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Angus Mc Og – Arnaut (Autoprodotto/Audioglobe, 2013) di Stefano Capolongo

Attivi già da un paio d’anni, i modenesi Angus Mc Og dopo le buone prove regalate con Anorak (2011) e Town on a river-Wasted (2012) hanno da pochissimo sfornato un gioiellino dal nome insolito: “Arnaut”.

Il senso della misura  è la chiave di lettura più corretta con cui vagliare e valutare questo lavoro, infatti il trio modenese possiede tale facoltà e la usa con intelligenza. Ciò è visibile già dal bellissimo artwork  (Marino Neri, Luca Lattuga) apparentemente semplice ma ricco di significati intrinsechi. L’approccio sonoro nei confronti dell’ascoltatore, poi, ricorda un pargolo d’altri tempi che dopo aver suonato alla porta dell’amichetto chiede alla mamma se questi possa uscire fuori a giocare. Il tutto ovviamente accompagnato dal movimento circolare di un piede puntato a terra, come segno di rispetto e imbarazzo allo stesso tempo. E’ così che appare Arnaut, profondamente educato e misurato sia nella musica che nei testi che senza voler strafare, procedono a braccetto fondendosi in un nu-folk che ha tanto da raccontare.
L’animo da cantautore solitario, che ha segnato la nascita di Angus MC Og (poi diventato un trio) si rispecchia in ogni traccia a partire da Siddharta che ci introduce in mondo ideale e desiderato e si manifesta presto nella bellissima Fisher King (on the 7,40 train) brano da cui è stato estratto anche il primo video: “and so the street arose to you, in the morning light/ standing on the border of your door and eye … and it feels like I don’t care”
Dieci tracce, non di più, bastano  a dipingere dei piccoli idlli ora urbani (Wasted) ora bucolico-metafisici (Chaos is busy) senza mai annoiare ma, anzi, riuscendo a formulare passaggi orecchiabili e memorizzabili facilmente come in Beyond Ancona Harbour.
New folk e indie al servizio di un cantautorato intelligente intervallato da sprazzi più hard (Wasted) post-rock (The fire sermon) e abbracciati in chiusura da una soft coda” (per citare i North Atlantic Oscillation) composta dalle leggere The Coal Song e The morning tale.
La volontà di raccontare, di descrivere e di rendere partecipe chi ascolta al proprio stato d’animo è un obiettivo che gli Angus Mc Og possono dire di aver centrato utilizzando un approccio ottimista e garbato nei confronti delle nostre esistenze sempre più in crisi.
Quasi mille anni dopo, uno dei più grandi trobadours della storia chiamato non a caso Arnaut Daniel, sarebbe fiero di loro.
Angus Mc Og sono: Antonio (chitarra e voce), Lucio (Batteria), Daniele (Violoncello e Banjo)
 
 
Tracklist:
 
1. Siddharta
2. Fisher King (on the 7,40 train)
3. Beyond Ancona Harbour
4. Chaos is Busy
5. Wasted
6. Jonah
7. The Fire Sermon
8. Never Again
9. The Coal Song
10. The Morning Tale


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