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Afterhours live @ Tendastrisce (testo di Giulio Paladini, foto di Emanuela Bonetti)


Il 22 marzo, in una serata timidamente primaverile, gli Afterhours tornano ad esibirsi a Roma nell’unica data capitolina del Tour club 2013. Per farlo scelgono il luogo a loro più congeniale, il Tendastrisce dove già due volte si sono esibiti e dove sentono di avere il suono che cercano, indubbiamente migliore della traumatizzante perfomance del 2012. Secondo live romano, primo degno, dedicato all’album Padania che ha visto il ritorno del chitarrista Xabier Iriondo riportando, a mio parere, il sound della band ai livelli precedenti l’esibizione al festival di Sanremo e a quel I milanesi ammazzano il sabato che tanto avevano fatto preoccupare i fan più datati. Nell’atmosfera intima del Tendastrisce dunque si presentano sul palco completamente vestiti di bianco ed esordiscono con il violino di Iceberg, quasi a creare un connubio cromatico con il pezzo. Si entra poi nel vivo dell’ultima fatica del gruppo con le melodiche Padania e Terra di nessuno, poi una piccola digressione con Il sangue di Giuda per alzare un po’ il ritmo prima della dura e ritmata Spreca una vita e della bella e sofferta seconda intromissione dal passato (che tanto speravo ci concedessero) Rapace. A suo tempo mi ha folgorato spingendomi ad approfondire la conoscenza del gruppo italiano contemporaneo che più amo.

Il ritmo non scende, si torna sull’album che qui si rappresenta con la delirante Ci sarà una bella luce, per poi passare alla critica Messaggio promozionale numero 1, altro stacco con le atmosfere grunge di Bungee Jumping e di nuovo in padania con Metamorfosi. A questo punto l’ultimo album è in minoranza rispetto ai pezzi più datati del gruppo, dall’inno storico 1.9.9.6. ad Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo ed ancora Varanasy baby, Male di miele e Veleno, intervallate dalle sole opere recenti Giù nei tuoi occhi e Costruire per distruggere, ce n’è per tutti dunque, fan vecchi e nuovi, fino ad arrivare alla prima pausa. Gli Afterhours tornano sul palco con l’intenzione di omaggiare i propri spettatori con pezzi non dell’ultima opera e spesso trascurati dal vivo, si inizia con  la rarissima live Punto G, la quale di nuovo evidenzia la vena grunge del gruppo, solo uno dei molteplici stili padroneggiati dalla band.Chi non conosce il gruppo potrebbe pensare che il concerto sia finito con Il mio ruolo, ma il pubblico della serata è composto (come sempre) da fedelissimi, che dopo aver accompagnato, quando non completato, ogni singola strofa delle canzoni fin qui ascoltate, acclama mai sazio i propri idoli, costringendoli a tornare sul palco per concedere perle dell’intensità di Elymania, La vedova bianca più le splendide Nostro anche se ci fa male. A questo punto la scaletta del concerto di Napoli sarebbe completa e il gruppo ha già salutato tutti, ma nessuno ha voglia di andarsene tantomeno Manuel Agnelli e co. che tornano un’ ultima volta sul palco per chiudere con i due singoli Bye Bye Bombay e Voglio una pelle splendida. La performance finisce con il sincero ringraziamento della band al pubblico romano che ricambia con un’ovazione di chi sa di aver partecipato ad un concerto di rara bellezza. Per quanto mi riguarda la serata è stata particolarmente riuscita, un po’ per l’ottima compagnia degli amici che mi hanno invitato e accompagnato allo spettacolo, i quali sono probabilmente fra i maggiori conoscitori ed estimatori degli Afterhours, un po’ per il clima che ha retto nonostante l’indecisione di questa primavera, un po’ anche per la struttura che ha accolto ottimamente il discreto numero di astanti, sicuramente per la presenza della persona che più ritengo importante, che nonostante tutto ha voluto vivere con me la poesia di questo evento.



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