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Café Noir live @ Spazio Ebbro (testo e foto di Simone Giuliani)

Nonostante sia marzo inoltrato la temperatura della serata è a dir poco glaciale, ma per fortuna una volta superata la piccolissima anticamera che fa da ingresso allo Spazio Ebbro, la temperatura è molto più gradevole. Il locale è accogliente con comodi divani per chi vuole rilassarsi in compagnia degli amici. Io, come sempre, preferisco prendere una birra al bancone e scambiare due parole con i vari membri della band che mi accolgono come se fossi un loro caro amico di vecchia data. Sto parlando dei Cafè Noir che questa sera presenteranno il loro nuovo album EP intitolato Non Oggi. Appena salgono sul palco neanche il tempo di imbracciare le chitarre che l’aria dello Spazio Ebbro si riempie immediatamente  di magnetismo ed elettricità, proprio come quando tocchi una sfera magnetica e ti si rizzano i capelli. Solo che in questo caso sono le orecchie a rizzarsi, passano poche note e sei già coinvolto a sufficienza da non poter più staccare nemmeno gli occhi da loro. Come se non bastasse anche la voce accentuata di Alessandro Casponi riesce a catturare l’attenzione, a tratti ricorda il parlato di Lindo Ferretti dei CCCP
Si comincia con b52, proveniente dal primo EP (Il coltello del Vile), ma la maggior parte dei pezzi provengono dal nuovo EP, spiccano Bombardamento di Patmos, Brent e Sabbia. Pochi pezzi ma buoni e tutti abbastanza lunghi. La durata dei brani non impedisce al pubblico di annoiarsi, anzi tra chitarre preparate, distorsioni, percussioni incalzanti cucchiaini e cacciaviti il livello strumentale è molto alto, si capisce che la band è molto affiatata e di una certa esperienza. Gli accordi non risparmiano i timpani, trasudano “noise” e “punk”, da far venire la pelle d’oca
I testi sono composti da parole cantate velocemente, anzi urlate più che cantate. In tutto ciò non riesci a capire come fanno a tirare fuori quelle sonorità dalle chitarre che sembrano ormai strumenti obsoleti. L’atmosfera del locale è ottima, le luci basse e rosse (aimè!) aiutano a creare quel senso di noir stile vecchio film di Tarantino anni ’90, uno sfondo ideale per sonorità decisamente cupedeliche e testi introspettivi. Difficile individuare un genere a cui appartengono i Cafè Noir, le loro influenze spaziano dai Cure ai Depeche Mode, fino ai Diaframma e Joy Division. L’ultimo brano eseguito dalla band Qualcosa di personale, bellissimo, è viziato da un problema tecnico al cavo che non fa contatto con il basso di Alessandro. Ciò non gli impedisce di suonare con una mano sola, mentre l’altra è impegnata a tenere saldamente il cavo attaccato allo strumento, risultato? Una divertente improvvisazione di gesti! La serata si conclude con i commenti, le battute e la birra bevuta tra i componenti della band dopo il concerto, come se fossimo stati sempre amici, proprio così come era cominciata.


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