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Der Noir + Floorshow @ Circolo Degli Artisti (foto e testo di Mario Cordaro)

Esiste (ancora) l’originalità in musica? Si, no, forse! Ad ogni modo se esiste, non versa sicuramente in buone condizioni di salute. E’ innegabile la tendenza degli ultimi anni, piaccia o no, nel riproporre schemi e stilemi ormai superati, triti e ritriti, magari miscelandoli nel maldestro tentativo di produrre qualcosa di “originale”. Ovviamente questo non esclude a priori l’esistenza di realtà capaci di avere personalità e idee interessanti, pur collocandosi all’interno di discorsi già noti e “conosciuti”: è il caso, indubbiamente, dei romani Der Noir; i quali, forti di un primo album che ha riscontrato un certo successo underground (e con un secondo in fase di scrittura), hanno dato vita ad un live set convincente e accolto di buon grado dal pubblico. Ad aprire la serata al Circolo degli Artisti troviamo i Floorshow. Sfortunatamente, il discorso sulla personalità affrontato in precedenza non è applicabile in questo caso: non basta miscelare Iggy Pop, David Bowie, Christian Death e Sisters Of Mercy per avere un proprio perchè. Andrò direttamente al punto, e senza girarci troppo intorno: per quanto “pienamente e formalmente nei canoni”, dalla band esce fuori una proposta derivativa e senza (per il sottoscritto) particolari punti d’interesse. Consiglio a questi ragazzi, per il futuro, di metterci del proprio e di osare un pochino di più rivedendo, magari, anche la presenza scenica.


Dopo una breve attesa, comprensiva di soundcheck, i Der Noir fanno la loro comparsa sul palco. Il trio romano si presenta senza un batterista “vero” (presente la drum machine in tutti i pezzi) e con una tastiera dal sound vintage in aggiunta ai soliti basso e chitarra. Influenze marcate Joy Division, vecchi (rigorosamente) Litfiba e Kraftwerk vanno di pari passo con una chitarra dal suono shoegaze, suonata prevalentemente in bicorde da Manuel Mazzenga, stile abbastanza inusuale in questo contesto. La band esegue quasi tutto l’album, con l’aggiunta di un pezzo inedito e di una cover (più adatto dire un riarrangiamento) di Loredana Bertè. Il loro stile onirico e ritmato allo stesso tempo riesce a far presa sul pubblico presente, e gli applausi non mancheranno. L’unico appunto che mi sento di fare riguarda forse l’eccessiva omogeneità del disco, la quale non aiuta l’ascoltatore a mantenere alta l’attenzione (almeno questo è stato il mio caso); questo non accade, invece, per le due canzoni cantate in italiano “Lontano Dalle Rive” e “Cosa Vedo”: la speranza è che nel prossimo album ce ne siano di più; ho avuto riscontri positivi al riguardo, e la cosa non può essere che di buon auspicio per il futuro di questa band.

Il pezzo inedito, inoltre, mostra un sound totalmente diverso dalla prova precedente; staremo a vedere se non si tratterà di un’arma a doppio taglio: il secondo disco, di solito, è quello della conferma e della maturità… ma anche quello più difficile.
Chi vivrà vedrà. Di certo, le premesse per un ottimo lavoro ci sono tutte.

Setlist:

-Dead Summer
-Private Ceremony
-Done
-Lontano Dalle Rive
-Stranger’s Eye
-Oblivion
-Cosa Vedo
-Untitled
-Another Day
-Clouds Of ’86
-Desire
-Il Mare D’Inverno


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