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Zephiro, Power Trio, Jam e Sol Levante (di Laura Dainelli, foto di Matteo Pizzicanella)

Relics incontra un’altra band che ha meritato l’attenzione del Popolo del Rock, quattro chiacchiere a ruota libera senza filtri, un Claudio Desideri (voce basso ed “aggeggini”) a valanga, il giovanissimo Leonardo Sentinelli (Batteria) e Claudio Todesco (chitarra)…
 Relics: Sappiamo che gli Zephiro esistono da tanti anni e che Claudio ne è un po’ il fulcro e la colonna portante, ma questo non implica che gli altri siano meno importanti. Vorrei iniziare quindi lasciando la parola a loro e chiedendogli che cosa di loro stessi, dei propri gusti e della propria personalità sentono di aver portato alla band.

Claudio Desideri
: Prima di tutto ci presentiamo, io sono Claudio, voce, basso e “aggeggini” vari degli Zephiro. Dapprima ero entrato semplicemente come cantante ma per varie vicissitudini dopo qualche mese ci siamo trovati senza bassista, così durante la ricerca di uno nuovo ho imbracciato il basso per divertimento alle prove. Quasi da subito la soluzione a tre elementi ci ha attirato e i successivi provini con bassisti molto bravi ma non propriamente adatti al genere ci ha fatto propendere per un’avventura in “power trio”. Sono un giocherellone, mi piace prendermi e prendere in giro, adoro fare gruppo, personalmente mi trovo molto bene con gli altri della band che mi danno“spago” e mi consentono di vivere a pieno il mio essere. Ciò si riflette automaticamente sulla composizione dei brani nuovi e nell’esecuzione di quelli vecchi nella realtà live. Per fortuna non sentirete mai due musicisti cantare o suonare nella stessa maniera (almeno non nella musica originale) perciò è inevitabile che io abbia impresso alle canzoni un colore diverso, sia dal punto di vista vocale che nell’esecuzione delle parti al basso, che dopo la mia entrata hanno certamente subito un approccio più punk. Anche se a dirla tutta i miei gusti musicali variano per i più disparati generi, Alternative Rock, Post rock, New wave, ovviamente tutto il filone Rock storico anni 60/70 dai Beatles ai Queenpassando per i Led Zeppelin facendo l’occhiolino di tanto in tanto all’ecletticità e la progressione degli Emerson, Lake and Palmer e dei Deep Purple. Mi piacciono molto le voci talentuose come Jeff Buckley e John de Leo e tutti quei cantanti che sanno come sorprendere il pubblico ed entrare nell’animo con il loro timbro. In tal senso è doveroso citare il grande Domenico Modugno, artista in tutto e per tutto. Ai primi posti delle mie band preferite metterei senza dubbio Queen e Muse ma ultimamente mi sto avvicinando parecchio al Post Rock moderno dei Sigur Ros e all’alternative rock dei Mew. Spesso ti ritrovi a giocherellare con lo strumento e senti uscire cose che neanche tu sapevi più di ricordare ma che senza dubbio fanno parte di te. E’ anche questo il bello della musica che sa tirare fuori la giusta colonna sonora a seconda dei periodi che stai vivendo. E scrivere un pezzo insieme è ogni volta un’esperienza che ti arricchisce perchè non sai mai cosa il tuo animo deciderà di tirare fuori dal cilindro.


Relics:
A prescindere dal vivere o meno economicamente della propria musica, quali sono i momenti più appaganti di far parte di una band?

Claudio Desideri: Anche stando semplicemente a casa a farsi girare un motivetto per la testa e non vedere l’ora di proporlo alla band per svilupparlo insieme è appagante in sé, è il bello della musica che ha sicuramente più sfaccettature di quante ne possiamo raccontare. Di certo arrivare sul palco e sentire la prima botta d’aria che dai coni dell’ampli ti sbatte addosso solo grazie al gesto della mano è una magia decisamente appagante. Finire il concerto e sentire persone che avrebbero voluto un finale più lungo perchè era una figata, fatelo durare di più!”, “Jammare e cazzarare” in saletta tra un ringo e l’altro (grazie a Leo che li porta sempre). (Leo oltre che il più giovane, appena 18 e già un eccellente batterista, è anche un grande pacificatore tra gli altri due “vecchiacci” della band. Secondo me l’hanno preso anche per questo con loro n.d.r.)
Partire all’avventura di terre straniere con la band (con gli Zephiro ho avuto l’occasione di suonare a New York) è un’esperienza che consiglio a chiunque, di certo non è tutto rose e fiori…ma quale viaggio lo è? Unire alla bellezza di confrontarsi con realtà diverse la consapevolezza di portarsi dietro un bagaglio di musica tua da far ascoltare ti fa sentire in piena sintonia con lo spirito rock!
Claudio Todesco: condivido tutto quanto detto ora dall’altro Claudio, ed aggiungo che per me ha senso suonare anche davanti una persona, l’importante è stabilire una comunicazione autentica e l’impegno che metto nel suonare è sempre lo stesso indipendentemente dal luogo e dal pubblico.
Leonardo Sentinelli: la cosa che mi appaga di più è senza dubbio il contatto col pubblico, anche se dalla mia postazione vedo poco e niente però è come se percepisco perfettamente cosa succede e cosa si prova sotto il palco… non saprei spiegare in modo migliore.
Relics: Cosa vi sentireste di dire a un giovane musicista che vuole farsi conoscere?
Claudio Desideri: Siamo noi i giovani musicisti che vogliono farsi conoscere! Cosa ci avete preso per vecchi? Scherzi a parte, per come ho potuto vivere la realtà musicale italiana ed estera fino ad oggi ho imparato che la perseveranza è sicuramente la virtù più importante per un musicista. E’ figlia diretta del tempo che si decide di dedicare e nipote della passione che è il motore trainante. E’ fondamentale chiedersi prima di tutto se la musica è ciò per cui si vive o se è solo lei che  ogni tanto vive per noi.
Se la risposta è la prima siamo sulla strada giusta. Infine, darsi alla musica e non vergognarsi di lasciarsi andare alle emozioni che ci trasmette. Ad alcuni concerti mi è capitato di piangere cantando, senza dubbio tra le esperienze corporee più forti che io ricordi in tutta la mia vita. Lasciarsi guidare dal proprio strumento e considerarlo come una continuazione del tuo corpo, megafono di amplificazione diretta tra le tue sensazioni e il pubblico. Se il tutto viene fatto essendo il più coerente possibile con quello che si è dentro e fuori allora emergere agli occhi di un pubblico sempre più numeroso è solo una questione di tempo.
Leonardo Sentinelli: Non aspettarsi nulla e suonare per il piacere di suonare, per il bisogno di suonare, ma contemporaneamente studiare il proprio strumento e tanta tenacia. Il professionismo sta in quello.
Relics: Siamo in periodo di elezioni… un Paese messo male da tanti punti di vista, da che cosa partireste voi per cambiare le cose se aveste l’opportunità concreta per farlo?
Claudio Desideri: Molto semplicemente (e qui mi permetto di citare le parole di Josè Mujica, Presidente dell’Uruguay) Ripartire dal dono più prezioso che abbiamo” (e a mio modo di vedere il motivo più importante della nostra esistenza) “la felicità umana”.

Relics: Forse banale come domanda, ma per noi, visto quello di cui ci occupiamo, interessantissimo: come nasce un vostro pezzo? Da chi di voi e da quali ispirazioni? E un’ispirazione come si traduce a livello pratico in un pezzo che funziona sia sul palco sia in un disco? Fareste delle distinzioni in merito?

Claudio Desideri: Ultimamente con l’entrata di Leo alla batteria, abbiamo modo di vederci molto in sala prove e già dalle prime prove insieme è venuto spontaneo divertirci un po’ a “jammare” prima di ripassare la scaletta o di concentrarci sull’aggiustamento di qualche brano. Se un giro ci piace lo percepiamo subito perchè ci “infognamo” suonandolo per qualche minuto in “loop” e testando sopra ogni giro linee vocali e tempi diversi, finchè non prende la forma che più ci soddisfa. Mi viene in mente un vasaio che fa girare sul tornio l’argilla e gli basta muovere le mani per dargli una forma diversa ad ogni rotazione fino ad ottenere quella desiderata. Registriamo la bozza con un cellulare e poi ognuno riascolta il materiale a casa pensando a cosa potrebbe fare sul proprio strumento per migliorare la resa finale, io e Claudio ci vediamo per tirare giù il testo (e qui ci sarebbe da parlare per ore sul metodo!). A quel punto la prova successiva non vediamo l’ora di affinare il tutto. Mi sento di dire che per la scrittura di un pezzo, a meno che uno di noi non abbia composto, arrangiato e registrato un brano tutto per conto suo, non c’è un merito per “chi l’ha fatto nascere”, perchè un brano che prende vita è come una conversazione fra tre amici, ogni tanto uno di loro tira fuori un argomento e gli altri lo arrichiscono con le proprie parole frutto di esperienze e diventa sempre più bello. Alla fine del discorso la cosa che rimane è che ognuno è stato bene insieme agli altri e a nessuno importa ringraziare “chi” l’ha fatto nascere. L’ispirazione è quella della New Wave anni ’80, della sua rivisitazione moderna e del Post Rock. Poi però essendo in Italia ti viene da cantare alla Mino Reitano ok ma quelli sono dettagli. Sicuramente c’è un attenzione a non uscire troppo dai canoni del genere che abbiamo scelto, è importante e utile avere una linea guida alla quale attenersi. Questo discorso va comunque a farsi fottere quando ti esce il giro perfetto che sgrana gli occhi e spalanca il cuore. Domanda giustissima quella delle differenze tra brani live e studio. La realtà live ha il conforto della vista, il pubblico ti vede, il che può essere un vantaggio come un difetto, perciò alle volte è importante e utile sapere in quali punti della canzone forse è meglio lasciar perdere la certosina esecuzione registrata nel disco, per dar spazio alla scenicità e allo scatenamento da palco. Poi ci sono gli attacchi e i finali delle canzoni.
Ritengo che l’attacco di una canzone decreti la riuscita di buona parte del brano, stesso discorso per il finale. Ad esempio su un nostro brano chiamato La colpa, se nella versione studio il brano sfuma con un effetto “fade out”, per la versione dal vivo abbiamo deciso di ri-arrangiare il finale in chiave differente dai finali classici con stacco all’unisono, tipici delle band “power trio”.
Leonardo Sentinelli: In sala improvvisiamo molto anche partendo da un giro di chitarra o basso già pensato a casa. Se vediamo che il clima che si viene a formare ci piace ed è consono a noi stessi allora ci addentriamo nel definire una struttura e una linea vocale. In seguito poi si curano i dettagli di arrangiamento e si scrive un testo.


Relics: Last but not least (!!): parliamo della vostra esperienza in Giappone come band italiana all’estero. So che siete stati accolti molto favorevolmente e penso sia interessante per tutti sapere meglio i dettagli della cosa, e tutto l’entusiasmo e le soddisfazioni a questa esperienza connesse.

Claudio Todesco: per accoglienza favorevole intendiamo sicuramente i loro sorrisi, la loro presenza attenta ai live, la loro discrezione e pazzia allo stesso momento, solo i giapponesi riescono ad essere pazzi e discreti contemporaneamente. E’ un posto così lontano ma complementare all’Italia, penso che questi due paesi così speciali nel mondo insieme possano offrire la totalità delle emozioni e dei comportamenti possibili. Forse esagero ma per la mia esperienza è stato così. Una delle più grandi soddisfazioni è vedere il loro sforzo a cantare i ritornelli in italiano durante i concerti, tale sforzo forse aiutato e stimolato dal fatto che noi siamo andati incontro a loro con ben due brani cantati nella loro lingua. A suo tempo avevamo Taiyo no aru basho e Kage, quest’ultima riproposta nell’ultimo EP intitolato Kawaita me uscito pochi mesi fa per essere riproposto in Giappone. Gli adattamenti in giapponese non sarebbero stati possibili senza l’aiuto del mio amico e collaboratore Daisuke Ninomiya, che tra l’altro colgo l’occasione di ringraziare. 

Relics: Salutiamoci dopo questa interessante e anche divertente chiacchierata presentando ufficialmente a noi di Relics il vostro nuovissimo EP…

Claudio Todesco: Come accennavo prima l’EP intitolato Kawaita me che in giapponese significa “Occhi secchi” rappresenta la nuova direzione artistica presa dalla band, una direzione più attenta all’uso dell’elettronica e a richiami di new wave classica. Nel CD sono presenti tre brani in italiano e due in giapponese di cui uno da il titolo all’EP. L’altro brano in giapponese è Kage che è un’adattamento di un brano storico della band del 2007 che in italiano era intitolato Ombre. I brani sono ascoltabili sul player del nostro myspace www.myspace.com/zephirobanded il cd è acquistabile ai nostri concerti. A brevissimo saranno disponibili anche sulle piattaforme digitali.

Claudio Desideri:
Vi posso dire che sono fomentatissimo perchè a Marzo partiremo per il Japan Tour 2013 e presenteremo il nuovo EP valutandone anche le impressioni in terra straniera!
Non vediamo l’ora!
Un caro saluto ai fan di Relics! Grazie e buona musica, in tutte le sue sfumature.


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