Home / Live / Yellowcard live @ Orion club (di Laura Dainelli, foto di Alberto Baldassarri)

Yellowcard live @ Orion club (di Laura Dainelli, foto di Alberto Baldassarri)


Un’altra serata  all’Orion live club all’insegna del rock, ma del rock meno banale che vi possiate immaginare. Un’organizzazione assolutamente geniale perché ci sono riff tipici del punk ma anche violini a iosa, band di trentenni e di molto più giovani altrettanto promettenti e in gamba, cori e pogo tutto all’insegna dell’allegria e della più semplice e pura voglia di divertirsi e lasciarsi andare alla spensierata atmosfera. Tanta carne al fuoco quindi perciò, andiamo con ordine.

La serata si apre con i Set it off, un’altra band di giovani che vengono dalla Florida e con tanto da dire al mondo anche se in chiave rock decisamente più orchestrale di quanto avverrà nel prosieguo della serata. Questo quintetto (Cody Carson, Zach De Wall, Austin Kerr e Max Danzinger) con un sound tutto da scoprire regge il filo conduttore che accompagnerà le altre band della serata.
Poi è la volta dei Like Torches, e l’Orion Club inizia a riempirsi sempre di più, e gli animi a scaldarsi e caricarsi. I Like Torches sono un’altra band assolutamente interessante e da tenere d’occhio nel futuro, il cui album di esordio è sstato prodotto proprio da Ryan Key e Ray Mendez degli Yellowcard, a cui quindi sono molto legati da vincoli sia amichevoli ed umani sia professionali.
[I Like Torches sono: Jonathan Kärn, Daniel Kärn, Adam Jonsson, Zakarias Faleij, Jimmy Brunkvist]

Ottima prestazione e un applauso di incoraggiamento a questa band di alternative rock di origine svedese. 

Arrivano poco dopo i tanto attesi ed acclamati protagonisti della serata, ovverogli Yellowcard: band proveniente dalla Florida ma “californizzata” di adozione e dal punto di vista dello stile in tutto e per tutto ormai da tanti anni. La band è formata dal cantante e frontman Ryan Key, dal violinista e seconda voce Sean MacKin, Longineu W. Parsons III alla batteria, Ryan Mendez alla chitarra e Josh Portman al basso.

Questi ragazzi hanno prima di tutto il merito, a prescindere da quanto vi possa piacere o meno la loro musica, di smentire in modo così palese ed immediato ben due luoghi comuni : 1) che il successo mondiale in giovane età dia necessariamente alla testa e faccia sentire come dei scesi in terra 2) che il cosiddetto “punk californiano”, ossia il punk rock più orecchiabile e dai toni più solari e vivaci nell’ambito sia del punk americano e non solo, sia per forza una musichetta molto semplice, da ragazzini e priva di pretese. Soffermandoci un attimo su questo secondo punto e rimanendo nel tema della serata, si può partire tranquillamente dal live odierno per rendersi conto di come l’uso dei violini abbia preso piede nello stile della band in particolare a partire dal quinto album in poi (sono otto in tutto gli album pubblicati ed il quinto è Lights and sounds” del 2006 n.d.r.) ed in modo poi sempre più studiato e ben calibrato. Infatti, la serata inizia con pezzi movimentati in puro stile punk un po’ commerciale – ma nel senso meno negativo e dispregiativo del termine – quali ad esempio la trascinante Way away”: c’è poco da essere dispregiativi in casi del genere. Bando agli snobismi, in cui a volte chi apprezza la musica di un certo livello è quasi costretto a cadere, ma non è questo il caso.


Infatti, qui ci troviamo di fronte ad una band che davanti alla critica musicale internazionale deve scontare l’unico “peccato” (che brutta parola!) di aver avuto la fortuna di far passare su MTV “a manetta” tutti i loro singoli più famosi, in particolare da Ocean Avenue” in poi (2003, album con cui hanno raggiunto il successo) ed il già citato Lights and sounds (2006) ma anche al più recente Southern air(2012). Si è trattato chiaramente di un bel trampolino di lancio per renderli famosi tutto il mondo, come meritano di essere, ed è meraviglioso che anche chi non può permettersi di trascorrere mesi negli States con un orecchio alle nuove uscite possa tranquillamente grazie alla tecnologia ed alla seppur commerciale televisione, conoscere musica di qualità. Infatti qui si tratta di una band che, al contrario di tanti altre, sa suonare e ha qualcosa di reale da trasmettere, una grande cultura ed una vera passione per la musica, nata sui banchi di scuola tra compagni di liceo e non a tavolino con un casting da parte di qualche produttore discografico.

Dai pezzi più punk che scaldano la folla si passa presto a ballad sempre ritmate ma di tutt’altro genere, come  Let me light up the sky”, “Back home” e Sing on me”.

In queste ballad sono presenti assoli di violino straordinari che trasportano il pubblico quasi in un’altra dimensione dall’atmosfera magica. Sospesi ancora in questa nuvola di pensieri ed emozioni quasi irreale, si ritorna improvvisamente ad una melodia punk sempre più accesa e diretta, che infatti genera poi in pezzi da pogo e delirio quali Believe”, “Southern air”,Rough landing, Holly e Fighting”. Su Believe” in particolare è bellissimo e travolgente l’effetto della batteria in assolo per pochi secondi e subito dopo cantante e chitarrista che salgono più in avanti sul palco fino a stare cosi in bilico da sporgersi terribilmente addosso al pubblico e cantare a squarciagola con loro, ascoltandoli e rendendoli partecipi come fossero anch’essi sul palco.

Poi ringraziano il pubblico cosi caloroso, aggiungendo che We were told that you Italians are SO funnyyy !” , e così si allontanano. Ma tutti aspettavamo i loro due pezzi più famosi e più appassionanti con talmente tanta ansia e voglia di cantarle che dopo pochissimi minuti i cori che li rivolevano sul palco hanno (per fortuna) il loro riuscitissimo effetto: si apre un pogo ancora più bello di prima, e bello anche perché fatto di tante persone sorridenti ed in armonia anziché arrabbiate e rissose,felici di essere uniti dall’amore per quei pezzi e quella band e rapiti da quel mood di sensazioni esilaranti di forza e allegria al tempo stesso. 

Tutto questo è più che giustificato dai due pezzi in chiusura, ovvero Only One” e soprattutto la mitica “Ocean Avenue”, che dà anche il titolo all’omonimo album ed è il pezzo per eccellenza che li ha consacrati, a buona ragione, come band di fama mondiale nel mondo del punk rock. Che siate mai stati o meno ad Ocean Avenue, famosa strada a Santa Monica (Los Angeles), beh riuscirete comunque ascoltando questo pezzo ad immaginarvi in modo molto vivido un lungo viale con le palme e l’oceano da un lato, e due ragazzini che “cazzeggiano” e che probabilmente con uno skate sotto braccio sognano di diventare rock star.

 Prima di allontanarsi,stavolta sul serio, ringraziano il pubblico ed in fans cosi a lungo e in un modo cosi delicato, gentile e con gli occhi che brillano che non ho mai visto fare veramente a nessun altro, e questo la dice lunga su quanto sfatino quel luogo comune di cui parlavo all’inizio.


Grazie all’Orion Club e a tutti quelli che hanno contribuito all’organizzazione di questa splendida serata


Commenti

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

Click here to connect!