultimo album Auff!!: ottima resa di suono, Marco Di Nardo alla chitarra, Nicola Ceroli alla batteria e Luca Di Bucchianico al basso davvero magistrali, sul palco si vede nitidissimo il rock primigenio e tutte le sue deviazioni. Fra un pezzo e l’altro, i monologhi di Luca; le sue poesie e i suoi proclami da saltimbanco, le entrate e le uscite dal camerino senza alcuna organizzazione di scaletta, i gesti inconsulti ed epilettici, bagnati di una meravigliosa tristezza e di una tristissima meraviglia, quasi a dimostrare che per l’intero concerto il gruppo ha suonato per se stesso, con un muro invisibile davanti, troppo indaffarato a decifrare i propri fantasmi, che sono anche i nostri, e visto che un po’ lo sapevano, li ringraziamo. Proclamano: bisogna pensare con la propria testa, alla propria felicità, lasciando andare falsi feticci e dei (Che cosa c’è? /Cos’ha di speciale Baudelaire?/Ho un amico, se ci parli per un po’ /Non ha nulla da invidiare ad Edgar Allan Poe ; Distruggerò gli endecasillabi del madrigale/ Con un terribile Hiroshima provinciale), e credere soltanto all’opposto delle cose, o meglio, alla verità vera dietro la verità apparente (Va bene se siete antipatici a tutti ; La perla è una malattia dell’ostrica/ I gabbiani volano sul mare /E i gabbiani volano sulla discarica / Amore questa è la vita! / È chiaro, adesso l’hai capita? ; Il brutto è bello e il bello è brutto! declama Luca per cinque minuti senza pause). 

Il momento clou della serata oltre al ditalino al microfono: quando un bambino di sei anni circa, parente o amico o in qualche modo collegato al gruppo, è stato fatto salire sul palco e ha cantato molto bene il ritornello di Norman, traccia sei dell’ultimo album (Auff!!), quadro terrificante della perdita di un credo e della convinzione della bontà dei corollari della società costituita, della speranza che muore assieme all’uomo (il suicidio di Majakovskij, Jan Palach che si da fuoco in Piazza san Venceslao), proprio perché l’uomo è troppo piccolo e debole e misero e stupendamente splendente come una cometa o uno sciame di meteore lontane migliaia di chilometri (Norman/ amico mio/ siamo così piccoli che quando cadiamo/ non ci sente nessuno). Ovviamente il bambino non sapeva il significato della canzone che stava cantando, ma è proprio quest’innocenza che ha fatto brillare ancora di più quegli istanti. 

A quel punto Luca – con la faccia sorridente e rilassata e non impossessata per la prima ed ultima volta nel concerto – ha detto giustamente, quotando il batterista: “Lasciate che i bambini vengano al Management!”Tutto si è ridotto a questo, a frammenti. A cazzi e fiche” (cit. Luca Romagnoli), al racconto del serpente e della mela, ad una dose impressionante di bellissima musica, ritmi, tensioni, distorsioni di chitarra, botte sonore di batteria e basso. Il concerto è stato qualcosa di più di un concerto: considerando l’età del gruppo (tutti sotto i trent’anni) e l’approccio indescrivibile allo spleen della notte, bisogna ammettere di aver partecipato a qualcosa che crescerà sempre di più. Questo è un gruppo già di per sé fenomenale; se lentamente eviterà di perdere questa spontaneità – ma può un folle accertato abbandonare i suoi fantasmi? semmai può gestirli meglio – diventerà davvero grande. E se Luca controllasse uno sputo in più dei suoi deliri, non avrebbe problemi a diventare il miglior frontman italiano di sempre. Ma a loro, al Management, che cosa gliene può fregare di queste parole, descrizioni, osservazioni? Nulla. In effetti questa recensione non ha alcun senso di esistere, è inutile. L’attimo meraviglioso prima di cadere dalla cima di un dirupo su un mare di cocci ha un senso se non viene raccontato o descritto: semplicemente, esiste in quell’attimo in silenzio, senza sottotitoli. Non c’è altro modo di fare questa recensione se non al modo in cui la farebbe la testa del cantante del gruppo, Luca Romagnoli. Mi appresto ad iniziare. E’ stata una bella serata, all’insegna della buona musica e della bella compagnia…


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