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Valeria Caputo – Migratory Birds (Autoprodotto/Crowdfunding 2012) di Stefano Capolongo

Tarantina di nascita ma romagnola di adozione, Valeria Caputo ha da poco dato alla luce il suo primo lavoro in studio, Migratory Birds realizzato grazie alla bella iniziativa del crowdfunding.
L’impatto con la copertina di questo album è stato, almeno per chi scrive, piuttosto fuorviante. Non certo per demerito dell’artworker quanto piuttosto per una somiglianza strutturale con alcune cover di album progressive italiani degli anni ’70, uno fra tutti Fiaba dei Procession.
Di somiglianze stilistiche, invece, se ne potrebbero trovare tante, ma non per volontà di copia ma semplicemente perchè ciò che Valeria Caputo sa esprimere è mosso da un fuoco che probabilmente è lo stesso di Joni Mitchell, Joan Baez, Diana Krall, Sinead O’Connor e per certi versi anche la più recente Dolores O’Riordan. Tralasciando però banali elenchi e spettri di somiglianze e parlando del lavoro di Valeria Caputo ci si trova davanti un fine e leggero idillio, elegante e misurato nella sua dolce armonia. Già dalle prime battute si gode di una certa maturità artistica e di un gusto assai sobrio: The Next Train è un inno alla libertà tanto spensierato quanto discograficamente perfetto: un potenziale singolo di successo.
Le atmosfere che la cantautrice pugliese sa dipingere sono molteplici e variegate anche se melodicamente non troppo dissimili tra loro: la speranza riposta in December Sun che chiude con una gradevolissima coda strumentale cede il passo a The Face on the screen, in cui un raccoglimento quasi religioso e ben sottolineato dai cori regala un gradevole senso di caducità.
Come crisalide che diventa farfalla Fly Away è, ancor più della traccia d’apertura, una dichiarazione d’amore nei confronti della libertà (terrena e non solo) “today is the day of your freedom, you can get away from prison”. Scorre via leggero quest’album come un lungo flow di positività che se a volte può sembrare banale, dimostra invece una saggezza intrinseca non indifferente che si palesa nei due colpi ben assestati in chiusura: You can’t stop e It’s Wrong sono pezzi che presentano una tessitura più pop che impreziosisce ulteriormente un’architettura già di per sè ben strutturata.
Non certo un codice stilistico nuovo per Valeria Caputo, ma piuttosto una spiccata sensibilità compositiva e una sapiente misuratezza fanno di Migratory Birds un piccolo gioiello da custodire nel profondo e base su cui intervenire di cesello per trasformare il gioiello in diamante prezioso.
Tracklist:
 
1. The next train
2. December sun
3. The face on the screen
4. Fly away
5. Honey in my room
6. I’ll be with you
7. Migratory birds
8. The sea has told me
9. You can’t stop
10. It’s wrong


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