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Glen Hansard + Lisa Hannigan live @ Auditorium Parco della Musica, Roma (foto di Serena De Angelis)

Di solito preferisco il ritmo arrabbiato di Fiona Apple, il carattere graffiante e rock di una intramontabile Janis Joplin, oppure la voce forte e ribelle di Sinéad O’Connor, ma la dolcezza di Lisa Hannigan rappresenta, per me, un vero e proprio tallone d’Achille. Nulla si può di fronte alla sua bellezza genuina, la voce calda e avvolgente risveglia il lato infantile che è in ognuno di noi. Ci riporta alla parte più innocente di quando eravamo così piccoli in cui l’unica cosa era il cullare di nostra madre. Lisa Hannigan apre il concerto a Glen Hansard e mette in mostra il suo ultimo album The Passenger che ha come tema principale i viaggi, fisici ed emotivi. Mostra un bel ventaglio di interpretazioni colorite e appassionate. In brani come Knots sfoggia lezioni di folk irlandesi, ma non solo, il folk tradizionale irlandese incontra sfumature pop e country come in What I’ll Do e Paper House
Durante il live di apertura Lisamette molto delle sue radici irlandesi coniugando con esse la cultura pop senza però risultare mai troppo scontata o banale. Semmai riesce a trovare una sinergia pura e vivida. La sua voce è una soffice nuvola su cui puoi solidamente adagiarti, buttando tutte le negatività alle spalle. Sa farti viaggiare ad occhi aperti fra i paesaggi della sua terra o in posti lontani e ti sa far girare la testa se lo vuoi. Finita la sua breve performance è il turno di Glen Hansard, che con una certa sorpresa entra accompagnato da 10 elementi, i Frames, la sua band storica. Il concerto inizia senza incertezze. Le canzoni fanno intravedere barlumi di speranza e riscatto umano e scorrono via una dopo l’altra come in un film in bianco e nero con una devozione sonora a maestri come Van Morrison e Leonard Cohen
Una serie di accordi elaborati e tenaci ricordano molto Cat Stevens. Dopo la parte centrale più delicata e acustica, folk irlandese in tutto e per tutto, Glenattacca con due brani da brividi per i fan più vecchi dei Frames, Fitzcarraldo seguito da Santa Maria, canzoni con un crescendo e una potenza da brividi. L’esibizione è caratterizzata da un suono intenso, che va dal rock al soul al cantautorato puro. Il pubblico in sala è piuttosto rumoroso e non perde occasione di gridare parole di stima a Glen, che “incassa” con educazione e risponde sempre con ironia. Un pubblico che questa sera nella sala Sinopoli ha fatto registrare il quasi tutto esaurito. Verso la conclusione del Concerto Gleninvita gli spettatori ad avvicinarsi al palco. Il bis inizia con una lunghissima Passing Trough di Leonard Cohen suonata insieme alla band a bordo palco senza amplificazione, con archi e fiati.
Dopo il bis ritorna sul palco Lisa Hannigan e insieme ad Hansardduetta Falling Slowly, altro pezzo da novanta per i nostalgici dei FramesQuasi tre ore di concerto. Probabilmente qualche chiacchiera di troppo di Glenha allentato eccessivamente il ritmo tra una canzone e l’altra. Ma l’intensità e la carica non sono mancate. Difficile al giorno d’oggi vedere musicisti del genere che portano la musica folk tradizionale irlandese in giro per il mondo riempendo locali e auditorium, è stata una vera e propria lezione di stile e di musica. 
 
 
 


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