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Spear of Destiny live @ INIT Club (testo e foto di Stefano D’Offizi)

Nati nel 1983 dalla fusione di idee differenti ed estremamente legate fra loro, Kirk Brandon (voce e chitarra) si getta nella mischia del new wave in piena ondata anni 80, affiancato da Craig Adams (The Mission, Alarm, ex Cult, ex Sisters Of Mercy) al basso, Adrian Portas (Sex Gang Children, ex New Model Army) alla chitarra e Mike Kelly (The Mission) alle pelli
Si festeggia il trentennale di Grapes of Wrath e di Westworld, album d’esordio del progetto parallelo di Brandon che lo vede in prima linea anche nei Theatre Of Hate.
Il pubblico risponde bene anche se non molto numeroso (meno di cento persone purtroppo), solita formula del “pochi ma buoni” ad attendere l’inizio dello show, ed in prima linea facciamo la conoscenza di un fan Inglese (proveniente da Manchester) che ha seguito fin qui tutto il tour, perdendo incredibilmente una sola data. Purtroppo la musica di sottofondo che accompagna il pre-live non mi permette di capire il nome del nostro eroe e per convenienza lo chiameremo “Fuckin’Crazy!”, così come lui apostrofa alcuni personaggi Italiani che non vogliamo nominare sulle nostre pagine.

Ebbene, il nostro Fuckin’Crazy si aggira come una mina vagante all’interno dell’INIT Club con due pinte di chiara alla volta, inneggiando agli Spear come un pezzo di storia del Rock di cui non si può fare a meno (e dopo questo live sono del suo stesso avviso).
Breve attesa e nonostante non ci siano band a fare da spalla, si comincia presto. Luci basse e musica di sottofondo, (1812, Overture di Tchaikovsky per essere precisi) si parte con The Wheel a tutta birra, e la band compare sul palco sfoggiando una tenuta invidiabile, nonostante i trent’anni di distanza dall’uscita di Westworld e Grapes of Wrath, nonostante la sindrome di Reiter che colpì Kirk Brandon nel 1987 impedendogli di camminare per molti anni, nonostante le operazioni cardiache del 2011 (due bypass) e nonostante le svariate peripezie in cui ha sempre galleggiato l’avventura artistica del cantante britannico che aveva iniziato con la primissima formazione punk dei The Pack.


L’energia inizia a trapelare dalle note e dallo scatenato Adrian Portas, che a suon di assoli e poderosi riff dimostra di non sentire affatto la sua età. Pian piano la platea va crescendo in numero, qualche ritardatario e qualche curioso si aggiunge al pubblico, mentre si passa attraverso Model number 1, Land of Shame ed Undertow, riproponendo brani dal repertorio di Spear of Destiny e Theater of Hate, senza perdere un colpo, animando semplicemente un INIT Club che come sempre si dimostra all’altezza della situazione.  

Age of Unreason, Soldier, Original Sin e Mickey, ma il momento assolutamente più potente e gasante arriva con Propaganda prima, per esplodere successivamente con Liberator, probabilmente il loro miglior brano di sempre.
Tutto fila liscio con un bis altrettanto d’eccezione: World Service ed a seguire Westworld, tanto per chiudere con la title track dell’album festeggiato in questa serata.
Un ritorno coi fiocchi, energia da vendere per una band che manca ormai alla scena internazionale da troppo tempo, e che sembra tornata in tempo per far da colonna sonora ad una “rivolta” più o meno pacifica... ed in tutto questo, Fuckin’Crazy è ancora là con due birre (ormai un po’ meno salde) in mano.








Setlist:
The wheel
Original Sin
Poppies
Whole Worlds Waiting
Model Number 1
Rainmaker
Soldier
Land of Shame
Age of Unreason
Undertow
Transmission
NTMA
Mickey
Propaganda
Liberator

World Service
Westworld



Un ringraziamento speciale allo staff dell’INIT Club per averci ospitato durante questo evento


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