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Iacampo – Valetudo (Urtovox/The Prisoner 2012) di Flavio Centofante

Voce e chitarra. L’essenziale è necessario per disegnare bozzetti di vita quotidiana o per raccontare le piccole scintille della mente. E allora Marco Iacampo fa così, essenziale. Eppur corposo, perché seppur immerso in un’aura silenziosa, calibra bene l’impatto di musica e parole. Le canzoni del disco hanno un sapore di tempi passati, di anni cinquanta, sessanta, e settanta italiani e non solo: Endrigo, Lauzi, Tenco, Veloso, Drake, Dylan. Eppure fanno capolino immancabili sfumature moderne: Rice, british sound, Gazzè. Appare tutto così morbido e piacevole e calibrato che viene da sorridere. Nel marasma dei cantautori alla moda, finto impegnati, finto alternativi, finto tutto, è bello trovarsi di fronte un vero outsider nell’accezione più genuina del termine: cantore di tempi presenti alla maniera dei tempi lontani. Lo spleen di Gli inverni non mi cambieranno più e Amore Addormentato, la grazia di Tanti no e un solo sì e la bossa di Amore in ogni dove: sono pillole da assumere con cura ogni giorno, importanti quanto bere un bicchiere d’acqua appena svegli per far girare meglio reni e ossigeno. Di Iacampo era uscito il disco omonimo più di due anni fa,  e ancor primi i lavori a nome Goodmornigboy e con gli Elle. Tutte cose buone, interessanti, molto sentite dall’autore. Ma leggermente diverse da questo lavoro, che è più maturo proprio perchè più personale. Sfuggente e allo stesso tempo molto prezioso: la stessa copertina, disegnata a matita, i contorni del suonatore di chitarra composti da linee spezzate: sono un ottimo specchio visivo delle scariche nervose del disco. Il Valetudo è un tipo di combattimento a mani nude brasiliano, e Vale Tudo in brasiliano significa “vale tutto”; in latino invece indica la forma fisica, la salute. E’ dunque questo suono e significato  universale e trasversale a permeare il disco, a renderlo una specie di pietra filosofale per pochi intimi. 

Ma d’altronde gli Afterhours tempo fa avevano inserito Marconella loro compilation “Il paese è reale”, quella serie di artisti e brani cioè che secondo Agnelli e soci bisognava assolutamente registrare su disco per dimostrare quanta buona polpa musicale esista in Italia in questi anni. Dunque l’Italia è reale. Il paese è vivo e vegeto e sforna ottima musica. Certo l’Italia, come canta Iacampo, non è la California, ma ogni strada qui porta al mare, e questa è una cosa buona. E allora proviamo a seguire le intuizioni di questo artista, che, nel suo piccolo, ci vuol parlare col cuore aperto di un mondo nuovo, e di qualche sua speranza e visione. Speriamo dunque che la ricerca andrà bene. Lui, come noi, ci sta provando: “Cerco un canto che ha un suono bellissimo, resta appeso ad un cielo antichissimo, canto quel che sono e di un mondo nuovo”.



Tracklist


1. Mondonuovo
2. Amore in ogni dove
3. Soltanto io, solamente noi
4. Trecento
5. Tanti no e un solo sì
6. San Martino in Pensilis
7. Non è la California
8. Gli inverni non mi cambieranno più
9. Un’elica
10. Amore addormentato
11. Valetudo





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