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Management del Dolore Post Operatorio, quattro chiacchiere con Relics (testo di Flavio Centofante, foto di Simone Giuliani)

Verso le otto di sera, due orette prima del concerto, io e Simone entriamo nel backstage del Circolo degli Artisti, dove abbiamo appuntamento con Luca Romagnoli, cantante dei Management del Dolore Post Operatorio. Troviamo tutta la band (Marco Di Nardo, Luca Di Bucchianico, Nicola Ceroli) spalmata su due grossi divani insieme ad alcuni amici. C’è anche un grosso tavolo con salumi, vino e birra. L’atmosfera è rilassata e vengono riempiti di nuovo i bicchieri, anche per noi. Ci sediamo su uno dei divani con Luca, che sfoggia capelli tinti di rosso molto scuro.
Relics: Allora Luca, prima domanda. Saranno almeno un paio d’anni che ci date sotto con le interviste. Ormai le interviste non vi hanno rotto le palle?

Luca:
(Ride) No guarda, in realtà io sono molto egocentrico, mi piace quando mi fanno domande. Le interviste, soprattutto quando sono tante nel tempo, ti fanno capire quanto stai cambiando o crescendo. Lo capisci dalla risposta che dai. Poi noi siamo molto incoerenti. Un’intervista può servire a capire chi sei in un certo momento. Il Management è una cosa che siamo oggi. Ma fare un’intervista è anche un modo per cambiare le carte in tavola, è sempre possibile che si dicano cose differenti dalle precedenti. E poi posso correggere le stronzate che ho detto in altre occasioni.

Relics: Iniziamo col titolo del vostro ultimo disco, Auff!! Un suono onomatopeico che è una via di mezzo fra un sospiro di piacere e una sbuffata dolorosa. Ma che sembra anche un gesto di disappunto generale rivolto a tutto ciò che è forzato e scontato e meccanico nella vita moderna. Cosa intendete esattamente con Auff?

Luca: E’ un pò come dire, uffa, che palle! Sbuffare, no? Ognuno ha delle cose che lo disturbano, alla fine è tutta una visione personale. Ma quello che dispiace è che molte persone potrebbero essere l’infinito, volare, dare tantissimo, e invece alla fine per paura e comodità si limitano ad essere il numero otto (ultimo brano di Auff!!, n.d.r.), quel numero fra sette e nove, ma che se solo volesse potrebbe allungarsi ed essere infinto. Noi siamo fatti d’infinito: nella nostra genetica abbiamo tutto, la storia le meraviglie, le bruttezze, le catastrofi, eppure la maggior parte del tempo sembriamo così banali, ed è una cosa brutta.

Relics: Sai, è bello, tiri fuori poesie e ipotetici testi musicali anche dalle tue risposte improvvisate.
Luca: Perciò le interviste sono utili, escono sempre delle cose interessanti. Per trovarsi c’è bisogno anche di un altro, altrimenti da soli ci si fanno solo domande.
Relics: Scusa, puoi reggere te il lettore mp3 col quale sto registrando?
Luca: E come no.

Relics: Dunque, essere cresciuti a Lanciano, il vostro paese d’origine, che non contempla gli spazi estesi delle metropoli, vi ha permesso di vedere le cose da un’altra prospettiva? Mi viene in mente quel tuo verso: “Distruggerò gli endecasillabi del madrigale/con un terribile Hiroshima provinciale. Potrebbe essere stato questo a permettervi di affinare meglio la vostra personalità e qualità musicale, piuttosto che concentrarsi unicamente sulla forma come fanno molti altri gruppi italiani cosiddetti alternativi?

Luca: Si, ci sono gruppi meravigliosi di paesini minuscoli che proprio per questo non riescono ad emergere. Perché lavorano su variabili che non sono la forma o la copertina del disco, pensano solo alla musica, di continuo. Come noi: la copertina di Auff!! è l’ultima cosa che abbiamo fatto. Credo tre giorni prima della stampa del disco. Non ce ne fregava molto.

Relics: Peraltro nella vostra copertina c’è un ragazzo di spalle, fotografato dai piedi fino alla parte bassa della schiena, ed un’altra persona davanti a lui in ginocchio, coperta. Chi è quello in piedi?

Luca: In piedi c’è Andrea, il bassista che ci ha mollato. Quello che fa il pompino invece sono io…

Relics: Bene!
Luca:quindi, per riprendere il discorso di prima, quando una band non è avvolta da determinate variabili, resta più pura. Nella metropoli si segue più il modo, capiscimi. La forma. Ma tutto questo è anche un paradosso. Perché in provincia è più difficile essere se stessi. Ma alle volte è anche più facile. Però non c’è la libertà della grande città. Diciamo anche che le emozioni più pure forse ti fanno esprimere in altro modo.
Relics: Certo, e poi le cose non sono sempre o bianche o nere.

Luca: Appunto. Comunque tutto ciò che diciamo è una cazzata. Anche noi siamo schematizzati come tutti gli altri. Forse meno, però.

Relics: Le vostre canzoni, fin dal primo disco, sembrano costruite al modo di una pièce teatrale: i cambi di tempo e di sonorità nello stesso pezzo sembrano la scenografia ideale per le storie quasi recitate e interpretate dai tanti personaggi della tua voce. Insomma, tutta la band sembra una grande compagnia teatrale del nuovo millennio. Non a caso dal vivo avete eseguito performance davvero notevoli. Che relazione c’è fra teatro, iperboli da giullare e musica, per voi? Se c’è.

Luca: Certo che c’è.

Relics: Perché perdonami, tu avrai senz’altro fatto teatro nella tua vita, almeno a pelle ho quest’impressione.

Luca: Si, l’ho fatto. Adoro il teatro. Cioè, fondamentalmente lo odio, perché siccome oggigiorno lo fanno male, lo odio. Però mi piace molto il teatro come forma. E penso che al giorno d’oggi lo spettacolo, anche musicale, sia uno spettacolo che debba contenere sia spettacolo che teatro. Non troppo spettacolo e poco teatro nè poco spettacolo e troppo teatro. Serve insomma un equilibrio a 360 gradi. E’ importante tutto: l’abbigliamento, per esempio. Oggi anche un gesto, un taglio di capelli ha un significato: l’ha sempre avuto. Oggi di più di ieri. O forse di meno. Non so. Ci dovremmo ragionare.

Relics: Devi scegliere, una buona volta.

Luca: Bisognerebbe parlarne almeno una mezz’oretta. Comunque il teatro è un punto cruciale: partendo soprattutto dal concetto del giullare che hai detto te, che per noi poi è più il saltimbanco. Sai, il giullare di corte è uno che comunque riesce ad offendere il re perché se lo può permettere, è il suo mestiere, ma fondamentalmente sta sempre sotto una certa forma di dominio. Invece il saltimbanco stava nelle piazze, saliva su tavole di legno per criticare e sputare, e veniva spesso esiliato o ucciso. Non aveva il permesso di essere seppellito dentro le mura cittadine. Niente diritti perchè criticava il potere fortissimamente. I pantaloni bicolore che spesso usiamo sul palco magari si allacciano a questo concetto: la provocazione tramite l’ ironia, e una certa forma, speriamo, di intelligenza. Difficilmente un saltimbanco era stupido o ignorante.

Relics: Beh, certo, pensa a Dario Fo.

Luca: Dario Fo, certo, tanto di cappello. Appunto per criticare e avere forza poetica devi lavorare su te stesso. Bisogna lavorare tanto. Non che noi abbiamo lavorato molto, a dire il vero.

Relics: Ma sicuramente questi ultimi anni devono essere stati belli. Campate facendo ciò che vi piace.

Luca: Beh, praticamente abbiamo lottato per questo da quando siamo nati.

Relics: Il nuovo disco Auff!!, rispetto a Mestruazioni (il loro primo disco, n.d.r.), appare più compatto e organizzato. Avete effettivamente sentito un cambiamento umorale e sonoro mentre lo registravate?

Luca: Beh, il punto è che eravamo molto più giovani quando abbiamo registrato Mestruazioni. E molto diversi. Ora siamo entrati di più nell’ottica del registrare un disco: abbiamo registrato con un ottimo produttore, Manuele Fusaroli, e l’approccio è stato più logico, preciso, diverso. Nello studio eravamo più preparati. Mi ricordo che per Mestruazioni siamo entrati in studio con Lucio Piccirilli, ragazzo della nostra città: è stato bravo, lui ha fatto il possibile, noi però siamo entrati in studio e non avevamo neanche le canzoni, “Avete le canzoni?” dice lui, No” diciamo noi, “Allora ci vediamo domani…” Siamo tornati una settimana dopo con dieci canzoni.
Relics: E tutto ciò ha inciso sul risultato finale del disco: è stata una cosa fresca, d’istinto, ottima seppur disomogenea.

Luca: Si, anche se col senno di poi fra tanti anni quando moriremo tutti, diranno che quel disco aveva quel non so che di giovanile e ingenuo, e magari piacerà anche di più degli altri.

Relics: Si, di solito meno sono preparati i dischi, più sono ingenui e istintivi, più per alcuni critici sono dei capolavori.

Luca: Comunque io credo che anche Auff!! sia stupendamente ingenuo. Non abbiamo fatto un lavoro di forma esagerato. Solo migliore. Io lo considero il nostro primo vero disco. Mestruzioni era una cosa giovanile. Per Auff!! abbiamo lavorato con tanta, anzi quel poco di giovinezza che c’era rimasta. Ce l’abbiamo messa tutta

Relics: Adesso infatti siete dei vecchi.

Luca: Adesso siamo vecchissimi. Porca puttana.

Relics: Andate quasi per i Trenta!

Luca: No, Ventotto, Ventotto! (che possa essere il titolo di una prossima canzone? N.D.R.)

Relics: Eh, ce n’hai quasi 30. Quanti anni ti dai ancora?

Luca: Per i Trenta me ne do altri Due.

Relics: Sostanzialmente sei ancora un fiore (dice Simone).

Luca: Ventotto appena compiuti (ride).

Relics: I palazzi, i grandi poeti coi quali tutti si riempiono la bocca, i labirinti dei doveri quotidiani, sono tutte belle metafore che usate nelle vostre canzoni per esprimere cosa? Che noi esseri umani siamo più miseri e impersonali di quanto vogliamo dare a vedere? Se sì, qual è la soluzione al problema secondo voi? Soluzione che sicuramente non avete.

Luca: Esatto. Il fatto è questo: pensare col proprio cervello è impossibile. E’ stato ormai medicamente, psicologicamente, anatomicamente, filosoficamente, fisicamente spiegato. Non possiamo più farlo, è impossibile. Si nasce e un bambino imita la voce della mamma. Dei genitori. Della tv, computer, internet. E’ difficile pensare con la propria testa. E’ difficile uscire da queste situazioni, da questa lobotomia, ora che siamo abituati. Ma come diceva se non sbaglio Confucio, “Se non puoi evitare la violenza, goditela.”

Relics: Sicuro fosse lui?

Luca: Qualcuno di simile comunque.

Relics: Jackie Chan?

Luca: O lui o Bruce Lee, quindi in un certo senso dobbiamo godere di questa perversione che si può avere da tv e internet. Risolvere il problema è farla propria in modo nuovo. Le persone sono passive. Io non dico di buttare al cesso tv e internet. Tv e internet sono mezzi fantastici. Poi, che la gente si faccia solo seghe come me, quello è un altro discorso.

Relics: Poi infatti c’arrivo a questo punto, tranquillo.

Luca: Perfetto. Quindi tutte le cose sono buone se usate dalle persone intelligenti. Una volta qualcuno mi ha domandato cosa pensavo di Facebook. Facebook è abitato dalle persone che abitano il mondo, se il mondo è una merda anche Facebook non può essere diverso. Ma è un mezzo tendenzialmente molto buono, che poi sia usato male è un altro discorso. Tutto ciò che è male deriva dall’uomo. Il malvagio viene dalla visione che abbiamo di una cosa. Tutto dipende dall’uomo. Io con una pistola posso fare rumore o sparare in aria piuttosto che uccidere. Sono mezzi, dipende da come vengono usati.

Relics: Le birre che Bukowski non ha davvero bevuto, come dici in uno dei tuoi testi, secondo me invece le ha bevute…

Luca: Era una provocazione…

Relics: La comicità, i giochi di parole demenziali, la satira, quanto sono importanti in questo contesto, alla ricerca di questa ipotetica soluzione? A questo punto mi hai già risposto ampiamente in precedenza.

Luca: Sai, questa stessa domanda già me l’avevano fatta anni fa. Non ricordo esattamente dove.Cioè, la domanda era diversa ma mi viene in mente la stessa risposta. Il fatto di non prendersi sul serio non è il fatto di pararsi il culo, non è come dire “non mi prendo sul serio e allora non potete dirmi nulla”, molti abusano di questa autoironia e poi alla fine sono tutti dei permalosetti. Il non prendersi sul serio non è per vincere qualcosa o realizzare un sogno. Visto che a noi interessa l’azione stessa del sognare, del volare, allora il gioco serve ad occupare il tempo e dare il senso alla vita, o ragionare su qualcosa. Poi non per forza di cose devo vincere la guerra. Ci hanno insegnato a vincere, purtropp.

Relics: In effetti verrebbe da chiedere, ma perché, era una gara?

Luca: Esatto. Non ci sono gare da vincere o perdere, noi non perdiamo o vinciamo mai. C’e solo una strada da percorrere, e ogni cazzotto preso ti accresce e ogni premio che ti danno forse ti demolisce, o forse ti da qualcosa.

Relics: Stiamo sempre li, è quella cosa lì ma potrebbe anche essere quell’altra.

Luca: Io non nego mai il contrario delle cose che dico. Questo è fondamentale da dire, è la prima volta che lo dico in un’intervista ed è da sottolineare.

Relics: Non saresti un buon politico. O forse sì (magari il più votato! N.D.R.).

Luca: La storia ci ha insegnato che la verità è una stupidaggine, tutte le grosse verità sono state negate, rimpolpate, rigirate,  insomma uno non deve mai negare il contrario delle cose che dice, assolutamente.

Relics: Ora inizia la parte stupida, nonché finale dell’intervista: ti dico quattro parole una dopo l’altra, e tu mi dici la prima parola che ti viene in mente da correlare loro. Iniziamo?

Luca: Vai.

Relics:La prima parola è “pornografia”…

Luca: Pisello. Sono molto fallocentrico. Adoro il mio pisello e non lo posso tradire. Lo lucido perfino.

Relics: Il tuo pisello ha anche un profilo su Facebook?

Luca: No, no, sono molto geloso, non lo faccio vedere a nessuno. Lo lucido, lo coso, ho un rapporto particolare.

Relics: Seconda parola: “arte”…

Luca: Commercio.

Relics: Politica”.

Luca: …Bugie, perché commercio l’ho già detto.

Relics: Ok, l’ultima è “Bono Vox”…

Luca: (ride) Beato lui che è bono!

Relics: Tutti speravano in un insulto, veramente…

Luca: Beato lui che è bono e beato lui se c’ha pure gli amplificatori Vox.

Relics: E’ giunto il momento dell’insidiosa domanda del feticista. Qual è il disco che vi ha cambiato la vita? Ditemelo a turno.

Luca: un disco che per me rasenta la perfezione è Ziggy Stardust di David Bowie.

Marco(chitarra)
: Jimi HendrixAre you experienced?

Luca(basso): Robert WyattShleep

Nicola(batteria):Van der Graaf GeneratorGodbluff

Luca: Io ho detto quello più sputtanato…

Relics: Nessuno ha detto un disco italiano. Ma non lo dice mai nessuno.

Luca:
Anche se noi amiamo Battisti e Modugno.

Relics: E i Cccp?

Luca: Sì, ma meno di Battisti e Modugno.

Relics: Finisco con un aneddoto. Un bel po’ di tempo fa, quando ancora non vi conoscevo così bene, la mia amica Alessandra –  siciliana verace, oltre che bravissima pittrice e disegnatrice – mi disse che eravate una delle cose migliori del panorama italiano e che sareste migliorati sempre più fino a raggiungere vette altissime. Questa profezia vi onora o vi inquieta?

Luca: Io spero che il più, se ci dovesse essere un segno positivo nel nostro futuro, non ci cambierà in negativo, cioè con un vettore negativo dal punto di vista dei sentimenti e del divertimento senza troppi cazzi e mazzi. Però ci fa piacere che qualcuno abbia pensato che eravamo già bravi e che avremmo potuto perfino dare di più… Capisci, è bellissimo se a qualcuno che arriva in altissimo poi dici che può anche fare di più. E’ meraviglioso.
Relics: Messaggio ad Alessandra?

Luca: Alessandra, grazie mille, di cuore.

Relics: Grazie anche a voi ragazzi. È stato un piacere. Buon concerto.


Luca: Grazie a voi, io non premo nulla sul tuo lettore mp3 sennò cancello tutta l’intervista…


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